Il Consiglio dell’Unione europea ha approvato oggi in via definitiva le nuove regole per il rimpatrio delle persone prive del diritto legale di restare nell’Unione, che entreranno in vigore nelle prossime settimane. Il testo integra il patto sulla migrazione e l’asilo per contribuire alla sua efficace attuazione. Le misure forniscono ai 27 ulteriori strumenti per eseguire i rimpatri, prevedono regole più rigorose per chi rappresenta una minaccia per la sicurezza e consentono di istituire centri in Paesi esterni all’Unione.
Circa due persone su tre alle quali viene ordinato di lasciare l’Unione europea non se ne vanno effettivamente, ha sottolineato Jim O’Callaghan, ministro della Giustizia, degli Affari interni e della Migrazione dell’Irlanda. Il ministro ha commentato che le norme sui rimpatri aiuteranno gli Stati membri a eseguire rapidamente le decisioni: «Ciò è fondamentale per garantire un approccio comune alla gestione della migrazione nell’ambito del patto sulla migrazione e l’asilo».
L’obbligo di collaborazione e il provvedimento europeo
I cittadini di Paesi terzi senza diritto di soggiorno nell’Unione europea dovranno lasciare lo Stato membro interessato e collaborare con le autorità. Il mancato rispetto di quest’ultimo obbligo può comportare sanzioni: la riduzione delle prestazioni e delle indennità concesse dalla legislazione nazionale, il rifiuto degli incentivi per il rimpatrio volontario, sanzioni pecuniarie o anche penali, qualora previste dalla legislazione nazionale.
Il testo introduce inoltre un provvedimento europeo di rimpatrio: un modulo nel quale gli Stati membri dovranno inserire gli elementi chiave della decisione. Le informazioni serviranno agli altri Stati membri per riconoscere le decisioni di rimpatrio emesse da un altro Paese dell’Unione.
Il riconoscimento reciproco resterà per il momento facoltativo. La misura sarà riesaminata tre anni dopo l’entrata in vigore delle nuove norme: la Commissione potrà allora presentare una proposta legislativa per rendere obbligatorio il riconoscimento.
Le misure di sicurezza e i centri nei Paesi terzi
Per i cittadini di Paesi terzi che rappresentano un rischio per la sicurezza sono previste misure speciali. Gli Stati membri potranno emanare un divieto di ingresso a tempo indeterminato, purché giustificato e proporzionato al rischio rappresentato, oppure trattenere queste persone per un periodo superiore a 24 mesi.
Le nuove regole consentiranno anche di rimpatriare verso centri istituiti in Paesi terzi le persone che non hanno diritto di soggiorno nell’Unione europea e hanno ricevuto una decisione di rimpatrio. Per farlo sarà necessario concludere un accordo o un’intesa con il Paese terzo interessato.
L’accordo potrà essere concluso soltanto con un Paese che rispetti le norme internazionali sui diritti umani e i principi del diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento. I minori non accompagnati saranno esclusi da questi accordi o intese.
