Puntuale a mezzogiorno, dopo il ricovero e le dimissioni dal policlinico Agostino Gemelli solo ieri, il Papa si affaccia per la recita dell’Angelus dalla finestra del Palazzo apostolico in piazza San Pietro. Caloroso l’applauso della folla.
Il Papa si affaccia per l’Angelus
Un boato di affetto e sollievo ha accolto il tradizionale “Cari fratelli e sorelle, buona domenica” di Papa Leone. Ad attenderlo in una Piazza San Pietro gremita c’era una folla calorosa di fedeli, radunata all’indomani delle sue dimissioni dal Policlinico Gemelli, dove nei giorni scorsi è stato sottoposto a un intervento chirurgico per l’asportazione di un tumore al polmone.
Il Santo Padre si è affacciato alla finestra del Palazzo Apostolico apparso in ottima forma: un sorriso sereno e una voce alta e squillante che hanno subito rassicurato i presenti, spezzando l’apprensione delle ultime settimane e dando il via a continui cori di «Viva il Papa».
La riflessione sul Vangelo: “Liberi da cattive ambizioni”
Entrando nel vivo dell’Angelus, Papa Leone ha commentato il passo del Vangelo di Matteo incentrato sulla celebre massima: «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio», cogliendone un forte insegnamento attuale.
«Anche noi dobbiamo essere come Gesù, liberi da ogni compromesso», ha esortato il Pontefice. «In Gesù contempliamo un Dio che non teme la storia e viene invece ad abitarla. Il suo Regno non tglie le cariche e le responsabilità umane. Chiede però di vivere senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il Regno di Dio e la sua giustizia».
Il ringraziamento ai medici e ai fedeli
A conclusione del suo intervento, il Papa ha voluto rivolgere un pensiero accorato a chi gli è stato vicino durante il periodo di degenza ospedaliera:
«Ringrazio tutti quelli che in questi giorni hanno pregato per me, ho sentito davvero il vostro sostegno. Grazie. Un’affettuosa e particolare riconoscenza va ai medici del Gemelli. Riprenderò gradualmente le mie attività con l’aiuto di Dio e le vostre preghiere».
