Il tema dei veli integrali, come il burqa e il niqab, è tornato al centro del dibattito politico italiano dopo l’annuncio di Giorgia Meloni di un provvedimento che dovrebbe vietarne l’utilizzo negli istituti scolastici. La presidente del Consiglio, intervenendo davanti ai ragazzi di Gioventù nazionale di Fratelli d’Italia, ha collegato il divieto anche alla questione della presenza degli studenti stranieri nelle classi, annunciando un intervento sul numero massimo di alunni con cittadinanza straniera per classe.
Meloni: a scuola si deve andare a viso scoperto
Per quanto riguarda il provvedimento sui veli integrali, Meloni ha sostenuto che nelle scuole si debba frequentare a viso scoperto e che il tema della parità dei diritti tra uomini e donne non possa essere oggetto di negoziazione. La proposta annunciata riguarda burqa e niqab, cioè forme di abbigliamento che, a differenza del più diffuso hijab, coprono anche il volto. Il governo dovrà ora tradurre l’annuncio in un provvedimento concreto, che per diventare legge dovrà passare dal Parlamento.
Ma al di là del dibattito politico, resta una domanda fondamentale: quante sono realmente le studentesse che indossano il velo integrale nelle scuole italiane? Non esiste un censimento ufficiale delle alunne che portano burqa o niqab. Le stime disponibili possono però essere utilizzate per provare a capire l’ordine di grandezza del fenomeno.
Quasi 932mila studenti hanno cittadinanza straniera
Gli ultimi dati richiamati dal sito Tecnica della Scuola indicano che gli alunni con cittadinanza straniera iscritti nelle scuole italiane sono in 931.323, pari all’11,6% del totale. Oltre 607mila sono nati in Italia, una quota che ha raggiunto il 51,7%, in forte aumento rispetto a undici anni fa. La distribuzione per area di cittadinanza mostra inoltre che il 42,9% degli studenti stranieri proviene dall’Europa, con i cittadini comunitari che rappresentano quasi un quinto del totale. Il 27,8% ha invece un’origine africana, il 20,7% asiatica e l’8,5% americana, con una netta prevalenza dell’America Latina.
Dagli studenti stranieri agli alunni musulmani
Il passaggio successivo della stima riguarda la componente musulmana. Secondo i dati utilizzati nell’analisi, gli studenti di fede musulmana sarebbero circa 350mila. Poco più della metà, secondo la proporzione applicata, sarebbe costituita da ragazze, per un totale indicativo di circa 150mila alunne.
Anche questo numero, però, non coincide con quello delle ragazze che potrebbero effettivamente indossare un velo. La stima considera infatti la tradizione secondo cui il velo viene generalmente adottato dopo la pubertà. Di conseguenza, vengono escluse dal calcolo le bambine più piccole, comprese indicativamente quelle che frequentano la scuola primaria e le prime classi della secondaria di primo grado.
Il velo integrale è una pratica molto più rara
Applicando questa ulteriore riduzione, il calcolo porta a circa 60mila le studentesse musulmane che potrebbero trovarsi nella fascia d’età considerata. Ma anche in questo caso si tratta di un bacino molto più ampio rispetto a quello delle ragazze che indossano burqa o niqab.
Il velo che lascia scoperto il volto, come l’hijab, è infatti molto diverso dal velo integrale, che copre anche il viso. Le fonti disponibili a livello europeo concordano sul fatto che quest’ultima pratica riguardi una percentuale molto ridotta della popolazione musulmana. Il Consiglio d’Europa, per esempio, ha sottolineato l’assenza di dati statistici completi e ha descritto il fenomeno come numericamente marginale; altre analisi lo collocano ben al di sotto dell’1% della popolazione musulmana nei Paesi occidentali.
È sulla base di questa proporzione che la stima di Tecnica della Scuola arriva a individuare circa 500-600 studentesse straniere che potrebbero indossare il velo integrale nelle scuole italiane. Non si tratta quindi di un numero rilevato attraverso un censimento, ma di una proiezione ottenuta combinando i dati sulla popolazione scolastica, il genere, l’età e la diffusione stimata del velo integrale.
Una studentessa con velo integrale ogni centinaia di classi
Per comprendere meglio le dimensioni della stima, l’analisi prende in considerazione anche il numero complessivo delle classi italiane, indicato in circa 320mila. Applicando nuovamente il criterio che esclude le classi frequentate dagli studenti troppo giovani, resterebbero meno di 130mila classi potenzialmente interessate.
Rapportando a questo insieme le 500-600 alunne stimate con il velo integrale, si arriverebbe a circa una studentessa ogni 240 classi tra quelle considerate nel calcolo. Se invece il confronto viene effettuato sull’intero universo delle circa 320mila classi italiane, il rapporto scende ulteriormente: circa una studentessa con velo integrale ogni 660 classi.
Il dato va però letto per quello che è: una stima statistica. Non esiste infatti un archivio nazionale che registri quante studentesse indossino effettivamente burqa o niqab e non è quindi possibile stabilire con certezza quante siano oggi nelle scuole italiane.
Perché il velo non significa necessariamente burqa o niqab
Un altro elemento importante riguarda la distinzione tra le diverse forme di velo. L’hijab copre i capelli ma lascia completamente scoperto il volto, mentre il niqab copre il volto lasciando generalmente visibili gli occhi e il burqa copre integralmente corpo e viso, con una griglia all’altezza degli occhi.
La diffusione dell’hijab è quindi un fenomeno molto diverso da quella del velo integrale. Anche le analisi internazionali disponibili evidenziano come burqa e niqab siano indossati da una minoranza estremamente ridotta delle donne musulmane nei Paesi occidentali.
Il dibattito sulle origini della pratica
Nel testo da cui parte questa analisi, l’utilizzo del velo viene ricondotto soprattutto a tradizioni sociali e culturali sviluppatesi in specifiche aree del mondo musulmano, con particolare riferimento a Pakistan e Afghanistan, più che a un obbligo religioso universale. È però un tema sul quale esistono interpretazioni differenti all’interno dello stesso mondo islamico e che non può essere ricondotto a un’unica spiegazione.
La pratica del velo, inoltre, assume forme molto diverse a seconda dei Paesi, delle comunità e delle singole persone. Il velo integrale rimane comunque una scelta estremamente minoritaria nel mondo occidentale, come mostrano le stime disponibili in diversi Paesi europei.
La proposta del governo e le reazioni
L’annuncio di Meloni è arrivato insieme alla proposta di introdurre un limite al numero di studenti stranieri presenti nella stessa classe. La premier ha collegato entrambe le misure alla necessità di favorire l’integrazione scolastica e ha sostenuto che negli istituti si debba garantire la possibilità di frequentare a viso scoperto.
Le reazioni politiche e sindacali non sono però mancate. Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil, ha accusato il governo di rischiare di oltrepassare i limiti fissati dalla Costituzione nel tentativo di inseguire il consenso elettorale. Richiamando gli articoli 3 e 34 della Carta, dedicati rispettivamente all’uguaglianza e al diritto all’istruzione, ha sostenuto che inclusione e diritto allo studio debbano essere garantiti attraverso risorse, organici adeguati e classi sostenibili.
Le critiche di Avs al divieto di burqa e niqab
Anche Elisabetta Piccolotti, deputata di Avs in Commissione Cultura, ha contestato l’impostazione del governo. Sul limite del 30% per gli studenti stranieri ha ricordato che una soglia analoga è già prevista da una circolare emanata quando Maria Stella Gelmini era ministra dell’Istruzione.
Piccolotti ha inoltre annunciato che a novembre sarà discussa alla Camera una sua proposta di legge per portare a 20 il numero massimo di alunni per classe. La deputata ha collegato il tema del burqa a un recente episodio di violenza a sfondo religioso avvenuto in una scuola e ha posto una domanda politica alternativa: se non sarebbe più utile concentrarsi sulla libertà e sull’inclusione anziché sui divieti.
Quante sono, dunque, le alunne con burqa o niqab?
La risposta più corretta è che non esiste oggi un numero ufficiale. La stima di 500-600 studentesse deriva da una serie di passaggi statistici e deve quindi essere considerata indicativa, non come un dato censuario. Il quadro che emerge dalle fonti disponibili è comunque quello di un fenomeno numericamente molto limitato. Le stime europee sulla diffusione del velo integrale mostrano infatti percentuali estremamente basse rispetto alla popolazione musulmana complessiva.
Per approfondire: Burqa a scuola, il centrodestra vuole vietarlo: le ipotesi per modificare la legge Reale
