Il limite agli alunni stranieri nelle classi italiane avrà come criterio centrale la conoscenza della lingua e riguarderà anche gli studenti con passaporto europeo. Il ministro Valditara lo ha precisato in un’intervista al Corriere della Sera commentando il monito del presidente Mattarella, arrivato all’indomani dell’annuncio delle norme: «Stiamo lavorando agli ultimi dettagli», ha spiegato, anticipando criteri oggettivi per individuare gli studenti interessati.
Il ministro ha definito quello del presidente «un bellissimo discorso»: «Con la consueta saggezza Mattarella si è espresso a favore di una scuola incentrata sul rispetto, in linea con i valori costituzionali, che sappia contrastare le classi ghetto».
I criteri linguistici e le classi interessate: parla Valditara
Il tetto agli stranieri non si applicherà agli studenti che hanno frequentato la scuola dell’infanzia e stanno entrando in prima elementare. Saranno esclusi anche quanti hanno frequentato positivamente alcuni anni di scuola: per Valditara, si può ritenere che abbiano acquisito una certa conoscenza dell’italiano. La distinzione prevista dal provvedimento riguarda dunque la padronanza della lingua, non il possesso di un passaporto europeo, che non comporterà un’esenzione.
Le classi con più del 20% di studenti stranieri neoarrivati che non conoscono l’italiano sono poco meno di mille, soprattutto alle elementari. Per queste, ha spiegato il ministro, sono stati formati e assunti docenti specializzati. Sono invece 34.000 le classi con almeno il 30% di alunni stranieri, ma le nuove disposizioni riguarderanno soltanto quelli che non conoscono adeguatamente la lingua: circa un terzo.
La concentrazione dei migranti non è uniforme sul territorio. Valditara ha indicato un fenomeno in crescita al Nord e a Roma, presente in alcune aree geografiche e in alcuni quartieri delle grandi città, ma meno rilevante nelle regioni del Sud.
I trasferimenti, le deroghe e la fuga degli studenti italiani
Rispetto al limite già previsto da Gelmini e rimasto inapplicato, Valditara ha rivendicato la scelta di una legge vincolante, anziché una circolare, e un preciso modello organizzativo. Gli uffici scolastici territoriali coordineranno gli interventi e potranno trasferire gli studenti in eccesso in un’altra scuola vicina, come già accade per gli italiani in sovrannumero. «Non sarà più possibile l’inerzia», ha sostenuto.
All’obiezione dei presidi sulle scuole vicine spesso già piene, il ministro ha risposto annunciando la possibilità di una deroga quando il trasferimento non sarà praticabile. Per gli alunni che resteranno nello stesso istituto è previsto uno stanziamento di alcuni milioni per assumere docenti e potenziare l’italiano. «Non stiamo facendo annunci, ma costruendo un sistema concepito per funzionare».
Valditara ha espresso preoccupazione per la «fuga dei bianchi», fenomeno mondiale che riguarda anche l’Italia. A suo giudizio, ridurre a percentuali equilibrate gli studenti che non parlano italiano potrebbe favorire il ritorno degli altri alunni. Ha quindi respinto le polemiche della sinistra, evocando il rischio di «scivolare verso l’Alabama degli Anni ’50», con le scuole della segregazione.
Alla domanda sul timore della retorica di Vannacci, il ministro ha replicato: «Noi non facciamo retorica ma fatti concreti». Ha aggiunto che il lavoro su questi temi precede Fn, ricordando che la norma sul potenziamento linguistico per gli stranieri neoarrivati, da lui fortemente voluta, risale allo scorso anno.
L’italiano per i genitori e il divieto di burqa e niqab
Il ministro ha richiamato uno studio dell’Ocse secondo cui le scuole con una concentrazione troppo alta di stranieri che non conoscono la lingua presentano indicatori di benessere scolastico meno favorevoli. L’apprendimento della lingua di scolarizzazione sarebbe uno dei fattori chiave per migliorare questa condizione. Per Valditara, puntare sull’italiano serve all’integrazione, all’inserimento dei giovani nella società e alla conoscenza dei suoi valori.
Quanto all’obbligatorietà dei corsi per i genitori, il ministro ha spiegato che sono allo studio strumenti efficaci. «Se a casa parli arabo, dimentichi quello che hai fatto a scuola», ha affermato. Ha poi citato studi internazionali sull’importanza che i genitori conoscano la lingua e seguano le attività scolastiche dei figli. Secondo quanto gli riferiscono i presidi, ha aggiunto, nelle situazioni difficili molto spesso i genitori non si presentano ai colloqui e si disinteressano.
Sul divieto di burqa e niqab, Valditara ha parlato di «una questione di civiltà», definendo il burqa «il simbolo della mentalità patriarcale violenta che considera la donna una non persona», una concezione che, ha sostenuto, la Lega ha sempre avversato. «I nostri valori dicono che la libertà della donna non è negoziabile».
Alla domanda sul rischio che le ragazze spariscano dalla scuola o vengano rimandate nel Paese d’origine, il ministro ha richiamato il decreto Caivano: chi non le manda a scuola rischia fino a due anni di carcere e i magistrati possono togliere la potestà genitoriale.
