Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato tre decreti di grazia, esercitando la prerogativa prevista dall’articolo 87, comma 11, della Costituzione. I provvedimenti sono arrivati al termine dell’istruttoria del ministero della Giustizia, che ha espresso parere favorevole.
Tra i destinatari c’è Guido Gianni, il gioielliere siciliano condannato a 12 anni e quattro mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante un assalto al suo negozio nel 2008. Per lui Mattarella ha disposto una grazia parziale di tre anni e due mesi.
Gli altri due provvedimenti riguardano invece persone condannate per reati legati agli stupefacenti. In tutti e tre i casi, la decisione del Quirinale è stata motivata sulla base delle specifiche condizioni personali e giudiziarie dei condannati.
La grazia parziale a Guido Gianni
Il caso di Guido Gianni risale al 18 febbraio 2008, quando tre uomini fecero irruzione nella sua gioielleria a Nicolosi, nel Catanese. Durante la rapina venne aggredita e minacciata anche la moglie del commerciante. Gianni reagì sparando: due dei rapinatori morirono e un terzo rimase ferito.
Il procedimento giudiziario stabilì però che non ricorressero i presupposti della legittima difesa. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, infatti, i colpi mortali furono esplosi mentre i rapinatori stavano fuggendo. Nel 2019, in primo grado, Gianni era stato condannato a 13 anni di carcere; la pena definitiva è poi stata fissata in 12 anni e quattro mesi.
La vicenda aveva alimentato negli anni un acceso dibattito proprio sul confine tra legittima difesa e reazione successiva alla cessazione del pericolo, con iniziative e raccolte firme a sostegno della concessione della grazia.
Perché Mattarella ha ridotto la pena
Nel caso del gioielliere, Mattarella ha tenuto conto del parere favorevole del magistrato di sorveglianza e del periodo di detenzione già scontato, pari a cinque anni e tre mesi.
La grazia non cancella quindi completamente la condanna: estingue tre anni e due mesi e porta la pena residua da espiare sotto i quattro anni. Una soglia rilevante perché permette al competente Tribunale di sorveglianza di valutare l’eventuale concessione dell’affidamento in prova al servizio sociale. Non si tratta dunque di una liberazione automatica, ma della possibilità di accedere a una misura alternativa alla detenzione.
La decisione assume particolare rilievo anche alla luce del recente dibattito sul caso di Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato definitivamente a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto al suo negozio nel 2021. In quel caso, Mattarella aveva richiamato il ministro della Giustizia Carlo Nordio ricordando che la concessione della grazia è una prerogativa esclusiva del presidente della Repubblica.
Le altre due grazie concesse dal presidente
Il primo degli altri provvedimenti riguarda un uomo nato nel 1972, indicato dal Quirinale con le iniziali A.A., condannato complessivamente a sette anni per reati in materia di stupefacenti e altri delitti. Mattarella ha concesso la grazia per l’intera pena residua di cinque anni, cinque mesi e dieci giorni, considerando i pareri favorevoli delle autorità giudiziarie e soprattutto le gravissime e irreversibili condizioni di salute dell’uomo, per le quali l’esecuzione della pena era già stata differita.
Il terzo decreto riguarda invece G.B., nato nel 1981 e condannato a dieci anni per reati in materia di stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009. In questo caso la grazia parziale estingue un anno e nove mesi della pena ancora da scontare.
Nella valutazione hanno pesato il percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare intrapreso dall’uomo e le condizioni di salute di una figlia minorenne. Anche per lui la riduzione porta la pena residua entro il limite che consente di valutare l’affidamento in prova ai servizi sociali.
