Milano, 29 gennaio 2026 – Nel calcio esiste una gerarchia quasi sacra: c’è chi segna e chi para. Eppure, a intervalli irregolari, questa legge viene sovvertita. Succede quando il portiere, custode della propria area, decide di sfidare l’ordine naturale delle cose e diventa protagonista offensivo. Non rigori, non lotterie dal dischetto, ma gol veri, spesso disperati e quasi sempre decisivi, come l’ultimo, clamoroso caso del gol di Anatoliy Trubin, che ha trascinato il Benfica verso una qualificazione cruciale in Champions League. E che gol! Una torsione aerea da attaccante puro arrivata proprio allo scadere contro il Real Madrid.
Sono episodi rari, quasi mitologici, capaci di fermare il tempo e di entrare nella memoria collettiva del calcio.
Trubin e la notte europea: un colpo di testa che vale i playoff di Champions
L’ultimo capitolo di questa storia arriva dalle notti europee. Nei minuti finali di una sfida da dentro o fuori, il Benfica getta il cuore oltre l’ostacolo e manda in area anche il proprio portiere. Anatoliy Trubin risponde presente: stacco imperioso, pallone in rete e qualificazione conquistata.
Un gol che non è solo un gesto tecnico, ma una dichiarazione di intenti. Il portiere non si limita più a difendere: diventa la soluzione. E in Champions League, farlo significa entrare immediatamente nella storia, farlo con il Real Madrid significa entrare direttamente nella leggenda.
L’Italia e i suoi portieri da leggenda: Rampulla, Toldo e Brignoli
La Serie A, da sempre fucina di grandi numeri uno, ha vissuto alcuni dei momenti più iconici legati ai gol dei portieri. Il primo nome è inevitabilmente quello di Michelangelo Rampulla, che nel 1992, in un’Atalanta-Cremonese di Serie A, segnò il primo gol su azione di un portiere nella storia del campionato italiano. Un colpo di testa che aprì una breccia nella tradizione.
Qualche anno più tardi, nel 2002, fu Francesco Toldo a diventare protagonista in modo diverso ma altrettanto decisivo. In un Inter-Juventus carico di tensione, il portiere nerazzurro salì in area nei minuti finali e trovò il gol del pareggio, trasformando una partita persa in un risultato fondamentale nella corsa europea. Un episodio in realtà controverso perché quella rete in mischia, inizialmente assegnata al portierone, fu poi attribuita al bomber della Nazionale e dell’Inter Christian Vieri.
E poi c’è Alberto Brignoli, simbolo di un’intera stagione. Il suo colpo di testa al 95’ contro il Milan nel 2017 regalò al Benevento il primo storico punto in Serie A. Non fu solo un pareggio: fu un’immagine destinata a rimanere, un momento che trasformò un portiere in icona popolare.
Provedel e la modernità: il portiere che segna in Champions
Se il passato ha costruito il mito, il presente lo ha aggiornato. Nel 2023, Ivan Provedel ha scritto una delle pagine più incredibili della Champions League moderna, tre anni prima di Trubin. In Lazio-Atlético Madrid, sul punteggio di 0-1, il portiere biancoceleste sale in area all’ultimo respiro e segna di testa il gol dell’1-1.
Un evento eccezionale non solo per il ruolo, ma per il contesto: un portiere che segna in Champions League, in una competizione dove nulla è lasciato al caso. Provedel diventa così simbolo di un calcio nuovo, in cui il portiere è sempre più coinvolto, sempre più protagonista.

Dal mito mondiale a Chilavert: quando l’eccezione diventa abitudine
Allargando lo sguardo oltre i confini italiani, il racconto si arricchisce di figure leggendarie. José Luis Chilavert resta l’emblema assoluto del portiere goleador, capace di segnare oltre 60 reti in carriera, spesso su punizione. Ma anche Alisson Becker, con il suo gol decisivo in Premier League con il Liverpool, ha dimostrato quanto questi momenti possano cambiare una stagione.
In tutti i casi, il denominatore comune è uno solo: il gol del portiere non è mai un dettaglio. È sempre una frattura nella normalità del gioco.

Rogério Ceni, il portiere che ha riscritto il ruolo
Se esiste un confine tra eccezione e normalità, Rogério Ceni lo ha semplicemente cancellato. Il portiere del San Paolo non è stato solo un goleador occasionale, come nel caso di Trubin, ma un attaccante aggiunto con i guanti, capace di segnare 131 gol in carriera, un numero che appartiene più a una seconda punta che a un estremo difensore.
Punizioni millimetriche, rigori trasformati con freddezza assoluta, leadership totale: Ceni ha trasformato il ruolo del portiere in qualcosa di inedito. Non era una soluzione d’emergenza, ma una strategia codificata. Quando il San Paolo aveva una punizione dal limite, era lui a sistemare il pallone, con la naturalezza di chi sa che il gol non è un’utopia, ma un’opzione concreta.
I suoi gol non sono stati semplici statistiche: hanno deciso finali, campionati, titoli continentali. Con lui, il portiere smette definitivamente di essere un’anomalia offensiva e diventa un’arma strutturale, un caso unico e probabilmente irripetibile nella storia del calcio moderno.
Se Rampulla, Brignoli, Provedel o Trubin rappresentano l’eccezione romantica, Rogério Ceni è stato la rivoluzione. Non il gol disperato dell’ultimo minuto, ma la dimostrazione che anche chi nasce per difendere può costruire, segnare e vincere.
Hans-Jörg Butt e il destino beffardo della Juventus
Nel grande romanzo dei portieri-goleador, Hans-Jörg Butt occupa un capitolo speciale, soprattutto per i tifosi della Juventus. Il portiere tedesco, specialista dal dischetto, riuscì in un’impresa rarissima: segnare contro la Juventus in Champions League, non una, ma più volte nel corso della sua carriera.
Il primo episodio risale al 2000, quando con la maglia dell’Amburgo trasformò un calcio di rigore contro i bianconeri. Ma la storia si fece quasi ironica negli anni successivi: Butt colpì ancora la Juventus con il Bayer Leverkusen e poi con il Bayern Monaco, diventando una sorta di “nemesi” europea per il club torinese.
I suoi gol non nascevano da assalti finali o colpi di testa disperati, ma da una freddezza glaciale dagli undici metri. Eppure il loro peso simbolico resta enorme: un portiere che segna alla Juventus nella competizione più prestigiosa, ribaltando per un attimo la logica del ruolo e lasciando l’allora Delle Alpi incredulo.
Butt rappresenta una variante affascinante del tema: non il portiere romantico dell’ultimo minuto, ma quello che si prende la responsabilità massima, trasformando il rigore con la stessa naturalezza di un bomber. Una dimostrazione ulteriore che, quando segnano i portieri, non esistono avversari, contesti o gerarchie che tengano.
Perché questi gol restano per sempre, come quello di Trubin
Ci emozionano perché non dovrebbero accadere. Perché il portiere incarna la difesa, la prudenza, il limite. Quando segna, invece, diventa il simbolo del rischio assoluto, del “tutto o niente” che rende il calcio lo sport più imprevedibile di tutti.
Che si chiami Trubin, Rampulla, Toldo, Brignoli o Provedel, in quell’istante il portiere smette di essere l’ultimo uomo e diventa il primo eroe.
Ed è per questo che, ogni volta che accade, il calcio si ferma a guardare. E il bello è che, proprio perché così rari, non smetteremo mai di raccontarli.






