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Trump, la frase choc su Los Angeles e San Diego: “Lasciate che l’Iran le elimini”

La dichiarazione del presidente degli Stati Uniti è arrivata durante un comizio a Grand Island, in Nebraska. Secondo l'analisi di FactCheck.org potrebbe essere stata fraintesa

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Donald Trump

Donald Trump | Ansa @Bonnie Cash - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Le parole pronunciate da Donald Trump durante un comizio in Nebraska su Los Angeles e San Diego hanno provocato una dura reazione politica negli Stati Uniti. Il presidente americano ha detto che l’Iran potrebbe “eliminare” le due città californiane, suscitando accuse da parte di esponenti democratici secondo cui avrebbe evocato la possibilità di un attacco contro due grandi centri abitati degli Usa.

Il contesto completo del discorso, però, offre una lettura diversa. Secondo l’analisi di FactCheck.org, il linguaggio utilizzato da Trump è stato confuso, ma appare più plausibile che il presidente intendesse sostenere che la guerra contro l’Iran serve a impedire a Teheran di rappresentare una minaccia per le città americane e che un aumento temporaneo del prezzo della benzina sarebbe un sacrificio limitato in cambio della sicurezza. Anche precedenti dichiarazioni di Trump e una successiva precisazione della Casa Bianca vanno nella stessa direzione.

Le parole di Trump durante il comizio in Nebraska

Trump ha parlato della questione il 5 ottobre, durante un comizio a Grand Island, in Nebraska. Il presidente stava facendo riferimento all’aumento dei prezzi della benzina legato alla guerra quando ha detto che si trattava di un costo limitato rispetto alla necessità di mantenere al sicuro gli Stati Uniti e il resto del mondo.

“È un piccolo prezzo da pagare per mantenere il mondo al sicuro, per mantenere il nostro Paese al sicuro”, ha detto Trump. Poco dopo ha aggiunto: “Potrebbero eliminare una città. Lasciateli eliminare Los Angeles. Lasciateli eliminare San Diego”. Il presidente ha poi ribadito che si sarebbe trattato comunque di un prezzo ridotto e ha sostenuto che la guerra sarebbe terminata “molto presto”, aggiungendo che, a suo giudizio, il conflitto era ormai “quasi finito”.

Le accuse di Newsom contro Trump

Le dichiarazioni hanno immediatamente provocato la reazione dei Democratici, soprattutto in California. Il governatore Gavin Newsom ha accusato Trump di avere parlato di un possibile attacco contro Los Angeles e San Diego dopo avere già inviato la Guardia Nazionale e i Marines nello Stato. “È folle e pericoloso”, ha scritto Newsom su X. In un successivo messaggio diffuso dall’ufficio del governatore si legge che il presidente starebbe “incoraggiando un attacco” contro oltre 10 milioni di persone residenti nelle due maggiori città americane.

Il giorno successivo Newsom è tornato sull’argomento, definendo le parole di Trump “pericolose, se non addirittura traditrici”. Il governatore ha inoltre spiegato di avere ordinato allo Stato di monitorare attentamente la situazione nel caso in cui soggetti stranieri avessero interpretato quelle dichiarazioni come un invito a colpire la California.

Schiff e Sanders: “Non è un piccolo prezzo”

Anche il senatore democratico californiano Adam Schiff ha contestato le parole del presidente. Secondo Schiff, Trump continua a promettere che la guerra contro l’Iran finirà “molto presto”, ma la questione sarebbe il prezzo da pagare se nel frattempo due grandi città americane venissero attaccate.

Una posizione simile è stata espressa dal senatore indipendente del Vermont Bernie Sanders, che vota con i Democratici. Sanders ha scritto che la distruzione di due grandi città americane, con oltre 5 milioni di abitanti, non può essere considerata un “piccolo prezzo da pagare” per la guerra condotta da Trump, da lui definita illegale.

Il contesto del discorso di Trump

Il linguaggio utilizzato da Trump durante il comizio è stato effettivamente difficile da interpretare. I suoi interventi nelle manifestazioni elettorali sono spesso caratterizzati da digressioni e passaggi improvvisi tra argomenti differenti, prima di tornare al tema iniziale. Durante il passaggio su Los Angeles e San Diego, inoltre, una parte del pubblico ha iniziato a esultare. Trump non sembra però avere reagito al comportamento della folla né averlo incoraggiato.

Secondo FactCheck.org, considerando l’intero discorso non emerge l’idea che il presidente stesse realmente invitando un Paese straniero ad attaccare le due città o sostenendo che la loro distruzione fosse un costo accettabile.

Trump aveva parlato prima della minaccia iraniana

Trump aveva introdotto il tema della guerra con l’Iran alcuni minuti prima delle frasi controverse. In quell’occasione aveva sostenuto che gli Stati Uniti stavano “salvando il mondo” da quella che avrebbe potuto essere una delle peggiori tragedie della storia. Il presidente aveva inoltre affermato che il conflitto sarebbe terminato presto e che, una volta concluso, il prezzo del petrolio sarebbe diminuito rapidamente.

Dopo essersi soffermato su altri argomenti, Trump è tornato sulla guerra. È in questo momento che ha collegato l’aumento dei prezzi della benzina al rischio rappresentato dall’Iran, sostenendo che pagare qualcosa in più alla pompa fosse un prezzo limitato per garantire la sicurezza del Paese. La frase sulle due città californiane è arrivata immediatamente dopo questo ragionamento: secondo questa interpretazione, Trump non stava auspicando la loro distruzione, ma sostenendo che fosse preferibile sostenere costi economici più elevati per evitare che una città americana potesse essere colpita.

Le precedenti dichiarazioni di Trump sulle armi nucleari

Trump aveva già utilizzato un’espressione simile per sostenere che un aumento dei prezzi dell’energia sarebbe un costo accettabile se servisse a impedire all’Iran di rappresentare una minaccia nucleare per gli Stati Uniti. Il 28 settembre, durante un intervento in Iowa, aveva affermato che una delle conseguenze della guerra era che l’Iran non avrebbe mai avuto un’arma nucleare. Secondo Trump, sarebbe stato molto peggio permettere a Teheran di colpire una città con un’arma nucleare, negli Stati Uniti o in Israele e in altre zone del Medio Oriente.

Già a marzo, parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, Trump aveva definito l’aumento del prezzo del petrolio “una cosa molto piccola” rispetto alle conseguenze che, a suo giudizio, deriverebbero dal consentire all’Iran di sviluppare armi nucleari. Aveva collegato lo scenario anche a un possibile crollo dei mercati finanziari nel caso di attacchi nucleari contro gli Stati Uniti.

La precisazione della Casa Bianca

Interpellata sulle dichiarazioni del presidente, la Casa Bianca ha indirizzato i giornalisti a un messaggio pubblicato su X dal direttore della comunicazione Steven Cheung. Secondo Cheung, la reazione dei media alle parole di Trump non sarebbe fondata sulla realtà dei fatti. Il portavoce ha sostenuto che il presidente stesse chiaramente affermando che le città americane sarebbero state esposte a una minaccia nel caso in cui l’Iran avesse sviluppato armi nucleari. Cheung ha inoltre affermato che gli Stati Uniti sarebbero più sicuri grazie alle azioni di Trump e ha sostenuto che l’Iran non disponga più di armi nucleari, marina, aviazione o risorse economiche.

La minaccia dei missili iraniani secondo Trump

Nel discorso sullo Stato dell’Unione del 24 febbraio, pochi giorni prima dell’inizio degli attacchi aerei statunitensi e israeliani contro l’Iran, Trump aveva affermato che Teheran stava lavorando alla costruzione di missili che avrebbero presto potuto raggiungere gli Stati Uniti. Gli esperti consultati da FactCheck.org avevano però ridimensionato quella valutazione, spiegando che la possibilità che l’Iran sviluppasse nell’immediato un missile balistico intercontinentale capace di raggiungere il territorio continentale americano non appariva particolarmente vicina.

Cosa si sa sulle capacità missilistiche dell’Iran

Le capacità iraniane sono tornate al centro del dibattito anche dopo alcuni episodi avvenuti a marzo. In quel periodo l’Iran aveva lanciato missili verso Diego Garcia, isola dell’Oceano Indiano che ospita una base militare strategica britannica e americana. Secondo quanto riportato allora dall’Associated Press, Teheran aveva imposto autonomamente un limite al proprio programma di missili balistici, fissandone la portata a circa 1.240 miglia. Diego Garcia si trova oltre questa distanza. Funzionari statunitensi hanno tuttavia sostenuto da tempo che il programma spaziale iraniano potrebbe consentire a Teheran di arrivare allo sviluppo di missili balistici intercontinentali.

L’allerta per possibili droni in California

Sempre a marzo, le forze dell’ordine di diverse zone della California erano state avvertite della possibilità che la guerra con l’Iran potesse provocare un attacco a sorpresa con droni sul territorio dello Stato. Fonti citate dal Los Angeles Times avevano però spiegato che non esistevano informazioni attendibili a sostegno di questa eventualità e le autorità avevano affermato di non considerare credibile lo scenario.

Martedì un portavoce del California Governor’s Office of Emergency Services ha ribadito che le autorità statali e il centro per la valutazione delle minacce continuano a monitorare la situazione. Al momento, ha precisato, non risultano minacce confermate e il coordinamento con le forze dell’ordine prosegue per garantire la sicurezza pubblica.

Il centro di emergenza della California è stato attivato

Newsom ha riferito che, la mattina successiva alle dichiarazioni di Trump, l’ufficio statale per i servizi di emergenza stava già seguendo una maggiore attività legata a possibili minacce informatiche. Il governatore ha inoltre spiegato che il centro operativo statale per la gestione delle emergenze era stato attivato proprio in seguito alle parole del presidente sulle due città. Secondo Newsom, si trattava di una misura necessaria dopo le dichiarazioni relative a Los Angeles e San Diego, considerate da lui tra i centri urbani più importanti degli Stati Uniti.

La reazione del sindaco di San Diego alle parole di Trump

Anche il sindaco di San Diego, Todd Gloria, ha risposto alle parole di Trump. “San Diego non è un danno collaterale”, ha scritto, sottolineando che la città non sarebbe sacrificabile e non dovrebbe mai essere considerata un “piccolo prezzo da pagare”. Gloria ha quindi chiesto che San Diego venga tenuta fuori da quello che ha definito il discorso “irresponsabile” del presidente sulla guerra.

Le critiche da Los Angeles a Sacramento

La sindaca di Los Angeles, Karen Bass, ha definito le dichiarazioni di Trump “pericolose”, sostenendo che potrebbero compromettere la sicurezza della città. Secondo Bass, il compito del presidente dovrebbe essere quello di proteggere il Paese e non di minacciarlo o incoraggiare attacchi contro cittadini americani.

Anche Adam Schiff è tornato a criticare Trump, chiedendo quanto spesso gli americani abbiano già sentito promettere che la guerra sarebbe terminata “molto presto”. Il senatore ha collegato nuovamente questa promessa alla possibilità che due grandi città americane possano essere coinvolte nel conflitto.

Xavier Becerra, esponente democratico indicato come candidato favorito per la corsa alla carica di governatore e per anni rappresentante dell’area di Los Angeles al Congresso, ha infine ricordato che nelle contee di Los Angeles e San Diego vivono circa 13 milioni di californiani. A suo giudizio, le loro vite non possono essere definite un “piccolo prezzo da pagare” né trasformate in una battuta.

Il rapporto difficile tra Trump e la California

Le tensioni tra Trump e la California non sono una novità. Il presidente ha da tempo un rapporto difficile con Los Angeles, dove in passato aveva incontrato ostacoli nel tentativo di sviluppare le proprie attività imprenditoriali. Nel 2019 Trump aveva inoltre effettuato una visita molto pubblicizzata a San Diego, durante la quale aveva promosso il progetto del muro al confine con il Messico.

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