Ammontano a 27,6 miliardi di euro l’anno i costi ambientali legati alla produzione e al consumo di latticini e uova in Italia. È quanto emerge dai dossier “Latte versato” e “Uova d’oro”, presentati oggi a Roma da LAV, secondo cui le esternalità ambientali delle due filiere valgono 25 miliardi di euro per i latticini e 2,6 miliardi per le uova. Si tratta di costi non inclusi nei prezzi di vendita, che ricadono sulla collettività attraverso i danni ambientali.
Tra gli impatti più rilevanti figura quello del particolato, responsabile del 31,1% dei costi ambientali nascosti dei latticini e del 29,7% di quelli delle uova. Le conseguenze riguardano l’intera filiera produttiva, dalle emissioni legate agli allevamenti alla produzione dei mangimi e all’utilizzo delle risorse naturali.
Il dossier “Latte versato” evidenzia inoltre che, per 100 grammi di prodotto, le bevande vegetali di soia e mandorla presentano un impatto sul cambiamento climatico inferiore rispettivamente dell’85% e dell’87% rispetto al latte vaccino considerato nello studio.
Sommando i risultati delle due nuove ricerche a quelli del precedente dossier “Carissima Carne”, che aveva stimato in 37 miliardi di euro annui i costi ambientali nascosti della produzione e del consumo di carne, le esternalità delle filiere zootecniche superano complessivamente i 64 miliardi di euro l’anno in Italia.
LAV sottolinea la necessità di politiche alimentari coerenti con gli obiettivi climatici e ambientali, dalla revisione degli incentivi al settore zootecnico alla fiscalità ambientale, fino alla promozione delle filiere vegetali. L’associazione richiama inoltre l’attenzione sulle condizioni degli animali negli allevamenti, tra separazione dei vitelli dalle madri, sfruttamento delle mucche per la produzione di latte e conseguenze dell’iperproduzione di uova sulle galline ovaiole.