Dopo l’operazione “La mia famiglia è al sicuro” che ha visto perquisizioni nelle sedi e nelle abitazioni di numerosi attivisti LGBT+ e interventi contro i loro siti web e account social nella notte tra il 12 e il 13 settembre, la società civile turca ha lanciato un appello internazionale alla mobilitazione. Nel pomeriggio di venerdì 18 settembre, l’associazione Certi Diritti ha organizzato un presidio in via Canova, a pochi passi dal consolato turco di Milano, aderendo all’iniziativa insieme ad altre 52 città nel mondo.
“Come Certi Diritti abbiamo presentato delle mozioni a tutti i consiglieri regionali e comunali, ma chiediamo al governo italiano e all’Unione Europea di seguire questi casi, sollevare la questione durante le interlocuzioni bilaterali, mandare le rappresentanze italiane ed europee ad assistere ai processi e chiedere la libertà degli attivisti arrestati”, ha spiegato Yuri Guaiana di Certi Diritti. E ha aggiunto: “Non possiamo ignorare quello che avviene in Turchia perché innanzitutto la difesa dei diritti umani non conosce frontiere, ma anche perché è un paese con cui l’Italia ha rapporti stretti e fa parte della Nato. Salvini dice: “Aiutiamoli a casa loro”. Bene, questa è l’opportunità, facciamolo”.
Alla mobilitazione hanno partecipato anche rappresentanti di +Europa, Pd, Partito Liberaldemocratico, Spazio Pubblico, Rainbow Rose, Arcygay e del movimento ‘Donna Vita, Libertà’ per esprimere solidarietà alle organizzazioni turche LGBT+ colpite dalla repressione.
Michele Albiani, consigliere comunale del Pd, ha affermato: “Abbiamo depositato una mozione in cui chiediamo che il Comune di Milano si sponga con il governo Meloni e con il ministro Tajani affinché si adoperino per liberare i prigionieri di Erdogan. Chiediamo sicurezza per gli attivisti e le artiste, ma soprattutto la libertà di potersi aggregare, fare cultura e vivere la propria vita”. Tommaso Greco di Spazio Pubblico ha sottolineato: “Se limiti le libertà per qualcuno le stai limitando per tutti ed è inaccettabile. I diritti di tutti non devono essere compressi, ma ampliati”.
I partecipanti hanno infine espresso preoccupazione, evidenziando come quanto accaduto in Turchia non sia un fenomeno lontano, bensì un allarme per tutta l’Europa: “Vediamo un periodo buio avanzare, ma non dobbiamo guardare solo all’estero. Questa retorica sta attecchendo anche in Italia e dobbiamo stare attenti”.