Mario Adinolfi non è più agli arresti domiciliari. Il giornalista ed ex parlamentare è stato portato questa mattina nel carcere romano di Regina Coeli dalla Guardia di Finanza, dopo che il giudice ha disposto l’aggravamento della misura cautelare. A pesare sarebbero state le ripetute comunicazioni online pubblicate durante il periodo trascorso ai domiciliari.
Adinolfi si trovava nella sua abitazione di Roma dall’8 luglio, quando era stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta “scommessa collettiva”. Le accuse contestate comprendono truffa aggravata e continuata, abusiva raccolta del risparmio ed evasione fiscale. L’indagine riguarda un sistema di raccolta di denaro da privati ai quali sarebbero stati prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive.
I 49 articoli e i 23 post
Dopo l’arresto, ad Adinolfi era stato imposto di non utilizzare dispositivi telefonici, informatici o telematici, fatta eccezione per i contatti con il proprio difensore. Una prescrizione che, secondo quanto ricostruito dal giudice, sarebbe stata violata ripetutamente.
Durante i domiciliari sul suo blog sono infatti comparsi 49 articoli firmati da Adinolfi, ai quali si aggiungono 23 post pubblicati sul suo profilo Facebook. In totale 72 contenuti diffusi online, con una frequenza definita nel provvedimento di “cadenza quotidiana”.
Per il gip Giulia Arcieri, queste pubblicazioni rappresentano una violazione delle prescrizioni previste dall’ordinanza che gli aveva consentito di restare nella propria abitazione. Da qui la decisione di rendere più severa la misura cautelare.
L’inchiesta sulla “scommessa collettiva”
L’indagine che aveva portato Adinolfi ai domiciliari riguarda un circuito attraverso il quale, secondo gli investigatori, sarebbero stati raccolti oltre 4,7 milioni di euro. La Procura contesta inoltre una presunta evasione fiscale di circa 400mila euro. Adinolfi ha sempre sostenuto la propria innocenza.
A poco più di due mesi dall’arresto, dunque, la sua posizione cautelare cambia: dai domiciliari con braccialetto elettronico al carcere di Regina Coeli.
