“Abbiamo deciso di ascoltarci, di fare delle nostre differenze un valore e di riuscire a discutere fino a trovare una sintesi che ci consenta di fare un basso avanti insieme. E’ esattamente il lavoro che stiamo facendo con le forze dell’alleanza progressista perché non abbiamo più alcuna intenzione di fare mai più il favore alle destre di dividerci. La sinistra ha perso terra, anzi terreno, ogni volta che non è riuscita a anticipare e guidare le grandi trasformazioni sociali anziché vedere le solite persone subirne gli effetti, cioè proprio quelli più esposti, quelli che avevano meno strumenti per reagire da soli. Tanta retorica sulla resilienza ma in realtà non c’è stata una vera inversione di politiche che mettesse al centro la cura. La cura non è, come pensano a destra, una responsabilità individuale o familiare, è la prima e più grande responsabilità collettiva. Si sta tornando ai tempi dei latifondi, perché io non ne posso più di sentire questa destra che se la prende sempre e solo con i migranti irregolari e mai con i padroni che li spunta in regolamento nei campi di rilevamento. E’ troppo facile così. Penso che dovremmo anche valutare un sostegno alimentare mensile, superare la logica dei bonus di cui questo governo è diventato campione e provare invece a immaginare un strumento che riesce anche a incentivare comportamenti alimentari più sani, senza paternalismi però. Cioè avere un sostegno concreto alle famiglie a basso reddito, riuscire a costruirlo con una maggior azione legata all’inflazione. Noi siamo per aumentare lo sviluppo di rinnovabili per liberarci dalle fonti fossili, ma dobbiamo essere chiari, non intendiamo una transizione fatta con grandi fondi che vengano a offrire paccate di soldi a chi ha un terreno agricolo per ricoprirlo di pannelli. Noi vogliamo fare una transizione pianificata e democratica, non alimentare l’economia di guerra. Certo, siamo tutti contro la follia di una corsa al riarmo di 27 singoli eserciti scoordinati tra di loro e opponiamo a questo l’idea invece piuttosto di una difesa comune europea e tutti abbiamo detto no ad aumentare la spesa militare al 5%, è incredibile che in questa manovra davanti agli agricoltori e autotrasportatori che protestano perché non riescono più a fare il carburante, la priorità della manovra di Giorgia Meloni sia aumentare di 14 miliardi la spesa militare, tutti insieme abbiamo detto no e dobbiamo prenderci un impegno chiaro. Lancio una proposta che abbiamo ripreso in questi giorni dalla FEGICA e dalla FICOF esercenti, un tetto al prezzo del carburante, dinamico, per il tempo di 90 giorni, che si otta solo in condizioni eccezionali stabilite dal garante dei prezzi. Si può fare per dare immediatamente una risposta e evitare di rifarci solo alla buona volontà di alcune grandi società petrolifere energetiche che naturalmente così rafforzano anche una posizione dominante sul mercato. Dobbiamo prenderci un impegno molto chiaro, perché se vuoi la pace devi preparare la pace e questo vuol dire che se vincono loro porteranno la spesa militare al 5% del PIL, ma se vinciamo noi dovremmo assumere l’impegno di portare al 7% la spesa sanitaria”. Lo ha detto la segretaria del PD Elly Schlein all’evento “Terra e non guerra” in via Frentani a Roma.