Paolo Sorrentino ha consegnato il premio alla carriera a Javier Bardem nella sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, alla Festa del cinema di Roma, prima della proiezione di L’essere amato. Per l’attore spagnolo, l’occasione ha unito l’amore per la capitale e il cinema italiano, da Fellini allo stesso Sorrentino, al richiamo alle responsabilità dei cittadini nella difesa dei diritti umani.
Il premio a Javier Bardem alla Festa del cinema di Roma
Accanto al regista, durante la premiazione di Javier Bardem a Roma, c’erano la direttrice artistica della Festa, Paola Malanga, e il presidente della Fondazione Cinema per Roma, Salvatore Nastasi. «Siamo tutti molto felici e onorati di premiare un attore meraviglioso», ha detto Sorrentino introducendo Javier Bardem al pubblico. Poi il racconto di una proposta ricorrente: «Ogni volta che lo incontro mi dice “dobbiamo fare un film insieme” il che probabilmente non è vero, però questa battuta la recita in maniera così bella e appassionata che io sono felice e ci credo».
La stima dell’attore per Sorrentino passa anche attraverso La grande bellezza: «Uno dei film che più mi ha segnato», lo ha definito dopo aver ricevuto il riconoscimento. Già sul tappeto rosso, alla domanda sulla possibilità di lavorare con un regista italiano, aveva risposto: «Certo, chi non vorrebbe?».
Per Bardem, il valore dei riconoscimenti non deve fermare il lavoro: «I premi debbano essere ricevuti, apprezzati, celebrati e poi dimenticati. Così possiamo continuare ad andare avanti e a crescere e, soprattutto, onorare e meritare il posto che gli altri, che voi, che mi date. Spero quindi di poter continuare a onorarlo con il mio lavoro futuro e che voi continuiate ad apprezzarlo».
Javier Bardem a Roma e il richiamo alle responsabilità dei cittadini
La bellezza della capitale è stata il punto di partenza della riflessione sul tappeto rosso, tra la folla e le telecamere. Ai giornalisti che gli chiedevano che cosa amasse della città, Javier Bardem ha risposto: «Cosa posso dirti di Roma che non sia già stato detto? Poeti, scrittori, pittori e musicisti straordinari hanno espresso il significato di Roma molto meglio di quanto potrei mai fare io in tutta la mia vita. La sua bellezza rappresenta le cose straordinarie che possiamo fare quando usiamo la nostra immaginazione per creare qualcosa di buono».
Da qui il monito sui diritti umani: «Poi può esserci Mussolini, se abbandoniamo le nostre responsabilità di cittadini e diamo potere a chi è assolutamente contrario ai diritti umani fondamentali. Ma questo è anche Franco, e questo è Hitler, e questo è Netanyahu».
La sala cinematografica come esperienza condivisa
Il legame con il cinema italiano ha un riferimento preciso in Otto e mezzo, il film preferito dall’interprete di Non è un paese per vecchi. Bardem lo rivede ogni anno: «E ogni volta c’è qualcosa di nuovo».
La possibilità di avvicinare le persone è, per l’attore, una funzione essenziale della visione in sala: «Il cinema è importante perché ci offre un modo per connetterci sempre di più gli uni con gli altri». Una possibilità che contrappone a quello che considera un «tempo di disconnessione, nel quale sentiamo di essere in contatto gli uni con gli altri, ma siamo distanti. Creiamo bunker intorno a noi, perdendo i contatti gli uni con gli altri».
Con il cinema, invece, «ci si siede in una stanza buia con i propri amici, i propri nemici, e si vive, non solo si osserva, ma si vive un’esperienza emotiva, un viaggio. È una cosa meravigliosa».
Il rapporto tra padre e figlia in L’essere amato
In L’essere amato, diretto da Rodrigo Sorogoyen e già in gara a Cannes, Bardem interpreta un famoso regista che affida la parte di protagonista del suo nuovo lungometraggio alla figlia attrice, interpretata da Victoria Luengo. I rapporti tra padre e figlia sono difficili da anni. Prima di scendere dal palco, l’attore lo ha definito «un film bellissimo, profondo, coraggioso».
Il film uscirà in Italia il 12 novembre con Movies Inspired.
