Milano, 24 gennaio 2026 – Circa quattromila persone hanno preso parte nel pomeriggio di oggi a Milano a un corteo di protesta contro il regime della Repubblica islamica dell’Iran, manifestando apertamente contro la guida suprema Ali Khamenei e chiedendo un intervento immediato da parte degli Stati Uniti. La manifestazione si è snodata da via Palestro, attraversando corso Matteotti e si è conclusa in piazza della Scala, animata da cori e slogan che hanno fatto appello all’ex presidente statunitense Donald Trump con il grido “Trump act now”.
La manifestazione e le richieste della comunità iraniana in Italia

La protesta è stata caratterizzata da cori contro il regime di Ali Khamenei, accompagnati da bandiere iraniane recanti il simbolo storico del leone e il sole, oltre a vessilli americani e israeliani. Sono stati esposti anche fantocci del leader supremo iraniano, con un chiaro segnale di dissenso verso la teocrazia iraniana. Mariofilippo Brambilla, esponente dell’Associazione Italia-Iran, ha sottolineato che la manifestazione rappresenta la voce della comunità iraniana in Italia, che si unisce a quella delle trentuno province ribelli in Iran, esprimendo la volontà di riconquistare la libertà e una democrazia laica. Il corteo ha ricordato la figura del principe Reza Pahlavi, indicato come guida del processo di transizione verso un nuovo sistema democratico, senza aspirazioni personali al potere, ma con il ruolo di facilitatore della transizione.
La manifestazione ha visto la partecipazione di esponenti politici italiani, fra cui Stefano Maullu e Riccardo De Corato di Fratelli d’Italia. Quest’ultimo ha criticato la sinistra italiana per l’indifferenza mostrata nei confronti delle proteste iraniane, ricordando le posizioni assunte durante la caduta dello Scià Mohammad Reza Pahlavi, padre di Reza Pahlavi. Dal fronte del centrosinistra, il consigliere comunale Gianmaria Radice ha espresso solidarietà alle donne e agli uomini iraniani, ribadendo che la libertà in Iran non deve essere condizionata da giochi politici italiani. Infine, Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica di Milano, ha definito la protesta un autentico atto antifascista contro “un fascismo clericale e una teocrazia iraniana criminale che uccide quotidianamente i propri cittadini”.
Ali Khamenei e la guida del regime iraniano
Ali Khamenei, nato a Mashhad nel 1939, è la Guida Suprema dell’Iran dal 1989, dopo essere stato presidente dal 1981 al 1989. Formatosi nelle più prestigiose scuole teologiche sciite e figura chiave della Rivoluzione iraniana, Khamenei è considerato il massimo esponente del clero sciita e controlla direttamente le istituzioni più importanti del regime, come il Consiglio dei Guardiani della Costituzione. La sua leadership è caratterizzata da una politica ultraconservatrice, antioccidentale e antisionista, e il suo potere si è consolidato anche grazie all’influenza diretta sulle nomine dei membri religiosi del Consiglio dei Guardiani.
Nonostante la sua posizione di guida spirituale e politica, la sua legittimità è stata oggetto di contestazioni all’interno degli ambienti religiosi sciiti, in particolare per il suo livello di autorità religiosa, considerato da alcuni non sufficiente per rivestire il ruolo di “marjaʿ”, ovvero fonte di emulazione religiosa. Tuttavia, la sua figura rimane centrale nel governo teocratico della Repubblica Islamica, che continua a reprimere duramente qualsiasi forma di dissenso.
Il ruolo di Reza Pahlavi e l’appello alla comunità internazionale
Il principe Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià di Persia, è indicato come possibile guida della transizione democratica in Iran. Attualmente negli Stati Uniti, ha lanciato un appello agli attori internazionali affinché sostengano la popolazione iraniana nella sua lotta per la libertà. Ha espresso la necessità di azioni concrete per proteggere i civili, contrastare la repressione e assicurare che il regime non interrompa l’accesso a Internet. Pur non rivendicando un ritorno automatico alla monarchia, Reza Pahlavi sostiene che sarà il popolo iraniano a decidere il futuro assetto politico del Paese.
Le proteste attuali rappresentano una sfida senza precedenti per la Repubblica islamica, che si trova al suo punto più vulnerabile dopo oltre quattro decenni di dominio teocratico. La comunità internazionale è chiamata a un ruolo decisivo per sostenere i diritti e la sicurezza dei cittadini iraniani che chiedono un cambiamento radicale.





