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ESCLUSIVA – La ginecologa Calcagni: “Donne impreparate alla menopausa. Le VIP iniziano a parlarne solo ora”

Nelle ultime settimane alcune celebrità si sono espresse pubblicamente parlando di menopausa. "Mi vergognavo a dirlo, mi sentivo meno donna, meno sexy, meno desiderata”, ha dichiarato Alessia Marcuzzi in un video pubblicato sui social. Delle caratteristiche di questa particolare fase della vita femminile e dell’impreparazione con cui molte donne si trovano ad affrontarla ne abbiamo parlato con la ginecologa Monica Calcagni

15 Ottobre 2026
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primo piano della ginecologa Monica Calcagni

Monica Calacagni | Ufficio Stampa

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

Nelle ultime settimane alcune celebrità si sono espresse pubblicamente parlando di menopausa. Alessia Marcuzzi, in particolare, ha portato all’attenzione mediatica la perimenopausa raccontando come, per lei, sia stato un periodo molto complicato da affrontare, sia a livello fisico che mentale. “Mi vergognavo a dirlo, mi sentivo meno donna, meno sexy, meno desiderata”, ha dichiarato in un reel pubblicato su Instagram. Delle caratteristiche di questa particolare fase della vita femminile, dell’impreparazione con cui molte donne si trovano ad affrontarla e dell’importanza della prevenzione di patologie come il tumore al seno, ne abbiamo parlato con la ginecologa e sessuologa Monica Calcagni.

Che cosa significa “Perimenopausa” e che sintomi ha riscontrato nelle donne in questa fase?

La perimenopausa è tutto quel periodo che precede la menopausa. La può precedere addirittura di 7-8 anni e i sintomi possono essere i più disparati; non sempre sono riconoscibili dalle donne. Possono iniziare con alterazioni del ciclo mestruale, che può diventare irregolare, più abbondante, più scarso. Ci possono essere delle iniziali alterazioni, come le vampate notturne o momenti di forte agitazione.

Possiamo iniziare a dormire peggio, a dimenticarci le cose, ad accusare più stanchezza, i capelli non sono più quelli di prima, facciamo difficoltà a dimagrire o tendiamo a prendere peso, accumulando grasso soprattutto nella zona addominale.

Spessissimo, però, le donne, come unico sintomo, capiscono che c’è qualcosa che non va, ma non capiscono bene che cosa. In quei casi la sensazione che riferiscono è quella di non sentirsi più se stesse, di sentirsi estranee nel proprio corpo, di non riuscire a comprendere esattamente che cosa c’è che non va.

Secondo lei, le donne sono impreparate ad affrontare questo periodo della vita?

Le donne sono molto impreparate, perché è molto impreparata anche la classe medica, di menopausa si parla da pochissimi anni. Per tanto tempo non si è trattata. O veniva considerata come un periodo fisiologico della vita di una donna – che sicuramente è – o veniva considerata addirittura come una malattia da curare, ma senza predisporre terapie veramente efficaci.

Oggi sappiamo che è sicuramente una fase fisiologica della vita che però si può gestire. Gestire, non trattare perché dalla menopausa non si guarisce. Noi medici possiamo intervenire attraverso una serie di farmaci, di presidi, di integratori, ma anche sullo stile di vita.

Va ricordato che le donne sono impreparate e disinformate, perché spesso non sanno neanche dove cercare le informazioni. Oggi le VIP iniziano a parlare pubblicamente della loro menopausa e perimenopausa, ma fino a quattro o cinque anni fa molte si vergognavano. Lo racconta anche Alessia Marcuzzi, quando dice: “Io mi vergognavo di quello che mi stava succedendo”. Prima non uscivano allo scoperto, mentre oggi lo fanno perché finalmente si è iniziato a parlarne e il tema è stato sdoganato. È giusto, quindi, che anche grazie alle loro testimonianze le donne possano essere più informate.

Qual è il ruolo che medici e ginecologi devono assumere nel sensibilizzare le donne sulle diverse fasi della loro vita e sulle patologie che possono interessarle?

Il nostro è un compito fondamentale. Le parlo da specialista in ginecologia e ostetricia, da sessuologa clinica, ma anche da medico di medicina generale. Il nostro compito è fare prevenzione alle malattie, non solo cura. Fino a qualche anno fa, la nostra funzione principale era proprio quella di curare, mentre la prevenzione, che era soprattutto a carico del medico di famiglia, veniva messa in secondo piano. In realtà, è un ruolo fondamentale. Il medico, come tutti gli operatori sanitari, deve fare prevenzione.

Dobbiamo sensibilizzare soprattutto le donne, perché sono sempre state quelle che tendono a mettersi da parte, in secondo piano, privilegiando i figli, i genitori, il marito e finendo per trascurare sé stesse. Dobbiamo insegnare loro che i controlli regolari si fanno anche quando si sta bene.

Negli anni c’è stata, o esiste ancora, una lacuna nella ricerca scientifica sulle fasi della vita femminile, come la menopausa, ma anche su patologie come l’endometriosi e la vulvodinia?

Alcune patologie hanno ricevuto una descrizione e un riconoscimento diagnostico relativamente recenti, come la vulvodinia. Io mi sono laureata nel 2001 e allora non se ne parlava assolutamente, così come si parlava molto poco di endometriosi, che oggi conosciamo molto più approfonditamente. La medicina non si è occupata delle donne per tanti anni. Oggi parliamo di medicina di genere, ma non si tratta soltanto delle patologie mestruali, dell’endometriosi, dell’ovaio micropolicistico o della sindrome metabolica.

Il problema è che le donne, per molto tempo, non sono state incluse negli studi scientifici. Gli studi e i parametri biochimici sono stati costruiti principalmente sull’uomo.

Consideri, per esempio, che la sintomatologia dell’infarto miocardico può essere molto diversa tra uomini e donne. Per questo, spesso, le donne arrivano in pronto soccorso con un infarto già in atto da giorni, senza essersene accorte. I sintomi femminili non sono necessariamente il classico dolore al petto o al braccio, ma possono manifestarsi attraverso stanchezza e mal di stomaco.

Oggi, quindi, siamo maggiormente orientati verso una medicina di genere, che cerca di mettere in evidenza le differenze nella sintomatologia e nelle patologie tra uomini e donne.

Nel video pubblicato da Alessia Marcuzzi, la conduttrice definisce la parola “menopausa” un termine “orribile”, dalla connotazione dispregiativa, contrapponendolo al termine giapponese che significherebbe “fioritura”. Secondo lei, il problema è anche terminologico?

Non credo che il problema sia terminologico. Credo che il problema sia aver dipinto la menopausa come un periodo devastante della vita della donna, invece di presentarla come uno dei momenti di transizione del nostro percorso ormonale. Anche “menarca” non è un bellissimo nome, ma indica semplicemente la prima mestruazione. Così come attraversiamo la gravidanza, perché non vivere la menopausa come qualcosa di bello?

Il problema non è il nome, ma il modo in cui ci è stata presentata la menopausa. Ci è sempre stata raccontata come il momento della vita in cui una donna smette di riprodursi e, proprio perché non è più fertile, diventa una donna “vecchia”, “da buttare”. Questa accezione dispregiativa e negativa della menopausa ci ha portate a viverla come qualcosa di cui vergognarci.

Non soltanto si vergognavano a parlarne le donne tra i 45 e i 55 anni, ma anche quelle di settant’anni; quando provavamo a intervistarle insieme ai giornalisti per parlare di menopausa, ci rispondevano: “Di questo argomento non parlo”. Eppure, a settant’anni era evidente che avessero già attraversato questa fase.

Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione per il tumore al seno. Mercoledì l’Onlus Salute Donna Odv ha pubblicato un’indagine che mostra come, in tutta Italia, 4 donne su 7 dichiarino di non aver mai ricevuto la lettera per lo screening mammografico. Le torna questo dato? Come funziona la prevenzione per il tumore al seno?

Il dato mi torna, purtroppo, perché io sono una di quelle donne a cui non è ancora stata inviata la lettera. Non per il tumore al seno: io, per esempio, non ho mai ricevuto la lettera per poter fare lo screening di prevenzione del cervicocarcinoma. Fortunatamente sono ginecologa e mi sono sempre fatta Pap test e HPV test in studio, ma è una cosa purtroppo frequente, perché ogni volta che si cambia residenza non sempre le anagrafiche vengono aggiornate in tempo reale con quelle delle ASL e quindi si perdono una serie di contatti.

Questo, però, non giustifica il fatto che una donna non faccia prevenzione, perché sappiamo, anche attraverso i medici di medicina generale, che lo screening per il tumore al seno è previsto dai 50 anni in poi, una volta ogni due anni. Addirittura dai 45 anni, con un codice di esenzione applicato dal medico di famiglia, il D03, la mammografia ogni due anni è gratuita.

Uno dei motivi per cui le donne non fanno prevenzione e non vanno a fare la mammografia è la paura che faccia male. È vero, può succedere sia dolorosa, ma tutto l’esame dura 60 secondi e sono 60 secondi importantissimi, che possono salvare la vita grazie alla diagnosi precoce.

Quindi donne, mi raccomando, dai 40 anni in poi iniziate a fare la mammografia, dai 20 anni iniziate a fare l’autopalpazione una volta al mese, subito dopo la mestruazione, davanti allo specchio. Dai 25 anni in poi, una volta all’anno, l’ecografia mammaria è fondamentale per permetterci di sopravvivere. Perché è vero che una donna su otto oggi può essere colpita dal tumore al seno, ma è anche vero che la sopravvivenza a cinque anni supera il 90% se lo individuiamo precocemente.

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