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Gianluca Gazzoli: “I politici al BSMT? Tante richieste, ma per me è no”

Il conduttore racconta le differenze tra il modo di comunicare dei nuovi media rispetto a quelli tradizionali, lanciando un invito: "Il primo giornalista che farà un podcast serio vincerà su tutti"

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Gianluca Gazzoli

alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Nel panorama affollato dei media e dei contenuti digitali, la differenza tra fare informazione e saper guidare una conversazione è diventata sottilissima. Gianluca Gazzoli, alla vigilia della sesta stagione di Passa dal BSMT, traccia una linea netta tra il lavoro di scavo del giornalismo classico e l’arte dell’ascolto senza giudizio. A margine della presentazione milanese, il creatore del videopodcast più seguito d’Italia si è concesso ai microfoni di Alanews per riflettere sul ruolo del suo format, sulla scelta deliberata di tenere la politica lontana dal proprio seminterrato e sul valore di dare voce a storie capaci di fare davvero la differenza.

Gazzoli, secondo te qual è il confine tra un’intervista giornalistica e una conversazione da podcast?

“Per quanto riguarda il mio caso specifico direi che sicuramente la conversazione da podcast, a meno che sia un podcast proprio di stampo giornalistico, è più di conduzione e più di intrattenimento. Di sicuro è più accogliente, invece probabilmente il giornalista deve andare a trovare un po’ più il pelo nell’uovo in alcune situazioni. Però fare questa distinzione è molto importante perché sono contenuti diversi. Poi adesso è un mondo in cui tutte le cose sono appena partite, quindi stiamo vivendo un po’ anche il “Medioevo” del mondo dei podcast da questo punto di vista. Però sono format secondo me differenti e che vanno fatti anche da persone differenti. Dipende sempre qual è lo scopo del tipo di intrattenimento”.

Come definisci il tuo ruolo: ti senti un intervistatore, un “facilitatore di storie” o una sorta di giornalista che usa un linguaggio diverso?

“Io non faccio un lavoro giornalistico. Io sono un conduttore che, come dice la parola, conduce. Io sono lì e il mio lavoro è far sembrare semplici delle cose difficili. Quindi cercare di tirar fuori alla persona che ho davanti il meglio, o comunque la propria umanità, delle cose che magari non ha mai detto e parlare anche di argomenti tabù di cui spesso non si discute. Insomma, il mio compito è condurli da un punto A a un punto B tirando fuori qualcosa di valore. Almeno questo è quello che vedo io e che cerco di fare io, poi ognuno può prendere scelte differenti. Dipende dal format”.

Cosa dovremmo imparare noi del giornalismo tradizionale da quello che fai tu? C’è un’abitudine o un cliché del giornalismo classico che ti sei ripromesso di non adottare mai?

“Il primo giornalista che farà un podcast serio, da vero giornalista, vincerà su tutti. Perché è diverso, secondo me, fare un podcast di intrattenimento da farne uno legato al giornalismo. Nel mio caso, io non sono mai lì a giudicare l’ospite che ho davanti. Anzi lo ascolto, lo racconto, dico la mia opinione, ma sempre con rispetto. Però questo permette a me di scoprire cose nuove, di spiegare magari al pubblico anche concetti complessi in modo più semplice, e questo è il tipo di contenuto che di solito a me piace fare. Però io, se fossi un giornalista oggi, posso dirti che secondo me serve ancora uno spazio in cui un giornalista si mette lì e si confronta con l’intervistato da quel punto di vista. Sarà il futuro anche quello, insieme chiaramente anche a quello che succede in televisione”.

Come vivi il confronto con “Pulp Podcast” o realtà simili? Loro hanno avuto leader politici come Giorgia Meloni, il BSMT no. Rientra nei tuoi piani avere ospiti del genere o non sono il tipo di figure che insegui?

“Diciamo che per essere rivali dovremmo fare almeno la stessa cosa, invece facciamo due cose completamente diverse. In questo caso qui, abbiamo avuto nel corso degli anni tante richieste da parte di molti politici di venire al BSMT. Ma proprio perché ho rispetto delle persone che ci guardano, non è questo il contesto in cui un politico secondo me può venire a raccontarsi. Perché sono certo che tirerei fuori il meglio anche da quella persona, e in realtà sono molto curioso di tante dinamiche umane che ruotano attorno a un politico. Però è anche uno strumento particolare che tu dai in mano a un politico per dire delle cose, e noi non siamo mezzo per questo tipo di utilizzo. Preferiamo fare delle altre cose. Quindi, anche a tanti politici molto importanti, in alcuni casi abbiamo sempre detto: ‘No, ma grazie’. Anzi, sono stato anche molto lusingato da queste opportunità però secondo me ci sono altri posti in cui bisogna fare quel tipo di informazione.”

Qual è il salto di qualità che ti sei chiesto di fare per la nuova stagione? C’è una tipo di storia o di linguaggio che fino all’anno scorso non ti sentivi pronto a gestire e che oggi vuoi affrontare?

“L’idea, quest’anno, è proseguire un po’ quello che è iniziato l’anno scorso che è la cosa di cui sono più orgoglioso. Mi riferisco, oltre a ospitare magari grandi nomi e personalità di cui condividiamo i valori o la storia, dare voce anche a tante personalità e storie interessanti che magari sono meno conosciute per dare loro quel tipo di risonanza. Per esempio, è capitato con la storia e i punti di vista del professor Luciano Floridi. Poi abbiamo ospitato anche giornalisti: quando voglio parlare di certe cose magari anche legate alla geopolitica, abbiamo infatti invitato Dario Fabbri. Quest’anno reinviteremo altri ospiti e cercheremo di capire il mondo insieme. Abbiamo invitato una sessuologa bravissima l’anno scorso con una puntata che ha avuto un grandissimo successo, e che ha portato anche a lei una certa visibilità cambiando anche alcune cose della sua vita. E poi aggiungo anche storie di altro tipo: per esempio abbiamo avuto nutrizionisti, abbiamo avuto altri professori, quindi il nostro intento è di riuscire a sfruttare l’eco e la potenza del BSMT per raccontare delle storie positive o imparare cose nuove e farle arrivare agli altri. Questo è il motivo per cui facciamo il nostro mestiere e siamo felici perché tutto questo è sempre gratuito a disposizione di tutti”.

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