Francesco Facchinetti ha pensato più volte che il matrimonio fosse finito: lo ha raccontato a Nunzia De Girolamo nella prima puntata della nuova stagione di «Ciao Maschio». Il conduttore e manager ha parlato anche del legame con Alessia Marcuzzi, con cui ha avuto la prima figlia.
«Alessia Marcuzzi è una donna che ho amato tantissimo», ha dichiarato Facchinetti, che ha sempre definito quell’amore «per sempre». La disponibilità nei confronti di Alessia Marcuzzi resta: «Se lei dovesse chiamarmi stanotte alle 5 di mattina per andare a prenderla a piedi sul K2 dall’altra parte del mondo, io parto. Non ci penso neanche».
Una richiesta d’aiuto nel pieno della notte è già arrivata, ha precisato rispondendo alla conduttrice: «Sì, è successo. Ma non solo con lei, anche con altre persone». Sulla possibilità che l’amore duri per sempre, la risposta è stata netta: «Assolutissimamente sì. Io sono una persona presente per tutti».
La terapia di coppia e i pensieri sulla fine del matrimonio
Il confronto sulla terapia di coppia con la moglie è partito da una domanda di De Girolamo: «Hai mai pensato che fosse veramente finita tra voi due?». Facchinetti ha risposto di sì, aggiungendo: «Poi è una cosa normale pensare che è veramente finita. Anche nel nostro dna italiano c’è un po’ di sceneggiata in amore».
Per spiegare il valore attribuito ai momenti difficili, ha usato queste parole: «Secondo me ogni tanto bisogna andare all’inferno. L’inferno è creativo. Ti aiuta a capire, a dare importanza alle cose che hai, a dare importanza a quello che sta succedendo nel rispetto della persona che hai davanti». Ha però precisato: «Ovviamente bisogna sempre mantenere un confine».
Il pensiero della fine non è stato isolato: «Lo penso tante volte, mia moglie forse più di me. Mia moglie lo pensa più di me. Io magari sono un po’ più leggero».
Il successo di Francesco Facchinetti e il cambiamento con la paternità
Facchinetti ha negato di aver mai temuto la fine del successo: ha invece cercato di farlo terminare più volte. Ha descritto la tendenza a costruire e poi distruggere come «una sorta di esercizio di stile»: costruire la macchina perfetta, sabotarla e ricostruirla.
A cambiare la prospettiva è stata la paternità: «Quando sono diventato padre mi sono detto che forse questo metodo era un po’ sbagliato se vuoi essere un genitore».
