La previsione della WMO indica un ulteriore rafforzamento di El Niño fino al picco atteso a dicembre 2026, con effetti sulle condizioni meteorologiche, sulle economie, sugli ecosistemi e sulle comunità nel mondo. Le temperature superficiali del Pacifico tropicale centrale e orientale sono previste a livelli record nel trimestre ottobre-dicembre 2026, con un’anomalia media di circa +3,7 °C.
El Niño, la WMO prevede temperature record a dicembre 2026 nel Pacifico tropicale
L’indice Niño 3.4, utilizzato per misurare le anomalie termiche nel Pacifico equatoriale centro-orientale, è passato da una media di +1,6 °C rispetto alla norma nel giugno 2026 a +2,5 °C in agosto. Il valore previsto per il trimestre sarebbe il più alto dall’inizio delle osservazioni, superiore al precedente primato di +2,6 °C registrato tra novembre 2015 e gennaio 2016.
«El Niño è ormai consolidato e si sta rafforzando rapidamente. Le previsioni della WMO indicano una probabilità vicina al 100% che persista fino a febbraio 2027, potendo risultare uno dei più forti almeno dal 1950», ha dichiarato la segretaria generale della WMO Celeste Saulo.
Questa probabilità deriva dal consenso tra tredici centri nazionali e internazionali, da Washington a Tokyo, da Londra a Pune. Le valutazioni si basano sullo scambio in tempo reale di dati provenienti da boe oceaniche, satelliti e radiosonde, coordinato dalla WMO.
Il ruolo del calore già accumulato negli oceani è centrale per comprendere El Niño. «El Niño non aggiunge nuovo calore al pianeta. Libera il calore che l’oceano ha già immagazzinato sotto la superficie: è per questo che un episodio forte si traduce così spesso in uno degli anni più caldi misurati, come nel 2024», ha spiegato Saulo. «L’oceano da cui attinge è il più caldo che abbiamo mai misurato. C’è semplicemente più calore disponibile da liberare».
Il caldo stagionale e le aree più esposte alle variazioni delle piogge
La Terra ha registrato l’agosto più caldo dall’inizio delle rilevazioni, secondo i rapporti mensili del servizio climatico Copernicus dell’Unione europea, della National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti e della NASA. Nello stesso mese, anche la temperatura superficiale globale del mare ha raggiunto il massimo osservato.
L’aggiornamento stagionale mensile della WMO, il Global Seasonal Climate Update, indica una probabilità molto elevata di temperature superiori alla media del periodo 1993-2009 su vaste aree. Non significa che ogni località sarà più calda della norma ogni giorno: il segnale stagionale aumenta la probabilità di caldo estremo e dei relativi impatti.
Le piogge superiori alla norma sono più probabili nel Pacifico equatoriale centrale e orientale, a est della linea del cambiamento di data. Condizioni più umide sono attese anche nella regione del Grande Corno d’Africa, in parti dell’Asia centrale e dell’Asia orientale costiera, nel nord della Penisola Arabica, in parti dell’America settentrionale a sud del 45° parallelo nord e nell’America meridionale sudorientale.
Il segnale di condizioni più secche interessa invece il Pacifico occidentale e l’Atlantico equatoriale, estendendosi attraverso il Pacifico meridionale fino all’estremità meridionale dell’America del Sud. Precipitazioni inferiori alla norma sono previste nel subcontinente indiano, nell’America centrale meridionale, in parti dei Caraibi e nell’America meridionale nordoccidentale. Queste indicazioni probabilistiche non sostituiscono le previsioni nazionali e locali.
Gli altri oceani e la preparazione agli impatti
Anche il dipolo positivo dell’Oceano Indiano, una configurazione climatica capace di influenzare fortemente le piogge nell’area, dovrebbe raggiungere il picco in ottobre e poi attenuarsi. L’anomalia stagionale prevista è di circa +0,5 °C. Nell’Atlantico equatoriale le temperature superficiali marine dovrebbero restare sopra la norma.
L’aggiornamento mensile considera questi fattori insieme all’oscillazione El Niño-Southern Oscillation (ENSO) e integra il bollettino trimestrale della WMO su El Niño e La Niña.
La WMO e i suoi membri hanno mobilitato i servizi meteorologici e idrologici nazionali e i forum climatici regionali per informare regolarmente i decisori. Attraverso il proprio meccanismo di coordinamento, l’organizzazione fornisce aggiornamenti al sistema delle Nazioni Unite e ai partner umanitari per sostenere la preparazione e la gestione dei rischi.
