Doveva rimanere nei cinema solo per tre giorni, da lunedì a mercoledì. Ma la risposta travolgente del pubblico ha completamente cambiato i piani per NAZA, il documentario d’inchiesta firmato da Yuval Abraham e Rachel Szor. Con oltre un milione di euro incassati e più di 140 mila spettatori registrati in quasi quattrocento sale, la distribuzione I Wonder Pictures ha confermato che il film continuerà a essere proiettato ovunque gli esercenti decideranno di tenerlo in programmazione.
Cosa significa il titolo e la storia del film
Per capire l’impatto di questo documentario bisogna partire dal suo nome. NAZA è la sigla di nezek agavi, una formula che nel linguaggio dell’esercito e dell’intelligence di Tel Aviv significa letteralmente “danno collaterale“. È il calcolo con cui i comandi militari stabiliscono a tavolino quanti civili palestinesi sia considerato “accettabile” uccidere pur di eliminare un singolo miliziano.
Insignita del Premio speciale della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, l’opera svela i meccanismi di una guerra sempre più automatizzata. Basandosi sulle testimonianze anonime di 24 tra soldati e membri dei servizi segreti, mostrati sullo schermo come sagome scure in controluce per proteggerli, il film mostra il funzionamento di Lavender, un software di intelligenza artificiale che scheda gli abitanti della Striscia attribuendo loro un livello di (presunta) pericolosità. Le fonti denunciano che dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 la soglia di tolleranza per le vittime civili è schizzata alle stelle, portando ad autorizzare bombardamenti nelle case private anche a costo di centinaia di morti collaterali messe a preventivo.
Dove vederlo in Italia
Chi vuole vedere NAZA sul grande schermo può consultare la programmazione aggiornata dei cinema della propria città e dei circuiti, che continueranno a proiettarlo anche nei prossimi giorni. La vita del film non si fermerà comunque nelle sale, l’opera è stata coprodotta dal quotidiano britannico The Guardian, e dalla fine di novembre sarà pubblicata in streaming gratuito e permanente sul sito del giornale, così da essere accessibile a chiunque senza barriere o limitazioni.
La controrisposta di Israele
L’uscita del film ha scatenato una bufera politica senza precedenti a Tel Aviv. Mentre diversi ministri del governo hanno attaccato i due registi definendoli una vergogna nazionale e chiedendo persino la revoca della loro cittadinanza, l’esercito israeliano è intervenuto ufficialmente pubblicando un dossier di risposta lungo dieci pagine.
Nella nota, i comandi militari accusano gli autori di aver diffuso informazioni false e calunniose per screditare le forze armate. L’esercito sostiene di operare sempre secondo direttive vincolanti che “distinguono in modo chiaro ed esplicito tra combattenti e civili non coinvolti”, smentendo con fermezza l’esistenza di cifre prefissate di vittime tollerabili e negando che siano mai stati approvati attacchi con stime preventive di centinaia di morti civili.
