Roma, 7 gennaio 2026 – Acca Larentia, la via quartiere Tuscolano di Roma, è stata teatro anche quest’anno di una commemorazione che richiama una pagina oscura della storia italiana. Centinaia di militanti di estrema destra, tra cui aderenti a CasaPound, si sono radunati davanti alla storica sede del Movimento Sociale Italiano in via Acca Larentia per ricordare i caduti dell’agguato del 7 gennaio 1978. Il ricordo è stato scandito dal grido “per tutti i camerati caduti” e dal ripetuto “presente” accompagnato dal saluto romano.
Acca Larentia: l’agguato del 7 gennaio 1978 e le vittime
Quel giorno di 48 anni fa, cinque giovani militanti del Fronte della Gioventù, tra cui i ventenni Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, furono colpiti da numerosi colpi di arma da fuoco sparati da un gruppo di militanti di estrema sinistra affiliati ai Comitati comunisti rivoluzionari. Bigonzetti morì sul colpo, mentre Ciavatta, ferito, fu raggiunto e ucciso durante il trasporto in ospedale. Poche ore dopo, durante i disordini e uno scontro con le forze dell’ordine sorti sul luogo del sit-in di protesta, perse la vita anche Stefano Recchioni, giovane militante e chitarrista, la cui morte resta avvolta nel mistero.
L’agguato, rivendicato dai Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale, segnò un momento di forte degenerazione della violenza politica negli anni di piombo, alimentando l’odio ideologico tra fazioni opposte e contribuendo a un clima di tensione durato per anni nella Prima Repubblica.
Il raduno e il contro-presidio antifascista
Oggi i manifestanti di estrema destra sono rimasti radunati davanti alla sezione di via Acca Larentia, mentre a pochi centinaia di metri, sull’Appia Nuova nei pressi dell’Alberone, si è svolto un contro-presidio antifascista organizzato da gruppi autonomi e studenti. L’evento è tornato a suscitare polemiche, anche a seguito delle immagini diffuse nelle scorse edizioni che mostravano militanti intenti a fare il saluto romano, gesto che ha portato all’apertura di un’inchiesta per apologia del fascismo da parte della procura di Roma. Nel 2024, infatti, il consiglio del Municipio VII di Roma ha approvato una risoluzione per rimuovere la croce celtica, simbolo neofascista, dal piazzale di via Acca Larentia e per vietare commemorazioni non istituzionali di matrice neofascista.
La memoria di quei tragici eventi continua a essere motivo di divisione e tensioni politiche nella Capitale, mentre il Comune di Roma ha più volte manifestato l’intenzione di intitolare una strada alle vittime dell’agguato, riconoscendo il valore civile della memoria storica.






