“Quanti decreti sicurezza devono ancora inventarsi? Hanno ristretto le possibilità di manifestare, aumentato le pene e introdotto nuovi reati, senza produrre risultati. Forse è il momento di fermarsi e cambiare strada”. Così Nicola Fratoianni intervenendo sulle misure del governo in materia di sicurezza e sulle violenze registrate nei giorni scorsi.
“Non si tratta di discutere di repressione sì o repressione no, ma di entrare nel merito. Se per controllare il territorio servono più forze di polizia, bisogna aumentare gli organici, invece di pensare di utilizzare i militari o inventare nuovi reati. Servono anche strumenti di prevenzione e risposte sociali”, sottolinea Fratoianni, che ribadisce la condanna delle violenze: “Tutti condanniamo la violenza, sempre. È inutile cercare di costruire una polarizzazione tra chi difende le città e le forze dell’ordine e chi no. Nessuno sposa le violenze”.
Secondo il co-portavoce di AVS, è necessario comprendere le ragioni della rabbia giovanile: “Siamo di fronte a una generazione che esprime una rabbia in modo inedito, senza piattaforme e senza meccanismi di convocazione noti, una rabbia priva di coordinate politicamente leggibili. Rifiutarsi di capire quello che sta succedendo è una stupidaggine, perché non fornisce gli strumenti per intervenire”.
Fratoianni critica anche l’ipotesi di estendere ai militari le funzioni di ordine pubblico, giudicandola sbagliata per la mancanza di formazione e professionalità adeguate. “L’ordine pubblico è anche una questione democratica”, osserva, definendo inoltre “inquietante” la stretta sui minori. “Che cosa sta succedendo ai ragazzi in questo Paese? Sono padre di un ragazzino di 14 anni e vorrei capire che cosa sta succedendo. Non c’è un impazzimento improvviso, ci sono dei problemi. Nessuno sta giustificando le violenze: il punto è capire e farsi delle domande, invece di continuare a utilizzare strumenti che in questi anni non hanno funzionato”.