L’ambasciata russa in Italia ha accusato il Corriere della Sera, La Stampa e Repubblica di alimentare da alcuni giorni una “campagna mediatica” contro Mosca sul caso Kaliningrad. La contestazione riguarda gli articoli che attribuiscono alla Russia la volontà di aumentare la tensione con la Nato e minacciare il ricorso alle armi nucleari.
La polemica arriva dopo giorni di crescente tensione intorno all’exclave russa affacciata sul Baltico e stretta tra Polonia e Lituania, entrambi Paesi membri della Nato. A riaccendere lo scontro è stato soprattutto un documento diplomatico inviato da Mosca all’Alleanza Atlantica e visionato da Reuters. Nel testo, la Russia accusa la Nato voler isolare Kaliningrad dal resto del territorio russo. Mosca avverte quindi che, se ciò accadesse, sarebbe pronta a utilizzare “l’intero arsenale di forze e capacità a sua disposizione, comprese le armi nucleari”.
Kaliningrad, le contestazioni ai quotidiani italiani
Secondo l’ambasciata, la stampa italiana avrebbe interpretato le dichiarazioni russe come manifestazioni di “aggressività”, “propaganda antioccidentale” e “minaccia ibrida”. Mosca starebbe invece “spiegando con chiarezza la propria posizione” e i rischi che, secondo il Cremlino, sarebbero provocati dalle politiche occidentali. La rappresentanza diplomatica presenta dunque la possibile risposta russa come deterrenza, non come una minaccia all’Europa.
La nota attribuisce l’aumento delle tensioni alla Nato e all’Unione europea, accusandole di “alimentare un clima da psicosi prebellica”, organizzare esercitazioni militari contro la Russia e incoraggiare “missioni nucleari congiunte”. “Che la Russia, in modo chiaro e inequivocabile, specifichi le potenziali modalità di risposta alla pressione politico-militare di Bruxelles e di alcune capitali dell’Unione europea non costituisce un’escalation, né una minaccia, né, tanto meno, un bluff”, ha sostenuto l’ambasciata.
Repubblica aveva titolato il 29 settembre: “La minaccia di Putin alla Nato: ‘Per difendere Kaliningrad siamo pronti a usare l’atomica’”. Il giorno successivo aveva pubblicato “Kaliningrad, la fortezza nel Baltico con cui Putin cerca l’incidente in Europa“, descrivendo il territorio come un “bastione irto di missili”, dal quale gli Iskander russi possono raggiungere diverse capitali europee. Il Corriere della Sera aveva riportato la dichiarazione secondo cui Mosca sarebbe stata pronta a difendere la regione con “l’intero arsenale”.
Il documento russo e la risposta della Nato
Il riferimento alle armi nucleari compare nel documento diplomatico informale inviato dalla Russia alla Nato e visionato anche da Reuters. Mosca vi accusa l’Alleanza di seguire una linea “pericolosa e irresponsabile”, che potrebbe portare a uno scontro armato diretto.
Le autorità russe sostengono di avere informazioni secondo cui la Nato starebbe preparando un possibile blocco aereo e navale di Kaliningrad. È a questa eventualità che il documento lega la risposta militare: Mosca sarebbe pronta a impiegare “l’intero arsenale di forze e capacità a sua disposizione, comprese le armi nucleari” qualora i Paesi dell’Alleanza tentassero di isolare l’exclave dal resto della Federazione Russa. Il testo contempla inoltre, in caso di conflitto, attacchi russi contro i “centri decisionali” degli Stati membri.
Lo scontro riguarda quindi l’interpretazione di quelle parole. Per Mosca descrivono la risposta a un’eventuale aggressione contro il territorio russo; per la Nato, il richiamo esplicito all’arsenale nucleare costituisce una minaccia.
La portavoce dell’Alleanza Allison Hart aveva replicato: “Condanniamo fermamente la minaccia dell’uso della forza, inclusa qualsiasi retorica irresponsabile in ambito nucleare”. Aveva inoltre precisato che nessuna esercitazione Nato rappresenterebbe un pericolo per il territorio russo.
Il rafforzamento militare nella regione di Kaliningrad
La regione di Kaliningrad, separata geograficamente dal resto della Russia, ospita la Flotta russa del Baltico e i sistemi missilistici Iskander, capaci di trasportare anche testate nucleari. La sua posizione ne fa da anni uno dei punti più delicati nei rapporti tra Mosca e l’Alleanza Atlantica.
Le tensioni sono aumentate nelle ultime settimane. Un caccia italiano impegnato nella missione Nato in Lituania ha abbattuto il 15 settembre un drone che, secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto, proveniva “molto probabilmente” dalla Russia. Le autorità lituane avevano però precisato che l’origine dei detriti era ancora oggetto di indagine.
Il governo degli Stati Uniti ha confermato a settembre una nuova rotazione di truppe in Lituania. La Germania sta costruendo nel Paese una brigata che dovrebbe raggiungere circa 5mila militari ed essere pienamente operativa entro la fine del 2027. Mosca considera queste iniziative una crescente pressione militare intorno all’exclave; la Nato ne sostiene invece la natura difensiva.
Il segretario generale Mark Rutte ha cercato di ridimensionare il rischio di uno scontro imminente. Il 30 settembre ha spiegato che la valutazione della minaccia russa non è cambiata rispetto ai mesi precedenti: in caso di preparativi per un attacco contro un Paese Nato, l’Alleanza vedrebbe prima un significativo accumulo di forze russe. “Non c’è una minaccia immediata”, ha affermato.
