La Corte d’Assise di Bergamo ha respinto nel pomeriggio di lunedì 5 ottobre 2026 la richiesta della difesa di Massimo Bossetti di effettuare nuove analisi sui reperti del caso Yara Gambirasio. I giudici si erano riservati di decidere al termine dell’udienza della mattina.
Bossetti, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne, ha seguito l’udienza in videocollegamento dal carcere di Bollate. I suoi avvocati, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, chiedevano nuovi accertamenti tecnico-scientifici su alcuni reperti e campioni biologici ancora disponibili.
La traccia 31G20 e i campioni sul giubbotto
Al centro dell’istanza c’era la traccia 31G20, dalla quale durante le indagini era stato ricavato il profilo genetico attribuito a “Ignoto 1”, successivamente ricondotto a Bossetti. Il campione contiene materiale biologico riconducibile alla vittima e al muratore di Mapello ed è stato uno degli elementi centrali del processo concluso con la condanna definitiva.
La difesa chiedeva di approfondire la metodologia usata per l’estrazione del Dna. Dopo aver ottenuto la documentazione e le fotografie ad alta risoluzione realizzate dal Ris di Parma durante le indagini, i legali avevano sollevato dubbi anche sulla cronologia degli accertamenti sul campione.
Un’altra richiesta riguardava alcune tracce genetiche repertate sul giubbotto di Yara: secondo la tesi difensiva, sarebbero riconducibili a liquido seminale e avrebbero dovuto essere sottoposte a ulteriori verifiche. Quei reperti erano già stati analizzati quando Bossetti non era ancora stato individuato come sospettato, senza la presenza dei suoi consulenti.
L’opposizione dell’accusa e della famiglia
L’accusa e i legali dei genitori di Yara, Maura Panarese e Fulvio Gambirasio, si erano opposti all’istanza durante l’udienza. Gli avvocati della famiglia, Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, avevano inoltre chiesto di mettere a disposizione delle parti civili la documentazione esaminata dalla difesa.
La questione dei reperti è al centro di una lunga battaglia giudiziaria. La Cassazione aveva definito nel 2024 il perimetro entro il quale la difesa poteva accedere al materiale. Salvagni e Camporini avevano presentato la nuova istanza nel giugno 2026, dopo l’acquisizione delle immagini ad alta risoluzione e di altra documentazione tecnica.
