La Casa Bianca non ha bloccato l’iniziativa guidata dal Regno Unito per nuove sanzioni legate agli insediamenti in Cisgiordania. La decisione, ricostruita da Axios sulla base di funzionari statunitensi e diplomatici occidentali, riguarda misure contro individui e società e un divieto di importare merci prodotte negli insediamenti. È un segnale di allineamento con un’azione coordinata fra alleati, senza un protagonismo diretto di Washington.
Cosa prevedono le misure britanniche dopo Israele chiude consolato britannico a Gerusalemme
Le misure annunciate da Londra colpiscono persone e imprese coinvolte nella costruzione e nella gestione degli insediamenti e introducono restrizioni al commercio dei prodotti originari degli insediamenti. In concreto, si tratta di sanzioni mirate a soggetti specifici e di un blocco all’import di merci provenienti da tali aree. L’innesco politico è arrivato con la scelta israeliana di aprire un nuovo insediamento nell’area E1, un settore della Cisgiordania ritenuto strategico perché rischia di spezzare la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese. Da qui il rilancio del dibattito sulle sanzioni ai coloni israeliani come strumento di pressione politica ed economica.
Reazioni internazionali e risposta israeliana
Accanto al Regno Unito si sono mossi Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia, che hanno annunciato l’intenzione di varare restrizioni nazionali o di sostenere limiti europei al commercio con gli insediamenti. A Washington la scelta è stata letta anche come un segnale di frustrazione verso la linea del governo israeliano, acuita dall’annuncio sull’espansione in E1. L’effetto, per ora, è una pressione multilivello che passa dalle capitali più attive sul dossier.
In risposta, il governo israeliano ha ordinato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme Est, competente per i rapporti con l’Autorità Palestinese, ed ha espulso diplomatici e ufficiali militari britannici assegnati a una task force per Gaza guidata dagli Stati Uniti. Di conseguenza, le relazioni tra Gerusalemme e Londra si sono irrigidite con nettezza dopo l’annuncio delle restrizioni.
Storicamente, amministrazioni statunitensi repubblicane e democratiche si erano opposte all’edificazione nell’area E1. La ricostruzione di Axios indica però che la Casa Bianca ha scelto di non porre il proprio veto all’iniziativa multilaterale, spostando il baricentro della pressione diplomatica su strumenti nazionali e coordinati tra alleati.
