16 gennaio 2026 – Leonardo Bonucci, uno dei difensori più famosi del calcio italiano contemporaneo, ripercorre a Storie di Serie A (format di Radio TV Serie A) la sua carriera, partendo dalle prime esperienze con il pallone fino alle glorie internazionali e al futuro che lo attende. Oggi, a quasi quarant’anni, Bonucci riflette su un percorso fatto di sacrifici, leadership e momenti di svolta, delineando anche una visione precisa del suo ruolo nel calcio dei prossimi anni.
Leonardo Bonucci: dalle prime partite all’esordio tra i grandi
“Il calcio è sempre stato parte della mia vita,” racconta Bonucci, ricordando i primi calci nel corridoio di casa con suo fratello e le sfide nei campetti dell’oratorio di Pianoscarano. Quell’amore per il gioco, trasmesso dalla famiglia, lo ha guidato fino ai sogni di bambino ispirati da un idolo locale, Angelo Peruzzi, portiere simbolo per i giovani viterbesi. La sua carriera agonistica ha attraversato ogni ruolo in campo: da difensore a centrocampista, fino all’attaccante, per poi stabilizzarsi come centrale difensivo, ruolo in cui ha saputo esprimere una visione di gioco raffinata, eredità di anni passati da regista davanti alla difesa.
Il grande salto è arrivato con il trasferimento dall’As Viterbese all’Inter, un passaggio che, seppur traumatico per la famiglia, non ha mai messo in discussione la determinazione di Bonucci. “Lasciare casa non è stato difficile per me, era necessario per inseguire il sogno,” afferma, sottolineando il sostegno della madre e l’innovazione delle videochiamate che hanno mitigato la lontananza.
La gavetta e l’affermazione definitiva
Il percorso professionale di Bonucci è caratterizzato da tappe fondamentali in Serie B con club come Treviso e Pisa, esperienze che gli hanno regalato maturità umana e tattica. È a Pisa che ha incontrato Gian Piero Ventura, allenatore che ha segnato profondamente la sua crescita. Successivamente, l’approdo al Bari ha rappresentato una svolta decisiva: “Giocare tutte le 38 partite di una stagione in Serie B contro ogni scetticismo è stata una grande soddisfazione.”
L’arrivo alla Juventus ha rappresentato il coronamento di un sogno e l’inizio di una nuova sfida. Bonucci ricorda con emozione il suo adattamento immediato nel club bianconero, immerso in un ambiente di altissimo livello e sostenuto da compagni di spessore. L’anno d’esordio è stato complicato a livello di risultati, ma fondamentale per consolidare la sua posizione in squadra, sotto la guida di Antonio Conte. La trasformazione culturale voluta dal tecnico ha influito profondamente su Bonucci e sui suoi compagni, imprimendo alla Juventus la mentalità vincente che ha caratterizzato gli anni successivi.
Leadership, BBC e trionfi
“La leadership è una qualità innata ma anche un percorso di apprendimento,” spiega Bonucci, che ha avuto come modelli ineguagliabili Gigi Buffon e Alessandro Del Piero. L’arrivo di Conte ha rivoluzionato la mentalità della squadra, enfatizzando l’importanza del sacrificio e della vittoria come unico obiettivo.
Tra i momenti più iconici della sua carriera, Bonucci sottolinea la formazione della celebre BBC, insieme a Barzagli e Chiellini, un trio difensivo che ha fatto scuola in tutto il mondo. “L’armonia tra noi è nata rapidamente, supportata dalla presenza di Buffon, il portiere più forte al mondo. Siamo stati un riferimento per un’intera generazione.” Il gruppo Whatsapp denominato “I Fantastici 4” è testimonianza del legame profondo che li unisce ancora oggi.
Gli scudetti conquistati sono stati per Bonucci molto più che trofei: “La vittoria a Trieste contro il Cagliari è stata l’emozione che ha acceso in noi la voglia di continuare a vincere.” La mentalità di eccellenza inculcata da Conte è stata il motore di questo successo continuo.
Mental coach e resilienza personale
Nel 2008 Bonucci ha intrapreso un percorso con un mental coach, una scelta all’epoca poco diffusa ma che oggi è riconosciuta come fondamentale nel mondo dello sport. Affrontare momenti difficili sia in campo che nella vita privata, soprattutto legati alla salute di suo figlio, è stato per lui una sfida dura ma formativa. “La testa libera è la chiave per esprimere al meglio le proprie qualità fisiche,” spiega Bonucci, che ha saputo superare crisi personali con l’aiuto di professionisti psicologici e con il sostegno della famiglia.
La maglia azzurra e il rapporto con la Nazionale
Indossare la maglia della Nazionale italiana è stato per Bonucci un onore e un impegno profondo, con 121 presenze che lo collocano tra i più longevi nel panorama azzurro. La vittoria dell’Europeo è il punto più alto di una carriera internazionale, anche se il rimpianto per una partecipazione limitata ai Mondiali rimane. La sconfitta sofferta contro la Svezia nelle qualificazioni è stata un duro colpo, ma ha rappresentato una spinta per la rivincita che ha portato al trionfo continentale. Il ricordo di Gianluca Vialli, figura di grande ispirazione per Bonucci, sottolinea il valore umano e professionale che ha accompagnato la sua esperienza in Nazionale.
Nuove sfide e progetti futuri
Il passaggio al Milan ha segnato una nuova fase della carriera di Bonucci, con scelte coraggiose e incontri importanti, come quello con Rino Gattuso. Il difensore si mostra già proiettato al futuro: “Tra dieci anni mi vedo al fianco della linea di gioco, in giacca e cravatta, in una grande squadra o nella Nazionale. Ci sarà tanto da lavorare ma anche tanto da vincere.”
La sua storia, fatta di passione, impegno e leadership, continua a ispirare il calcio italiano, mentre Bonucci si prepara a una nuova vita dopo il ritiro, sempre con lo stesso spirito vincente che lo ha accompagnato finora.






