Antonio Tajani è al centro delle critiche dell’opposizione, che chiede la sua convocazione in Aula dopo la sentenza di ieri sul caso di Giulio Regeni. La richiesta è motivata dai commenti attribuiti al ministro degli Esteri e dalla lettura politica che, secondo varie forze parlamentari, sminuirebbero il valore della pronuncia giudiziaria.
Le critiche dei deputati a Tajani
Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, ha definito «grave la posizione di Tajani». Serracchiani ha aggiunto che “proprio mentre arriva un risultato importante dalla giustizia, con la sentenza di ieri, invece di coglierne il valore rischia di frenare, sminuire, di assolvere di fatto l’Egitto e di far fare all’Italia un grave passo indietro nella ricerca della verità e della giustizia per Giulio Regeni.”
«Ora serve l’esatto contrario: un’iniziativa politica e diplomatica forte, che pretenda dal governo egiziano il rispetto della sentenza e che i responsabili paghino per quello che hanno fatto».
La parlamentare ha chiesto un’iniziativa politica e diplomatica che pretenda dall’Egitto il rispetto della sentenza e il pagamento delle responsabilità.
Accuse di minimizzazione e richieste di dimissioni
Nicola Fratoianni di Avs ha commentato in modo più affilato: “Il ministro Tajani ha perso definitivamente il controllo. Non bastava il ‘rispetto del diritto internazionale ma fino ad un certo punto’, non era sufficiente ‘la lunghezza delle gonne delle donne’. Per non parlare del caso Almasri o della tragedia palestinese. Ora anche la perla sulla sentenza Regeni: ‘sono state condannate 3 persone non certo l’Egitto’.”
«Se in altri episodi e in altre gaffe eravamo ben oltre la farsa o l’avanspettacolo di infima categoria, qui siamo all’indecenza pura e semplice».
Fratoianni ha dunque invitato il ministro a fare un passo indietro: “Se ne devono andare al più presto dal governo del Paese”.
Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha affermato che le parole di Tajani “fanno rabbrividire” e “trapelano un certo negazionismo del governo rispetto alle responsabilità degli apparati del Cairo”: secondo Magi, i condannati non erano “tre persone a caso” ma agenti dei servizi segreti egiziani, coperti dal regime, e il processo si è svolto in contumacia. Magi ha ricordato che mentre Tajani era a tavola con il presidente egiziano, “una famiglia qui in Italia piange la morte di un figlio e continua a battersi per la verità” e ha sottolineato il sostegno della sua forza politica alla famiglia di Giulio Regeni.
Peppe Provenzano, responsabile Esteri Pd, ha rimarcato che Tajani «pretende di spiegare la giustizia italiana, ma dimostra di aver capito poco sia della giustizia che della verità». Provenzano ha ringraziato la procura, l’avvocata e la famiglia per il lavoro di ricostruzione e ha aggiunto: “Tajani dovrebbe ricordarsi che è il ministro degli Esteri dell’Italia, non dell’Egitto. E imparare a scegliere con cura le parole… da non dire”.
Nel dibattito parlamentare l’opposizione insiste sul fatto che la sentenza ha condannato tre persone per l’omicidio di Regeni e che tali condanne non escludono responsabilità degli apparati egiziani, secondo gli esponenti citati.
La richiesta formale rivolta al governo è la convocazione di Tajani in aula per chiarire le dichiarazioni e illustrare la posizione ufficiale dell’Italia dopo la sentenza.
