L’Arabia Saudita ha avviato un’inchiesta sulle difese aeree dopo il bombardamento dell’aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh, costato almeno 13 morti e oltre 300 feriti. Due funzionari regionali hanno riferito lunedì dell’indagine, parlando a condizione di anonimato perché non autorizzati a commentare pubblicamente.
I primi accertamenti indicano che i ribelli dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno lanciato diversi droni per aprire la strada a una combinazione di missili da crociera e balistici. Gli Houthi dispongono di sistemi avanzati con testate capaci di cambiare direzione durante il volo, difficili da intercettare per i Patriot e gli altri apparati sauditi.
L’inchiesta sull’attacco Houthi deve chiarire anche perché l’allerta non sia arrivata prima: secondo uno dei funzionari, i missili e i droni hanno percorso oltre 1.000 chilometri. Gli aeroporti sauditi sono bersaglio di una serie di attacchi dalla settimana scorsa, nel conflitto regionale iniziato oltre sette mesi fa con la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha comunicato di aver intercettato e distrutto in due occasioni missili balistici lanciati lunedì verso la capitale. I media statali avevano riferito di una risposta militare a un nuovo attacco con droni e missili da crociera, senza dettagli. Lunedì sera sono state udite almeno tre esplosioni, senza un’immediata rivendicazione; successivamente la protezione civile ha dichiarato cessato il pericolo.
L’aeroporto è rimasto chiuso lunedì e ai lavoratori del distretto finanziario è stato chiesto di lavorare da casa. È proseguita invece la seconda giornata del Congresso mondiale dell’energia petrolifera, dove il ministro dell’Energia, il principe Abdul Aziz bin Salman, ha dichiarato: «Gli eventi delle ultime settimane sono gravi. La nostra risposta deve essere altrettanto seria».
La richiesta saudita di un intervento degli Stati Uniti
Le autorità saudite vogliono un coinvolgimento militare più diretto degli Stati Uniti. Il sostegno statunitense comprende la condivisione di informazioni di intelligence, l’individuazione dei bersagli e la pianificazione dell’offensiva della coalizione, ma non attacchi diretti contro gli Houthi.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato sabato ai giornalisti, dopo il bombardamento dell’aeroporto, di valutare possibili attacchi. Mancano poche settimane alle elezioni di metà mandato, decisive per il controllo del Congresso da parte del suo Partito Repubblicano. L’inflazione persistente e i prezzi elevati della benzina, alimentati dalla guerra con l’Iran, hanno accresciuto la contrarietà degli americani al conflitto; un ampliamento dell’intervento rischia di aumentare il malcontento.
Un’azione statunitense potrebbe spingere i ribelli a bloccare la navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb, all’estremità meridionale del Mar Rosso, limitando il flusso di petrolio dal Golfo Persico. Il mese scorso gli Houthi hanno conquistato aree strategiche lungo lo stretto; la coalizione sta cercando di riconquistarle sostenendo le forze allineate al governo yemenita riconosciuto internazionalmente.
I tentativi iraniani di bloccare lo stretto di Hormuz hanno già complicato le esportazioni: prima della guerra tra Stati Uniti e Iran vi transitava circa un quinto del petrolio mondiale.
I bombardamenti in Yemen e i contatti diplomatici
Il ministero della Salute controllato dagli Houthi ha denunciato lunedì nove morti, fra cui cinque bambini e una donna, e sette feriti nei bombardamenti su un complesso governativo e un’abitazione nella provincia settentrionale di al-Jawf. Lo ha riferito l’agenzia SABA, controllata dai ribelli. Funzionari Houthi hanno inoltre attribuito all’Arabia Saudita nuovi attacchi sulla capitale Sanaa, con un morto e 12 feriti.
Anwar Gargash, consigliere diplomatico dei governanti degli Emirati Arabi Uniti, ha sollecitato lunedì un’«azione congiunta del Golfo» contro gli attacchi dell’Iran e dei suoi alleati. A suo giudizio, questi hanno erroneamente considerato gli arabi del Golfo «l’anello più debole», colpendoli ripetutamente durante la guerra. «È diventato chiaro che siamo tutti presi di mira e che la nostra sicurezza è indivisibile», ha scritto sui social.
Il ministero degli Esteri iraniano ha offerto una mediazione. «Siamo profondamente preoccupati per gli sviluppi nella Penisola Arabica», ha dichiarato lunedì il portavoce Esmail Baghaei. «Abbiamo più volte annunciato la disponibilità a offrire i nostri buoni uffici per facilitare i colloqui tra le due parti». Il ministro Abbas Araghchi e l’omologo saudita, il principe Faisal bin Farhan Al-Saud, si sono parlati domenica al telefono; Baghaei non ha fornito dettagli.
Ad Amman il funerale del padre di due bambini
Decine di persone hanno partecipato lunedì al funerale di Mahmoud Al-Barqawi, giordano di 33 anni, impiegato in un caffè di Riyadh e padre di due bambini, ucciso nel bombardamento dell’aeroporto. È stato sepolto dopo un corteo partito da una moschea di Amman.
Il padre, Hasan al-Barqawi, ha raccontato le difficoltà della famiglia: «Nessuno può davvero sentire il dolore di questa tragedia». Nell’attacco sono rimasti feriti anche quattro cittadini giordani.
Il capo della Corte reale giordana, Yousef Al-Issawi, ha partecipato alla cerimonia, portando le condoglianze del re e del principe ereditario.
