Milano, 18 marzo 2026 – Domani prenderà il via a Milano, nell’aula bunker situata accanto al carcere di Opera, il processo Hydra, una delle più importanti indagini degli ultimi anni sulla criminalità organizzata in Lombardia. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo, ha portato alla luce la presunta alleanza tra le tre principali mafie italiane: Cosa Nostra, ’ndrangheta e Camorra, attive nel territorio lombardo, in particolare tra Milano e Varese.
Il contesto del processo Hydra
L’operazione Hydra ha svelato l’esistenza di un’associazione mafiosa strutturata in modo “confederativo orizzontale”, in cui i vertici delle tre organizzazioni operavano allo stesso livello, uniti nella gestione di affari illeciti e leciti. Secondo gli inquirenti, questo sodalizio gestiva traffici di droga, estorsioni e riciclaggio di denaro, investendo in settori economici come edilizia, logistica, sanità, e-commerce e ristorazione. Sono stati documentati numerosi incontri tra esponenti mafiosi di diversa origine, tenuti in comuni della Lombardia, a dimostrazione di una collaborazione sistemica sul territorio.
Il processo Hydra vede imputati 143 soggetti, molti dei quali già coinvolti in precedenti provvedimenti cautelari, con accuse che spaziano dall’associazione mafiosa al traffico di droga, estorsioni, frodi fiscali e riciclaggio. Tra i nomi di rilievo spiccano Paolo Aurelio Errante Parrino, parente di Matteo Messina Denaro e ritenuto al vertice del mandamento di Cosa Nostra a Trapani, e rappresentanti di vertice della Camorra e della ’ndrangheta attivi in Lombardia.
Le prime condanne e il suicidio del pentito Bernardo Pace
Il 12 gennaio 2026, nel rito abbreviato, sono arrivate le prime condanne: 62 imputati sono stati condannati a pene fino a 16 anni di reclusione, mentre 18 sono stati assolti e 9 hanno patteggiato. La pena più severa è stata inflitta a Massimo Rosi, considerato un esponente di vertice della ’ndrangheta, con 16 anni di carcere.
Un episodio che ha scosso l’ambiente giudiziario è stato il suicidio di Bernardo Pace, boss trapanese e pentito del processo Hydra, che si è tolto la vita nel carcere di Torino pochi giorni fa. Pace, che aveva iniziato a collaborare con i magistrati a febbraio e che era stato condannato a oltre 14 anni, era stato trasferito in un reparto riservato ai collaboratori di giustizia. La sua morte è al momento inspiegabile e sotto indagine, ma segna un ulteriore capitolo drammatico nel complesso iter processuale.
Il processo ordinario, che prenderà il via domani e si svolgerà davanti al collegio dell’ottava sezione penale presieduto dal giudice Emanuele Mancini, si preannuncia lungo e articolato, con la presenza di numerose parti civili, tra cui importanti enti locali come il Comune di Milano, Varese e la Regione Lombardia, oltre ad associazioni come Libera e WikiMafia. I magistrati stanno valutando l’eventuale deposito dei verbali dei nuovi pentiti acquisiti nel corso delle indagini, tra cui quelli di Pace, che rappresenteranno elementi fondamentali per il prosieguo del procedimento.






