Si è tenuta oggi 30 settembre 2026 presso la sala Walter Tobagi della Fnsi, la conferenza nazionale dal titolo “Stragi. Diritto alla Verità”, organizzata dal comitato dei 33 giornalisti siciliani che lo scorso maggio hanno sottoscritto una lettera rivolta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidenza della Commissione nazionale Antimafia per esprimere preoccupazione per la lettura ritenuta riduttiva delle cause che portarono all’uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
“Abbiamo organizzato questo incontro in federazione per dare la possibilità ai 33 firmatari dell’appello al Presidente della Repubblica di spiegare anche a Roma e far uscire dalla Sicilia questa richiesta”. Lo ha detto Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, intervenendo all’incontro dedicato all’appello rivolto al capo dello Stato sulle stragi mafiose.
“Tra gli anni Ottanta e Novanta in Sicilia ci sono state numerose uccisioni e stragi indelebilmente impresse nella memoria collettiva, dall’omicidio del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella alle stragi del 1992. Sono tutti momenti impressi nella nostra memoria”, ha aggiunto.
Secondo Costante, “è stata fatta una verità parziale, perché manca ancora luce e chiarezza sui collegamenti tra la mafia e i colletti bianchi, tra la mafia e la politica”. “In Sicilia i colleghi giornalisti hanno pagato un prezzo altissimo, con nove omicidi di mafia dagli anni Sessanta in poi. È questo il ruolo dei giornalisti: tenere viva la memoria e continuare a chiedere chiarezza sui momenti più bui e oscuri della storia d’Italia”, ha concluso.
“Abbiamo lanciato questo appello al Presidente della Repubblica Mattarella perché riteniamo intollerabile che, a 34 anni di distanza dalle stragi mafiose in cui furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ancora non sia stata fatta piena verità, non solo sugli esecutori materiali, ma soprattutto sui mandanti esterni a Cosa Nostra”. Lo ha detto il giornalista siciliano Franco Nuccio, intervenendo all’incontro dedicato all’appello rivolto al capo dello Stato.
“Pensiamo che quello che sta avvenendo in Commissione parlamentare antimafia, cioè ricondurre in particolare la strage di via D’Amelio all’inchiesta su mafia e appalti, sia estremamente riduttivo”, ha aggiunto. “Peraltro, anche il gip di Caltanissetta ha imposto per due volte alla Procura di continuare le indagini su 43 punti indicati nella sua ordinanza”.
“È necessario tenere accesi i riflettori sulle indagini che riguardano le stragi, perché sia fatta veramente verità e giustizia e perché sia restituita all’Italia una parola di verità sulle stragi mafiose”, ha sottolineato Nuccio. “Pensiamo che tutto questo non riguardi solo i giornalisti e non riguardi solo la magistratura, ma tutto il Paese e tutta la società civile”. “Ci auguriamo che questo appello al capo dello Stato possa avere seguito, soprattutto per quanto riguarda la necessità di non tralasciare alcun elemento di indagine per fare luce sulle stragi mafiose del 1992”, ha concluso Nuccio.