L’Italia non ha recepito pienamente la direttiva rivista sull’efficienza energetica, le cui misure andavano notificate entro ottobre 2025, salvo alcune disposizioni con scadenze diverse. La Commissione europea ha quindi inviato un parere motivato a Roma, alla Grecia, alla Spagna e a Malta. I quattro Stati hanno ora due mesi per rispondere e completare il recepimento.
Il passaggio nella procedura d’infrazione arriva nel contesto delle richieste di Bruxelles di ridurre la domanda di energia. La Commissione è tornata un paio di giorni fa, a pochi mesi dall’ultimo monito, a sollecitare i Ventisette ad adottare misure volontarie contro la crisi dei prezzi alimentata dalle tensioni in Medio Oriente.
La direttiva e il rischio di sanzioni
La normativa sull’efficienza energetica introduce misure più ambiziose per ridurre il consumo complessivo di energia nell’Unione europea, contribuire agli obiettivi climatici e rafforzare la sicurezza energetica e l’accessibilità dei prezzi. Fissa obiettivi di consumo e risparmio, con particolare attenzione al contrasto della povertà energetica.
La direttiva stabilisce anche obiettivi per i consumi delle autorità pubbliche e per la ristrutturazione degli edifici di proprietà pubblica. Introduce inoltre il principio della priorità all’efficienza energetica come fondamento della politica energetica europea: gli Stati devono tenerne conto nelle decisioni politiche e nei principali investimenti, sia nei settori energetici sia in quelli non energetici.
Se Italia, Grecia, Spagna e Malta non risponderanno e non completeranno il recepimento entro il termine assegnato, la Commissione potrà decidere di deferire i casi alla Corte di giustizia dell’Unione europea, chiedendo l’imposizione di sanzioni finanziarie.
La lettera ai ministri e le misure sui consumi
Il commissario Dan Jorgensen ha scritto ai ventisette ministri dell’Energia, incluso Gilberto Pichetto Fratin, sollecitando interventi sulla scia di quelli adottati nel 2022, durante la crisi energetica innescata dall’invasione russa dell’Ucraina. La richiesta è di ridurre volontariamente la domanda di gas ed elettricità «per tutto il tempo necessario» a fronteggiare «una crisi dei prezzi» dell’energia.
Di fronte a un’offerta globale limitata e a un’elevata volatilità, Bruxelles considera la riduzione della domanda una strada per «contribuire a contenere i prezzi». Le misure indicate comprendono i tagli ai consumi elettrici nelle ore di punta, temperature più basse per il riscaldamento degli edifici pubblici, lo stop al riscaldamento all’aperto e lo spegnimento notturno dell’illuminazione pubblica non necessaria.
Il commissario ha incoraggiato anche i buoni energetici, le tariffe sociali, gli aiuti alle industrie condizionati a interventi di efficienza energetica e gli incentivi alla mobilità a zero emissioni. Ha però avvertito che «qualsiasi misura di regolamentazione» dei prezzi dovrà essere «mirata e temporanea».
Bruxelles è ancora in contatto con le autorità italiane per il via libera al decreto bollette, relativo all’introduzione di un nuovo tetto al prezzo del gas. L’Unione europea si prepara al nuovo inverno con le riserve di gas piene poco oltre il 70% della capacità, sotto l’obiettivo di raggiungere almeno l’80% entro dicembre.
Il confronto a Dublino e i prossimi appuntamenti
La lettera ha raggiunto le capitali alla vigilia del Consiglio Energia informale a Dublino. Non sono attese decisioni all’ordine del giorno, ma i ministri si confronteranno sui prossimi passi per affrontare la crisi dei prezzi del gas e dei carburanti.
Gli esperti della Commissione e degli Stati membri si riuniranno domani nel gruppo di coordinamento sul petrolio per valutare le forniture. Se necessario, decideranno di sollecitare la presidenza irlandese dell’Unione europea a convocare una riunione straordinaria dei ministri dei Trasporti nelle prossime settimane, come evocato dal commissario Apostolos Tzitzikostas nei giorni scorsi.
Appare più difficile accelerare sulla proposta avanzata a luglio da Palazzo Berlaymont di tassare l’elettricità in modo più favorevole rispetto al gas naturale per abbassare le bollette. Diverse capitali avrebbero espresso riserve sull’intervento fiscale, chiedendo invece maggiore flessibilità nazionale.
Il tema dei prezzi dell’energia sembra assai probabile possa salire in cima all’agenda del Vertice europeo del 15 e 16 ottobre, nel più ampio confronto dei leader sul futuro della competitività dell’Unione europea.
