Il rifiuto della consulenza psichiatrica affidata al prof. Roberto Catanesi è stato formalizzato da Andrea Sempio, nell’ambito delle verifiche sull’omicidio di Chiara Poggi del cosiddetto caso Garlasco. La decisione, spiegata dalla legale Angela Taccia, si fonda sulla contestazione dell’assunto secondo cui il vissuto personale o sanitario dell’assistito implicherebbe alterazioni delle funzioni psicofisiche, cognitive o volitive. In breve: niente scorciatoie tecniche, si punta al confronto in aula.
La difesa, infatti, respinge l’idea di un accertamento peritale come scorciatoia processuale e rivendica che le prove si formano nel contraddittorio. Inoltre, l’impostazione annunciata mira a spostare il baricentro sul dibattimento: non una perizia calata dall’alto, ma atti e testimonianze valutati in sede pubblica, con responsabilità chiare e verificabili.
Andrea Sempio Garlasco perizia: la scelta e la linea in aula
La linea difensiva è stata definita come una scelta di coerenza: misurarsi nel merito, evitare qualsiasi richiesta di riconoscimento di infermità o semi-infermità. La legale Angela Taccia, affiancata dall’avvocato Liborio Cataliotti, ha spiegato che un’etichetta clinica «sarebbe, dal punto di vista processuale, un trucco per ottenere uno sconto di pena». Un approdo che non interessa all’imputato né al collegio.
Di conseguenza, l’obiettivo dichiarato è far emergere estraneità o responsabilità di Sempio attraverso gli atti, senza imboccare percorsi che — a loro giudizio — deformerebbero il tracciato processuale. A questo punto la difesa separa nettamente due piani: il momento in cui l’assistito ha voluto raccontare pubblicamente la propria versione e la fase attuale, in cui prevale la scelta di esercitare la facoltà di non rispondere.
La distinzione non è secondaria: allora l’intento era informare chi seguiva la vicenda; oggi la priorità è processuale. Da qui il rifiuto della visita peritale e la concentrazione sulle udienze, qualora si arrivi al dibattimento.
Verso il dibattimento: tempi e prossime mosse
Quanto alla tempistica, Taccia ha definito «molto probabile» un rinvio a giudizio. Dopo «19 anni», ha aggiunto, l’obiettivo è affrontare un processo che metta un punto fermo sulla vicenda, senza affidarsi a strumenti considerati estranei alla loro linea difensiva.
Nel frattempo, è stato ricordato che Sempio si è avvalso più volte della facoltà di non rispondere. Per la difesa, questa scelta consente un percorso ordinato: prima la chiusura delle indagini, poi l’eventuale confronto in aula, con le garanzie proprie del dibattimento.
Le indagini dovranno essere formalmente chiuse entro il 28 settembre. Da quel passaggio dipenderanno i passi successivi: l’eventuale richiesta della procura di rinvio a giudizio e, in caso di accoglimento, il calendario delle udienze. In altri termini, i prossimi atti saranno scanditi da scadenze già fissate, mentre la strategia della difesa resta centrata sull’esame pubblico delle prove davanti al giudice.
