Il Parlamento ungherese ha votato oggi a favore della rimozione delle norme anti-Lgbtq contenute nella legge del 2021 sulla “tutela dei minori”, adottata sotto la guida dell’ex leader nazionalista Viktor Orbán. Il provvedimento è stato approvato con 139 voti favorevoli e 51 contrari.
Si tratta della prima significativa inversione di rotta rispetto alle politiche adottate dal precedente governo nazionalista, dopo l’insediamento del premier europeista Péter Magyar, avvenuto a maggio 2026.
Quali norme anti-Lgbtq+ di Orbán sono state cancellate e quali rimangono
La nuova legge elimina il divieto di rappresentare o promuovere l’omosessualità e le diverse identità di genere nei contenuti accessibili ai minori. Le restrizioni vengono quindi cancellate dalle norme che regolano l’istruzione, i media, la pubblicità e la tutela dell’infanzia. Rimangono invece vietati i contenuti pornografici, quelli legati allo sfruttamento sessuale e quelli sessualmente inappropriati per i minori.
Altre restrizioni introdotte dal governo Orbán rimangono però in vigore; tra queste, l’articolo 5/A della legge sulla protezione della famiglia, che continua a limitare la rappresentazione dell’omosessualità nei contenuti accessibili ai bambini. Non viene modificata neanche la legge del 2025 sulla libertà di manifestazione, che permette alle autorità di vietare i Pride e altri eventi pubblici della comunità Lgbtq+.
Come sottolineato da Human Rights Watch, la riforma rappresenta quindi una modifica parziale della legislazione introdotta durante il governo Orbán.
Dalle restrizioni di Orbán alle proteste per i diritti Lgbtq+
La legge approvata nel giugno 2021 dal governo di Viktor Orbán che vietava la rappresentazione o la promozione dell’omosessualità e delle identità di genere differenti dal sesso assegnato alla nascita nei contenuti accessibili ai minori riguardava programmi scolastici, pubblicità, libri, film e trasmissioni televisive.
Nel marzo 2025, il Parlamento aveva ulteriormente inasprito le restrizioni, approvando una legge che consentiva alle autorità di vietare manifestazioni pubbliche legate alla comunità Lgbtq+, compresi i Pride. La normativa autorizzava anche l’utilizzo di sistemi di riconoscimento facciale per identificare i partecipanti agli eventi vietati e infliggere sanzioni.
La decisione aveva provocato numerose proteste a Budapest, dove migliaia di manifestanti avevano bloccato il ponte Margherita, sul Danubio. Nonostante i divieti, il 28 giugno 2025 centinaia di migliaia di persone avevano partecipato al Budapest Pride, trasformandolo in una delle maggiori manifestazioni contro le politiche di Orbán.
La sentenza della Corte di Giustizia
Il cambiamento legislativo arriva anche dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 21 aprile 2026, che aveva stabilito come la legge ungherese del 2021 violasse il diritto comunitario e i principi fondamentali dell’Unione. La Corte aveva accolto il ricorso presentato dalla Commissione europea, riconoscendo una violazione dell’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea, che tutela valori fondamentali come la dignità umana, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti delle minoranze.
Secondo i giudici, le restrizioni contribuivano a stigmatizzare ed emarginare le persone Lgbtq+, associando la loro rappresentazione a contenuti potenzialmente dannosi.
Aggiornato alle 10:40
