Dalla candidatura a sindaca di Genova, arrivata mentre puntava alla presidenza del Coni, alle difficoltà amministrative ereditate dal passato, passando per il sessismo nei confronti delle donne in politica e le sfide legate al futuro della città. Silvia Salis si è raccontata a Supernova, il podcast di Alessandro Cattelan, affrontando diversi aspetti della sua esperienza personale e istituzionale. Nell’intervista ha parlato anche di tasse, servizi pubblici, invecchiamento della popolazione e iniziative per rendere Genova più attrattiva per i giovani e le imprese.
Dalle Olimpiadi alla candidatura a sindaca di Genova
Prima di entrare in politica, Silvia Salis ha costruito la propria carriera nell’atletica leggera, specialità lancio del martello, partecipando a due edizioni dei Giochi olimpici: Pechino 2008 e Londra 2012. Successivamente è diventata vicepresidente del Coni, un incarico che le ha permesso di confrontarsi con ministeri, amministrazioni locali, regioni e organizzatori di grandi eventi.
Il suo obiettivo, come ha raccontato durante l’intervista, era arrivare alla presidenza del Comitato olimpico nazionale italiano e diventare la prima donna a ricoprire quel ruolo. Un traguardo che avrebbe avuto un significato particolare per lei, figlia del custode di un campo di atletica di Genova e arrivata alle Olimpiadi dopo una carriera sportiva.
La candidatura a sindaca, invece, è nata in modo inatteso. Nel febbraio in cui si stava avvicinando l’elezione del presidente del Coni, le venne proposta la possibilità di guidare Genova. Secondo il suo racconto, il centrosinistra non riusciva a trovare un accordo sul candidato e aveva bisogno di una figura progressista proveniente dalla società civile. Da qui la proposta a Salis, che ha poi accettato la sfida elettorale.
Silvia Salis: “La politica sportiva è più maschilista della politica tradizionale”
Silvia Salis ha descritto la governance sportiva come un ambiente particolarmente conservatore e caratterizzato da una forte presenza maschile. A suo giudizio, la politica tradizionale offre alle donne maggiori possibilità di affermarsi, pur tra numerose difficoltà, anche perché possono contare sul voto femminile. Nel sistema sportivo, invece, ha osservato, gli uomini tendono a sostenersi reciprocamente nelle elezioni interne, rendendo più complicato per una donna raggiungere i vertici.
Per questo motivo, ha spiegato, il percorso verso la presidenza del Coni sarebbe stato particolarmente difficile. La sua esperienza le ha permesso di conoscere da vicino due ambienti che considera diversi, ma la sua valutazione è netta: proprio nella politica sportiva il cambiamento dei rapporti di potere incontra resistenze profonde.
Gli attacchi sul suo aspetto e la pressione mediatica
Silvia Salis ha raccontato di non aver previsto l’attenzione nazionale che avrebbe accompagnato la sua candidatura a sindaca. Nel giro di pochi mesi è passata da un incarico dirigenziale nel mondo dello sport alla campagna elettorale per una grande città, fino alla vittoria e all’inizio del mandato. Un passaggio rapido, durante il quale si è trovata sotto osservazione per ogni scelta amministrativa.
La pressione, ha spiegato, era già evidente durante la campagna elettorale, quando una parte degli avversari aveva individuato in lei una candidata capace di attirare l’attenzione anche oltre i confini locali. Tra gli attacchi ricevuti ci sono stati commenti sul suo aspetto fisico, sull’abbigliamento e sulle vacanze, oltre a definizioni come “Barbie del Pd” e “ragazza pompon” del centrosinistra.
Per la sindaca, questo tipo di linguaggio rivela una componente misogina del dibattito politico. Ha inoltre richiamato una differenza tra sport e politica: in una competizione sportiva, rispettare e considerare forte l’avversario è utile anche per prepararsi alla gara; nella contesa politica, invece, si tende spesso a screditare chi si ha di fronte. Se poi la persona derisa riesce a vincere, ha osservato Salis, chi l’ha attaccata finisce per apparire doppiamente sconfitto.
Il primo impatto di Silvia Salis con il Comune e le giornate da sindaca
La nuova amministrazione ha iniziato a prepararsi alle prime decisioni già nelle fasi finali della campagna elettorale, quando i sondaggi lasciavano prevedere una vittoria al primo turno. Questo non ha però eliminato la difficoltà dell’impatto con il governo di una grande città.
Silvia Salis ha paragonato i primi mesi da sindaca all’esperienza di Andre Agassi quando, da bambino, il padre lo metteva davanti a una macchina sparapalle: i problemi arrivano da ogni direzione e spesso riguardano questioni molto complesse, sulle quali cittadini e interlocutori si aspettano risposte immediate, anche da chi ha appena assunto l’incarico.
La sua giornata comincia presto, spesso con un’ora di corsa durante la quale percorre 11 o 12 chilometri. Poi seguono gli impegni amministrativi, che possono iniziare alle 8 del mattino e proseguire fino alle 19 o alle 20, per arrivare talvolta agli eventi serali e al rientro a casa intorno alle 23. Una parte della difficoltà, ha spiegato, consiste nel dover affrontare criticità già presenti prima del suo arrivo, senza poter rinviare le risposte: a differenza di quanto può accadere a livello nazionale, i cittadini incontrano quotidianamente il sindaco e chiedono conto delle promesse e delle decisioni.
Infrastrutture e alta velocità, la sfida per il futuro di Genova
Tra i problemi strutturali della città, Silvia Salis ha indicato soprattutto le infrastrutture. Genova deve fare i conti con una rete autostradale segnata da criticità, con l’assenza dell’alta velocità ferroviaria e con collegamenti aerei limitati e costosi. Una situazione che, secondo la sindaca, condiziona l’accessibilità del territorio e la sua capacità di attrarre persone e attività economiche.
Il possibile miglioramento dei collegamenti ferroviari con Milano, previsto nei prossimi anni, potrebbe rendere più semplice vivere a Genova e lavorare nel capoluogo lombardo. Salis ha raccontato che alcuni suoi conoscenti hanno già scelto la città ligure e considera i prossimi anni una fase di cambiamento importante anche per gli investimenti immobiliari e l’insediamento di nuove imprese.
La sindaca ha però messo in guardia dal rischio che Genova diventi soltanto una sorta di città dormitorio per persone con redditi più elevati provenienti da Milano. L’arrivo di nuovi residenti può favorire i servizi e l’economia locale, ma se non è accompagnato da opportunità lavorative e produttive rischia soprattutto di far salire i prezzi delle abitazioni e dei servizi.
Per questo, ha spiegato, l’amministrazione vuole favorire gli investimenti attraverso iniziative come la Genova Business Unit e il confronto diretto con gli imprenditori, anche stranieri, interessati a stabilirsi in città. L’obiettivo è comprendere le loro esigenze e individuare il modo in cui il Comune può agevolare nuovi insediamenti. L’alta velocità, nella visione della sindaca, dovrebbe quindi avvicinare Genova a un polo economico come Milano e generare ricadute concrete sul territorio, non soltanto facilitare gli spostamenti dei pendolari.
Tari e aziende partecipate, le scelte sui conti del Comune
Uno dei temi più delicati affrontati durante l’intervista riguarda l’aumento della Tari, rimasta invariata per due anni. Silvia Salis ha collegato questa situazione alla lunga fase elettorale attraversata dalla città e dalla Regione: prima le elezioni regionali, poi quelle comunali, in un periodo in cui, secondo la sua ricostruzione, le decisioni impopolari erano state evitate anche per ragioni di consenso.
La sindaca ha riferito che l’azienda interessata le ha segnalato un ammanco di 11 milioni di euro legato alle due annualità della tassa sui rifiuti. A suo giudizio, le società partecipate dal Comune, cioè le aziende di proprietà pubblica locale, non possono essere utilizzate come strumenti per ottenere consenso politico a scapito della loro sostenibilità economica.
Salis ha inoltre descritto come particolarmente difficile la situazione del trasporto pubblico, spiegando che l’azienda è stata salvata da un possibile fallimento e si trova ancora in una procedura negoziata per la gestione della crisi, che coinvolge anche i creditori. La precedente scelta di rendere gratuiti gli autobus, ha sostenuto, non può essere valutata soltanto in base alla popolarità della misura, ma anche considerando le risorse necessarie per mantenere i servizi.
La sindaca ha difeso la necessità di reinvestire nelle aziende pubbliche e riorganizzare le attività. Tra i risultati citati c’è la ripresa dello spazzamento delle strade, un servizio che, secondo il suo racconto, mancava da anni. Non significa che tutto funzioni già perfettamente, ha precisato, ma che l’amministrazione sta cercando di costruire un sistema più efficiente attraverso investimenti di lungo periodo, anche quando questo comporta decisioni sgradite ai cittadini.
Evasione fiscale e servizi pubblici: la priorità è recuperare le risorse
Sul tema della possibile introduzione di una patrimoniale, Silvia Salis ha invitato a chiarire prima di tutto il problema dell’evasione fiscale. Nel corso dell’intervista ha richiamato una stima di circa 110 miliardi di euro di imposte evase ogni anno, sottolineando che il recupero di queste risorse dovrebbe rappresentare una priorità trasversale agli schieramenti politici.
Secondo la sindaca, il dibattito sulla patrimoniale è stato spesso presentato in modo poco chiaro, alimentando il timore che la misura possa colpire indiscriminatamente chi possiede un’attività o è riuscito a comprare una o due case. Al di là della discussione su come applicarla, ha sostenuto, sarebbe necessario concentrarsi maggiormente sulla lotta all’evasione e spiegare con chiarezza le scelte fiscali.
Salis ha criticato anche i messaggi politici che descrivono le tasse come un “pizzo di Stato” o normalizzano il ricorso al contante. A suo giudizio, comunicare che pagare le imposte sia un comportamento quasi facoltativo può offrire un vantaggio in termini di consenso, mentre dichiarare che verranno perseguiti tutti gli evasori è una posizione potenzialmente meno popolare, ma necessaria per garantire risorse alla collettività.
La sindaca ha riconosciuto che la pressione fiscale italiana è elevata e che le imposte possono pesare molto sui cittadini. Tuttavia, ha osservato che un sistema in cui tutti contribuiscono potrebbe offrire maggiori margini per ridurre il carico fiscale. Soprattutto, le risorse recuperate dovrebbero tradursi in servizi pubblici migliori, con investimenti nella sanità e nell’istruzione.
Sanità e invecchiamento, Genova punta sugli anziani senza dimenticare i giovani
Il rapporto tra entrate pubbliche e servizi è particolarmente importante, secondo Salis, per affrontare le difficoltà della sanità. Nel corso della conversazione è stato ricordato che in Italia milioni di persone hanno rinunciato a curarsi, anche per la difficoltà di ottenere visite in tempi adeguati. Chi non può permettersi il ricorso alla sanità privata rischia così di restare senza accesso alle cure necessarie.
Il tema assume un peso specifico a Genova, città caratterizzata da una popolazione particolarmente anziana. La sindaca ha spiegato che l’amministrazione deve quindi rafforzare gli interventi sociali e sanitari, ma anche mettere in campo iniziative capaci di favorire l’autonomia e la partecipazione delle persone più avanti con l’età.
Tra i programmi citati c’è Sport Senior, un progetto gratuito distribuito nei diversi municipi cittadini che permette agli anziani di praticare attività fisica più volte alla settimana. Salis ha raccontato di aver incontrato partecipanti vicine ai 90 anni che, dopo due anni di attività, non avevano saltato neppure una lezione.
È stato inoltre avviato un corso di alfabetizzazione digitale rivolto alla terza età, per aiutare le persone a utilizzare servizi ormai accessibili prevalentemente online. Non tutti, ha osservato, possono contare su figli o nipoti disponibili a spiegare come utilizzare uno smartphone o completare una procedura digitale. L’accesso ai servizi, nella sua prospettiva, deve rimanere garantito anche a chi ha meno dimestichezza con la tecnologia.
L’amministrazione ha ripreso anche le attività estive dedicate agli anziani, interrotte da diversi anni. Parallelamente, Salis ha detto di voler trasformare Genova in una città più attenta ai giovani, con l’apertura prevista delle prime sale prova gratuite e maggiori investimenti negli eventi. La sua convinzione è che una città in cui stanno bene bambini, giovani e persone fragili possa offrire una migliore qualità della vita a tutte le generazioni. Si tratta però di un percorso che richiede tempo, soprattutto per un’amministrazione che, come ha ricordato, ha iniziato il proprio mandato da circa un anno.
Silvia Salis parla dei limiti della nuova vita pubblica
Tra le iniziative rivolte ai giovani, Salis ha parlato anche degli eventi musicali, spiegando di apprezzare in particolare la techno. L’idea di organizzare appuntamenti di questo tipo è stata proposta da Lorenzo Garzarelli, consigliere delegato ai grandi eventi, e ha trovato subito il suo sostegno.
La sindaca considera importante affiancare alle iniziative culturali tradizionali, come le mostre e il patrimonio storico cittadino, anche proposte capaci di coinvolgere un pubblico diverso. Genova, ha ricordato, ospita i Palazzi dei Rolli, riconosciuti dall’Unesco, oltre a importanti mostre d’arte, ma deve anche creare occasioni di partecipazione per le generazioni più giovani.
Salis ha ammesso che il ruolo istituzionale ha cambiato alcune delle sue abitudini. Anche partecipare a un evento musicale può diventare un motivo di polemica se viene interpretato come una distrazione dai problemi della città. Per questo ha spiegato di evitare di ballare durante gli appuntamenti pubblici, proprio per non alimentare letture strumentali della sua presenza.
La perdita di una parte della libertà personale, compresa la possibilità di fare una battuta o partecipare senza preoccupazioni a determinate occasioni, è uno degli aspetti più difficili della nuova vita da sindaca. Salis ha comunque ricordato di essere anche madre di un bambino di tre anni e di aver trascorso gran parte della propria vita da atleta, con i vincoli legati ai controlli antidoping: non ritiene quindi di aver rinunciato a uno stile di vita particolarmente trasgressivo, ma avverte quanto ogni gesto pubblico possa essere oggi sottoposto a un esame costante.
Silvia Salis: “Meloni mi ha chiamata dopo il Salone nautico”
Parlando del suo rapporto con Giorgia Meloni, Silvia Salis ha ammesso di non aver avuto grandi opportunità per conoscerla bene. “L’ho conosciuto alle Olimpiadi di Parigi quando ero vicepresidente del Coni, ma è stato solo un saluto istituzionale. Poi abbiamo parlato al telefono dopo l’inaugurazione del Salone nautico”. In quell’occasione, la presidente del Consiglio ha tagliato il nastro insieme al presidente della Regione Liguria Marco Bucci e al presidente di Confindustria Nautica Saverio Cecchi Formenti, accorgendosi solo in quel momento che il cerimoniale non prevedeva la presenza della sindaca di Genova sul palco. Un’errore organizzativo che alla premier non è proprio andato giù. “Era arrabbiata”, ha raccontato Salis, specificando che l’errore non è dipeso in alcun modo da Meloni. “Lei, da grande esperta di comunicazione politica, non avrebbe mai commesso un errore simile. Ho apprezzato la sua telefonata”, ha aggiunto.
