Trifone «Nuccio» Altieri ha ritirato ieri la disponibilità a guidare l’Autorità nazionale anticorruzione, poco più di 24 ore dalla designazione. L’ex deputato leghista ha deciso di farsi da parte dopo lo scontro fra le opposizioni, che lo ritenevano incompatibile con l’incarico, e il governo, che ne aveva difeso i requisiti.
«Pur possedendo i requisiti e le competenze necessari per ricoprire l’incarico, dopo essermi confrontato con il presidente Meloni e i vicepresidenti Salvini e Tajani, ho deciso, per ragioni di opportunità politica, istituzionale e personale di ritirare la mia disponibilità», ha spiegato Altieri. Si è detto dispiaciuto per gli attacchi mediatici e le polemiche, richiamando il proprio percorso professionale e l’esperienza maturata in importanti realtà istituzionali e industriali.
La difesa del governo e le nomine contestate
La presidenza dell’Anac era una delle due nomine avviate dal Consiglio dei ministri e contestate dal centrosinistra. L’altra riguardava il deputato della Lega Giulio Centemero, indicato come commissario della Consob.
Giorgia Meloni aveva difeso la scelta di Altieri ieri mattina: «Era nelle nostre competenze farlo». Il governo aveva inoltre assicurato di aver preavvertito i due principali partiti di opposizione, Pd e M5s, «senza che da parte loro siano state manifestate contrarietà o riserve». Le opposizioni si erano invece unite in una lettera alla presidente del Consiglio per chiedere il ritiro della nomina.
«Conto che tutto sia assolutamente regolare», era stata la posizione espressa a metà giornata da Matteo Salvini. Proprio il leader leghista aveva voluto affidare ad Altieri, pugliese, il ruolo di responsabile del dipartimento Difesa del partito il 18 settembre 2024. Su quell’incarico si è concentrata la contestazione relativa ai requisiti per la presidenza dell’Autorità.
L’incarico nella Lega e i requisiti previsti dalla legge
Altieri è entrato nella Lega nel 2017, dopo essere stato eletto deputato con Forza Italia e aver avuto brevi esperienze in Conservatori e riformisti e in Direzione Italia. Fonti della Lega hanno però precisato che non ha mai ricoperto l’incarico di responsabile Difesa, peraltro non più presente nell’organigramma del partito.
Secondo la precisazione leghista, Altieri comunicò subito ad Armando Siri la propria indisponibilità, perché era già componente del consiglio di amministrazione di Leonardo. Siri, coordinatore dei dipartimenti, lo certificò in una lettera del 27 settembre, precisando che la delibera per il conferimento dell’incarico era «revocata ad ogni effetto».
La puntualizzazione è arrivata dopo le accuse delle opposizioni, che hanno richiamato il terzo comma dell’articolo 13 del decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009. La norma stabilisce che «il presidente e i componenti dell’Autorità non possono essere scelti tra persone che rivestano incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali o che abbiano rivestito tali incarichi e cariche nei tre anni precedenti la nomina e, in ogni caso, non devono avere interessi di qualsiasi natura in conflitto con le funzioni dell’Autorità».
La lettera delle opposizioni e la nuova procedura
I capigruppo di Pd, M5s, Avs, Italia viva, +Europa e Azione hanno chiesto a Meloni di tornare sulla decisione e di avviare «un confronto istituzionale trasparente per individuare una figura di alto e indiscusso profilo istituzionale, a tutela della legalità e della trasparenza del Paese».
Nella lettera hanno sottolineato che l’Autorità «non è un’estensione dell’esecutivo, né un terreno di spartizione politica delle forze di maggioranza». Per le opposizioni, il vertice deve garantire terzietà, assoluta indipendenza dai partiti e una comprovata competenza tecnica nel contrasto alla corruzione e nella vigilanza sui contratti pubblici.
La scelta di una figura proveniente dai ranghi attivi della politica e della coalizione di governo, hanno sostenuto, contrasta con i requisiti di indipendenza necessari alla credibilità dell’Autorità davanti ai cittadini italiani e alle istituzioni europee che monitorano la trasparenza degli appalti e dei fondi pubblici.
L’Anac è guidata dal giurista Giuseppe Busia, che resterà in carica fino alla formalizzazione del successore; prima di lui l’incarico era stato ricoperto dal magistrato Raffaele Cantone. Dopo il ritiro di Altieri, il Consiglio dei ministri dovrà avviare una nuova procedura di nomina.
