Donald Trump torna all’attacco sul Kennedy Center e lega il futuro della storica istituzione culturale di Washington alla battaglia per ottenere un riconoscimento con il proprio nome. Parlando in North Carolina, il presidente americano ha descritto il centro come “un disastro”, sostenendo che senza l’intervento della sua amministrazione rischierebbe prima la chiusura e poi addirittura la demolizione.
“Credo che l’amministrazione Trump meriti un riconoscimento per essersi fatta carico della questione e per aver deciso di sostenerla a lungo termine”, ha affermato il presidente, rivendicando la disponibilità a intervenire economicamente e a raccogliere i fondi necessari per garantire il futuro del centro.
Trump: “Il Kennedy Center è stato trascurato per 25 anni”
Secondo Trump, il problema non riguarderebbe soltanto i conti dell’istituzione, ma anche le condizioni dell’edificio. Il presidente ha parlato di una struttura trascurata per decenni, citando pezzi d’acciaio che cadrebbero e intonaco che si staccherebbe dai soffitti.
“È stato trascurato per 25 anni”, ha dichiarato Trump. “Vorrei poterlo salvare, ma serviranno ingenti sovvenzioni in futuro. E credo che l’amministrazione Trump meriti di essere riconosciuta per la volontà di intraprendere questo percorso”.
Il presidente ha insistito anche sulla situazione finanziaria del centro, sostenendo che per anni avrebbe registrato perdite per decine, se non centinaia, di milioni di dollari. Si tratta di cifre indicate dallo stesso Trump: secondo documenti interni citati dalla stampa statunitense, per l’anno fiscale sarebbe invece previsto un deficit nell’ordine di circa 23 milioni di dollari.
I lavori da 257 milioni di dollari
Le condizioni del complesso sono finite anche al centro delle valutazioni del consiglio di amministrazione. Il Kennedy Center ha chiuso il suo edificio principale dopo che il board ha votato uno stop che potrebbe durare fino a due anni, ritenuto necessario dai vertici per realizzare lavori di ristrutturazione da circa 257 milioni di dollari.
Tra i problemi segnalati figurano infiltrazioni, corrosione di alcuni elementi strutturali e il distacco di una porzione del soffitto della Grand Foyer. La chiusura, però, è entrata rapidamente anche nel contenzioso giudiziario che da mesi circonda l’istituzione.
La battaglia sul nome di Trump
A rendere il caso ancora più delicato è proprio la richiesta del presidente di vedere riconosciuto il ruolo della sua amministrazione nella ristrutturazione. Un giudice federale ha bloccato il tentativo del board di aggiungere sulla facciata la scritta “Restored and Renovated by President Donald J. Trump”, stabilendo che una modifica di questo tipo richiede l’intervento del Congresso.
Trump ha quindi legato la questione del nome direttamente ai lavori: la ristrutturazione non dovrebbe partire fino a quando la Corte d’Appello del Distretto di Columbia non si sarà pronunciata sul contenzioso. In caso di un’ulteriore decisione sfavorevole, il presidente ha prospettato anche il ricorso alla Corte Suprema.
Nel frattempo lo scontro si è spostato nuovamente in tribunale. La deputata democratica Joyce Beatty, componente del board e protagonista dell’azione legale contro le modifiche volute da Trump, ha contestato la chiusura dell’edificio. Il giudice federale Christopher Cooper ha chiesto all’amministrazione di chiarire se la decisione rispetti i precedenti ordini del tribunale.
Il Kennedy Center, inaugurato nel 1971 e dedicato alla memoria di John Fitzgerald Kennedy, si trova così al centro di una partita che intreccia le condizioni dell’edificio, i conti dell’istituzione, una ristrutturazione milionaria e lo scontro sul nome che dovrà comparire sulla sua facciata.
