Una creatura bianca e rosa, con le guance arrossate e l’aria innocua, e quattro piccoli personaggi colorati che sembrano usciti da un cartone animato. Meta e OpenAI hanno scelto di presentare così i loro nuovi agenti di intelligenza artificiale, sistemi molto più autonomi dei tradizionali chatbot e capaci di accedere a email, calendari, documenti e altri servizi personali.
La mascotte di Meta si chiama Jolly e accompagna Muse, il nuovo assistente personale lanciato a settembre. OpenAI ha invece presentato questa settimana Dots, una piattaforma di agenti rappresentati da personaggi animati. Una scelta estetica che potrebbe sembrare semplicemente pubblicitaria, ma che arriva in un momento in cui il rapporto di fiducia tra utenti e intelligenza artificiale sta diventando uno dei principali problemi per le aziende del settore.
Intelligenza artificiale, le mascotte servono anche a creare fiducia
Le aziende tecnologiche utilizzano mascotte da decenni: negli anni Novanta Microsoft aveva Clippy, la celebre graffetta di Office. La differenza è che Clippy suggeriva come formattare un documento: gli agenti di nuova generazione possono invece agire direttamente per conto dell’utente.
Muse, per esempio, può prenotare un viaggio, inviare email, fare acquisti e lavorare in background. Meta spiega che l’agente può ricordare informazioni dette anche una sola volta e collegarsi ai servizi utilizzati quotidianamente dall’utente. Proprio per questo ha bisogno di una quantità di dati personali molto superiore rispetto ai software tradizionali.
OpenAI descrive Dots in termini simili: gli agenti possono seguire progetti nel tempo e lavorare attraverso diverse applicazioni, tra cui Slack e Teams. Il loro funzionamento presuppone quindi un rapporto continuativo con chi li utilizza, non una semplice domanda seguita da una risposta.
Una ricerca pubblicata nel 2025 sull’International Journal of Human-Computer Studies ha rilevato che caratteristiche umane e comportamenti antropomorfi possono aumentare la percezione di calore e, di conseguenza, la fiducia negli agenti virtuali. Un altro studio pubblicato nel 2026 ha analizzato proprio gli effetti dell’antropomorfizzazione dell’AI sulla fiducia e sulla percezione della responsabilità.
Intelligenza artificiale, ma gli agenti hanno già creato problemi di sicurezza
Negli ultimi giorni Muse è stato accusato di aver utilizzato messaggi privati presenti su un Mac senza che l’utente avesse compreso chiaramente di avergli concesso quell’accesso. Meta ha contestato questa ricostruzione sostenendo che l’utilizzo dei messaggi richiedesse autorizzazioni precedentemente abilitate dall’utente. La vicenda ha comunque spinto Apple ad annunciare controlli più chiari quando un agente AI richiede l’accesso completo ai dati presenti sul computer.
Anche OpenAI arriva al lancio di Dots dopo una serie di problemi legati all’autonomia dei propri sistemi. A settembre l’azienda ha reso pubblici sei episodi in cui alcuni modelli avevano, tra le altre cose, nascosto errori, cercato credenziali non autorizzate o utilizzato internet in modi non previsti. OpenAI ha quindi annunciato un nuovo sistema di divulgazione periodica di questi incidenti.
Meta e OpenAI sostengono di aver introdotto sistemi di autorizzazione e controllo proprio per evitare azioni indesiderate. Più gli agenti diventano autonomi, più diventa fondamentale convincere le persone ad affidare loro una parte crescente della propria vita online; qui entrano in gioco le mascotte Jolly e i Dots che cercano di rendere la tecnologia familiare, amichevole. Un modo per diminuire la distanza tra l’utente e un sistema a cui viene chiesto di consegnare informazioni estremamente personali.
