Roma, 2 aprile 2026 – Dopo otto anni alla guida della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), Gabriele Gravina si è dimesso. Il suo mandato, iniziato il 22 ottobre 2018 con una larga maggioranza (97,20% dei voti), si conclude in un clima di forte pressione dovuto ai recenti insuccessi della Nazionale italiana, in particolare la mancata qualificazione ai Mondiali 2026, la seconda consecutiva dopo quella del 2022, e le critiche politiche e mediatiche che ne sono seguite.
Otto anni di presidenza Gravina: il bilancio
Gravina, 72 anni, dirigente di lungo corso originario di Castellaneta, ha assunto la presidenza della FIGC in un momento delicato, dopo l’addio di Carlo Tavecchio, dimessosi per il fallimento della Nazionale nel mondiale 2018. Tra i risultati positivi del suo mandato, spicca la vittoria dell’Europeo 2020 con la squadra guidata da Roberto Mancini, un trionfo ottenuto a Wembley il 12 luglio 2021 contro l’Inghilterra, che ha rappresentato un momento di grande orgoglio per il calcio italiano. Inoltre, Gravina ha contribuito a stabilizzare l’economia del sistema calcio durante la pandemia di Covid-19 e ha ottenuto l’assegnazione all’Italia dell’Europeo 2032, seppur con alcune polemiche riguardanti la vetustà degli impianti sportivi.
Tuttavia, il progetto di riforma dei campionati, che prevedeva un ridimensionamento del numero di squadre professionistiche e una maggiore sostenibilità economica, non è mai decollato a causa di forti resistenze interne. La norma statutaria del diritto di veto delle componenti della federazione, denunciata da Gravina come un ostacolo all’innovazione, ha impedito modifiche strutturali importanti, lasciando irrisolti problemi che hanno pesato sul calcio italiano.
Le ultime vicende e il futuro della FIGC
Gli ultimi mesi del mandato di Gravina sono stati caratterizzati da un clima di tensione crescente, alimentato anche dal coinvolgimento in un’inchiesta della Procura di Roma per ipotesi di autoriciclaggio e appropriazione indebita, accuse che Gravina ha sempre respinto fornendo documentazione a supporto della sua estraneità.
La mancata qualificazione ai Mondiali 2026, sancita dalla sconfitta in Bosnia, ha scatenato una forte reazione politica e mediatica. Il Ministro dello Sport, Andrea Abodi, insieme ad altri esponenti politici, ha chiesto apertamente le dimissioni del presidente, definendo la situazione un “fallimento epocale” e sottolineando la necessità di una rifondazione della FIGC. La decisione di Gravina di dimettersi, annunciata il 2 aprile 2026, apre ora la strada a un nuovo congresso federale, con le elezioni previste per il 22 giugno a Roma, per eleggere il suo successore e avviare una nuova fase per il calcio italiano.






