Silvia d’Amico è morta a Roma il 25 settembre 2026, a 85 anni. Produttrice, sceneggiatrice e segretaria di edizione, era nata nella capitale il 2 dicembre 1940. Figlia della sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico e del musicologo Fedele d’Amico, crebbe in un ambiente attraversato da autori, registi, attori.
La sua presenza sul set copriva l’intero arco di lavorazione, dall’idea al montaggio. Curava i dettagli di produzione e, allo stesso tempo, la vita concreta della troupe: preparava spesso i pasti per i collaboratori, un gesto semplice che teneva insieme il gruppo e alleggeriva giornate lunghe.
Dai primi incarichi all’incontro con Giannetti
L’inizio di carriera risale al 1960, quando Carol Levi Guadagni la coinvolse nella nascita della William Morris, la prima agenzia di attori in Italia. Fu un laboratorio di relazioni e contratti che le aprì rapidamente porte e responsabilità.
Da lì, la scelta di lasciare l’agenzia e di lavorare con Alfredo Giannetti segnò una svolta: insieme realizzarono La ragazza in prestito (1964) e Correva l’anno di grazia 1870 (1972), per il quale d’Amico assunse anche la produzione. A quel punto il suo profilo professionale si definì con chiarezza, tra set televisivi e cinema.
La collaborazione proseguì con due titoli cardine della tv pubblica: La famiglia Benvenuti (1968-1970) e Tre donne (1970) con Anna Magnani. La prima serie nasceva da un’idea sua sulla vita di una famiglia moderna; il successo di ascolti consolidò il rapporto con la Rai. Più avanti firmò come soggettista e sceneggiatrice Dedicato a un pretore (1973) e Vita di Antonio Gramsci (1981), quest’ultima scritta insieme alla madre.
Su quel fronte si colloca anche il rapporto con Roberto Rossellini. D’Amico seguì come produttrice l’intera lavorazione de Il Messia (1975). La relazione professionale e personale con il regista durò dal 1974 al 1977 e generò un progetto ulteriore, Lavorare per l’umanità, dedicato all’amicizia giovanile tra Karl Marx e Friedrich Engels: il film rimase incompiuto dopo la morte di Rossellini.
Le case di produzione e i ritratti d’autore
Le società che guidò erano più di un’etichetta. Excelsior richiamava l’hotel frequentato dal produttore Giuseppe Amato, mentre Bendicò prendeva il nome dal cane-icona del Gattopardo. Attraverso queste realtà portò a compimento opere italiane e internazionali: State buoni se potete di Luigi Magni (1983) e Oci ciornie di Nikita Michalkov (1987) figurano tra i titoli più riconoscibili. Per quest’ultimo film Marcello Mastroianni ottenne il premio per l’interpretazione al Festival di Cannes.
Con Parus Film, nel 2001, produsse Il cielo cade, diretto da Antonio e Andrea Frazzi. L’opera fu premiata con il Globo d’oro come miglior opera prima, a conferma di una linea produttiva attenta sia al racconto sia al debutto autoriale.
Una parte consistente del suo lavoro riguardò i documentari biografici dedicati ai protagonisti del cinema. Tra questi, Suso. La signora del cinema italiano, diretto da Luca Zingaretti nel 2007 e dedicato alla madre, e Ritratto di sconosciuto – Marcellus Dominicus Vincentius, realizzato da Roberto Meddi e Gioia Magrini nel 2006 su Marcello Mastroianni.
