Sono stati scoperti oltre 300 annunci pubblicitari contenenti materiale legato allo sfruttamento sessuale dei minori, pubblicati nel corso del 2026 su Facebook e Instagram, superando i sistemi di controllo di Meta. A sostenerlo è una nuova inchiesta del Tech Transparency Project (TTP), organizzazione che monitora il funzionamento e le politiche delle grandi piattaforme tecnologiche.
Il problema, secondo i ricercatori, non riguarderebbe soltanto immagini create interamente con l’intelligenza artificiale. In diversi casi sarebbero state utilizzate fotografie di bambini reali prese da Internet e successivamente manipolate, per poi essere inserite in annunci a pagamento destinati a promuovere applicazioni inerenti all’intelligenza artificiale.
Meta e gli annunci con abusi su minori: cosa ha scoperto TTP
Nel complesso, l’organizzazione ha affermato di aver individuato 332 annunci che avevano superato il processo di revisione previsto da Meta prima della pubblicazione.
Si tratta, per l’appunto, di fotografie di minori modificate attraverso sistemi di AI in contenuti sessualmente espliciti. Tra le immagini individuate dai ricercatori ce ne sarebbero anche alcune appartenenti a bambini realmente esistenti, recuperate da social network, siti web e archivi fotografici.
Una delle fotografie utilizzate ritraeva addirittura un membro di un minorenne di una reale famiglia europea. TTP ha scelto di non identificare nè lui nè la famiglia per tutela.
La maggior parte di questi annunci erano delle promozioni ad applicazioni capaci di generare immagini o video tramite AI. 298 dei 332 annunci analizzati rimandavano a questo tipo di app e, secondo TTP, 253 erano riconducibili a sviluppatori con sede in Cina.
Molti dei programmi pubblicizzati permettevano anche di utilizzare fotografie reali per creare immagini di nudo o contenuti sessuali artificiali, le cosiddette applicazioni “nudify”.
Gli annunci segnalati che Meta non ha rimosso subito
Uno degli aspetti più rilevanti dell’inchiesta riguarda la risposta alle segnalazioni. TTP sostiene di aver segnalato direttamente a Meta 129 annunci ancora attivi, indicando esplicitamente che potevano riguardare lo sfruttamento sessuale di persone sotto i 18 anni.
Nel 57% dei casi, pari a 73 annunci, la risposta ricevuta sarebbe stata che il contenuto non violava gli standard pubblicitari della piattaforma. In alcuni casi, gli annunci sarebbero quindi rimasti visibili per diversi giorni dopo la segnalazione, accumulando ulteriori visualizzazioni.
Secondo i dati disponibili nella Meta Ad Library, gli annunci analizzati hanno raggiunto complessivamente più di 29mila persone nell’Unione europea e 6.800 nel Regno Unito. I numeri globali potrebbero però essere superiori, perché la libreria pubblicitaria di Meta non rende disponibili gli stessi dati per tutti i Paesi.
Quasi l’80% degli annunci individuati da TTP sarebbe stato pubblicato anche negli Stati Uniti. Altri 84 sarebbero comparsi in India e 120 in Australia.
Meta rimuove gli annunci dopo l’inchiesta
Al primo settembre 2026 Meta aveva già eliminato 183 dei 332 annunci individuati. Il giorno successivo, dopo che TTP aveva condiviso con l’azienda i risultati completi dell’inchiesta, sarebbero stati rimossi anche i 149 annunci rimasti.
Secondo i ricercatori, Meta avrebbe inoltre modificato retroattivamente la classificazione di oltre cento pubblicità già eliminate, ma soltanto dopo la segnalazione di TTP sarebbero state classificate come violazioni delle politiche sulla tutela dei bambini.
Meta ha dichiarato a Wired e a Bloomerg – le testate estere che si sono occupate del caso – di non tollerare “app nudify o qualsiasi forma di sfruttamento dei minori, reale o generato dall’intelligenza artificiale”. L’azienda ha inoltre precisato che la maggior parte degli annunci individuati aveva ottenuto meno di 200 impression e che la spesa pubblicitaria complessiva era inferiore ai 5mila dollari.
Il ruolo delle società pubblicitarie cinesi
L’indagine ha individuato anche come alcuni annunci sarebbero stati acquistati attraverso società cinesi che lavorano direttamente come partner pubblicitari di Meta.
Tra queste figurano GIMC, Meetsocial e BlueFocus; società che permettono alle aziende cinesi di acquistare pubblicità sulle piattaforme del gruppo, nonostante Facebook e Instagram siano bloccati in Cina.
Questo caso mette quindi in discussione non soltanto l’efficacia dei sistemi automatizzati utilizzati per controllare gli annunci, ma anche la capacità della piattaforma di intervenire dopo una segnalazione. Perché il punto sollevato dall’inchiesta è proprio questo: non si trattava di semplici contenuti caricati dagli utenti, ma di pubblicità a pagamento passate attraverso il sistema di revisione di Meta e successivamente mostrate sulle sue piattaforme.
