Il beato Rosario Angelo Livatino è stato dichiarato patrono dei magistrati italiani dal Dicastero per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti con un decreto del 7 ottobre 2026.
La richiesta era stata avanzata dal Comitato promotore. I vescovi italiani l’hanno sostenuta durante tutte le fasi del percorso di discernimento e approvazione, riconoscendo nel giudice un modello di riferimento e uno speciale intercessore per chi amministra ogni giorno la giustizia.
Il legame tra l’esercizio delle funzioni giudiziarie e la fede è al centro del riconoscimento espresso dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei: «Il giudice Livatino si è distinto quale autentico uomo di legge e fedele servitore dello Stato. Nel suo servizio alla collettività, è stato capace di contemperare nell’esercizio delle sue funzioni la verità con la carità, la scienza giuridica con l’etica cristiana e l’atto del giudicare con un discernimento illuminato dalla fede e dalla preghiera».
L’impegno antimafia di Rosario Livatino patrono magistrati e beatificazione
Rosario Livatino era nato a Canicattì nel 1952. Era figlio di Vincenzo Livatino, impiegato dell’esattoria comunale, e di Rosalia Corbo. Profondamente cattolico, era legato al movimento cristiano di Azione cattolica.
Il magistrato si era occupato con rigore di numerose indagini antimafia. Nel 1990 fu assassinato dalla Stidda, organizzazione mafiosa operante in Sicilia, a causa del suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata.
Dopo l’omicidio, Papa Giovanni Paolo II lo definì «martire della giustizia e indirettamente della fede». La beatificazione è avvenuta nel 2021.
