Il governo canadese ha preso in considerazione anche lo scenario di un possibile intervento militare degli Stati Uniti contro il Paese. A rivelarlo è stato il premier Mark Carney in un’intervista al New York Times, spiegando di aver valutato quello che considera un rischio estremamente remoto, senza però entrare nei dettagli dei piani predisposti.
Carney: “Sarebbe irresponsabile non considerare questo scenario”
Interpellato sulle minacce di Donald Trump di trasformare il Canada nel 51° Stato americano, Carney ha lasciato intendere che l’ipotesi di un’azione militare statunitense sia stata esaminata dal suo governo. “Credo che ricoprendo certi ruoli, si abbia la responsabilità di prendere in considerazione rischi remoti ed estremi. È gestione del rischio, sarebbe irresponsabile non farlo”, ha dichiarato il premier.
Il ministro della Difesa del Canada: “È un rischio estremo”
Il ministro della Difesa David McGuinty ha confermato che l’analisi di scenari di questo tipo rientra nella normale attività delle forze armate. “Tutti gli eserciti del mondo dedicano tempo all’analisi degli scenari di rischio”, ha spiegato, definendo anche lui l’eventualità di un’azione statunitense un “tail risk”, cioè un evento con probabilità molto bassa ma non pari a zero. McGuinty, come Carney, non ha fornito dettagli sulla pianificazione canadese.
I piani militari vengono aggiornati nel tempo
Secondo l’ex tenente generale Andrew Leslie, che in passato ha guidato la sezione del ministero della Difesa canadese incaricata di elaborare e aggiornare i piani, le forze armate dispongono di numerosi piani di emergenza, alcuni dei quali risalgono a decenni fa. Questi documenti vengono modificati in funzione dei cambiamenti dello scenario internazionale e possono essere riesaminati quando cambia la leadership di un Paese considerato rilevante per gli interessi canadesi.
Leslie ha spiegato che il processo prevede valutazioni sulla probabilità dei diversi scenari, il confronto con altri dipartimenti ed esperti e, successivamente, l’archiviazione dei piani fino a quando nuove circostanze non ne rendano necessario il riesame.
Le minacce di Trump al Canada hanno aumentato l’attenzione
Secondo Leslie, la pianificazione sarebbe stata aggiornata dopo la rielezione di Trump nel 2024 e avrebbe ricevuto particolare attenzione alla luce delle dichiarazioni della sua amministrazione. Tra gli elementi citati ci sono le minacce di gennaio relative alla possibilità di usare la forza per conquistare la Groenlandia, oltre ai riferimenti di Trump al Canada come possibile 51° Stato e alle mappe che rappresentavano il Paese come parte degli Stati Uniti.
Più di un anno fa, Trump aveva escluso un’azione militare contro il Canada, sostenendo invece di voler ricorrere alla pressione economica per spingere il Paese verso l’unione con gli Stati Uniti. Alla luce delle successive dichiarazioni, secondo Leslie sarebbe stato naturale per Carney chiedere una revisione dei piani di difesa.
Gli scenari ipotizzati vanno oltre un’invasione convenzionale del Canada
L’ipotesi di un conflitto convenzionale non è l’unico scenario che può essere preso in considerazione dalle autorità canadesi. Gli esperti ritengono infatti che un’operazione militare di questo tipo sarebbe estremamente complessa, anche per le dimensioni del territorio canadese e le difficoltà legate al suo controllo.
In caso di confronto convenzionale, secondo la ricostruzione della CBC, le forze armate canadesi verrebbero rapidamente sopraffatte e la resistenza potrebbe trasformarsi in una campagna di guerriglia. I piani di emergenza possono però comprendere anche ipotesi differenti, da un’operazione finalizzata a un rapido cambio di regime, sul modello della cattura dell’ex leader venezuelano Nicolás Maduro da parte di forze statunitensi, fino a una campagna aerea limitata come quella condotta sull’Iran.
Negli Usa la minaccia viene percepita diversamente
Le dichiarazioni di Carney hanno suscitato reazioni diverse sulle due sponde del confine. Il tema dell’eventualità di un’azione militare statunitense viene seguito con attenzione in Canada, dove il deputato del New Democratic Party Gord Johns ha affermato che molti cittadini prestano attenzione quando Trump parla del Canada come del 51° Stato o definisce Carney il “governatore del Canada”.
Negli Stati Uniti, invece, secondo la CBC, alcune delle minacce pronunciate da Trump sono state accolte con maggiore perplessità o sono passate più inosservate. Matthew Schmidt, professore associato alla University of New Haven ed ex istruttore dell’US Army War College, ha spiegato di non avere una percezione diretta dell’effetto che le parole del presidente americano producono sui canadesi e, più in generale, sulle persone di altri Paesi.
Il significato politico delle parole di Carney
Schmidt ha comunque considerato prudente e responsabile la scelta di Carney di valutare anche un’ipotesi estremamente improbabile. Al tempo stesso, il docente si è chiesto se il riferimento del premier non avesse anche una funzione politica, rivolgendosi non soltanto ai cittadini canadesi ma anche agli americani e ad altri interlocutori.
Secondo questa lettura, dichiarare pubblicamente di aver preso in considerazione un’eventuale invasione può servire a sottolineare quanto siano cambiate le relazioni tra Canada e Stati Uniti e, allo stesso tempo, a mettere in evidenza la distanza tra la tradizionale relazione tra i due Paesi e le dichiarazioni di Trump.
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