“Se entro 72 ore fosse stato collegato al Berlin Heart, il cuore artificiale extracorporeo, Domenico sarebbe stato ritrapiantabile e avrebbe avuto una percentuale di riuscita di oltre il 70%. Ma questa ipotesi non è stata valutata”. A dichiararlo è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia di Domenico Caliendo, commentando gli esiti della maxi perizia di 553 pagine depositata nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del bambino.
Secondo quanto evidenziato dal legale alla luce delle conclusioni peritali, l’impiego tempestivo del dispositivo di assistenza meccanica ventricolare avrebbe garantito al piccolo una concreta possibilità di sopravvivenza in attesa di un organo compatibile: “Non risultano effettuati gli esami specifici per stabilire che a Domenico non potesse essere applicato il Berlin Heart”. Sulla base dei riscontri tecnici, Petruzzi chiede dunque una modifica del capo d’imputazione da parte degli inquirenti: “Chiedo formalmente che la Procura valuti l’ipotesi di contestare l’omicidio volontario al posto dell’omicidio colposo. Fino al 23 dicembre c’era la colpa, dopo c’è stato il dolo”.