“I numeri sui jammer sono uno spot pubblicitario”. È la posizione del garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, sul nuovo sistema anti-telefonino installato nel carcere di Secondigliano, a Napoli. Secondo il governo, il dispositivo avrebbe impedito oltre 24mila tentativi di accesso alla rete. Ciambriello contesta però quei dati e riferisce che, nel giorno dell’attivazione, le interferenze avrebbero coinvolto anche persone all’esterno dell’istituto. “Quando lo hanno acceso – ha spiegato – sia i poliziotti che stavano dentro sia tutti i cittadini della zona hanno avuto problemi: non erano i detenuti, eravamo noi”. Per il garante, il contrasto all’introduzione e all’uso dei cellulari in carcere deve procedere insieme alla tutela dei diritti dei detenuti. “Accanto alla custodia verifichiamo anche di mettere in campo dei diritti”, ha detto, richiamando in particolare il tema dell’affettività e dei rapporti familiari. Ciambriello ha citato anche il carcere di Airola, nel Beneventano, dove, secondo quanto riferito, i detenuti possono telefonare ogni giorno a casa. “Lì non è stato mai trovato un cellulare”, ha sottolineato. Infine, il garante ha richiamato la situazione europea: in 26 Paesi, ha osservato, ai detenuti è consentito telefonare quotidianamente a numeri fissi o cellulari, per preservare le relazioni familiari e affettive.