Il governo britannico ha avviato la preparazione di un pacchetto di sanzioni contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Lo ha indicato alla Camera dei Comuni il ministro degli Esteri Ed Miliband, dando sostanza al “reset” dei rapporti con Israele annunciato dall’esecutivo laburista guidato da Andy Burnham. Non si tratta di un gesto simbolico: l’obiettivo dichiarato è evitare qualsiasi coinvolgimento del Regno Unito nello sviluppo di insediamenti ritenuti illegali dal diritto internazionale.
Nel dettaglio, Londra punta il dito sul progetto E1, promosso dal ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich. Il piano prevede circa 3.400 edifici tra Gerusalemme Est e Ma’ale Adumim e, secondo il governo britannico, comprometterebbe la continuità territoriale tra Ramallah, Gerusalemme Est e Betlemme. Da qui l’avvertimento politico più netto: «Con E1 si è superata una linea rossa», ha affermato Miliband, sostenendo che il progetto «rischia di rendere impossibile» la soluzione a due Stati.
In questo quadro, il ministro ha aggiunto che l’esecutivo «non resterà immobile» e nelle prossime settimane presenterà un pacchetto di misure calibrate sul perimetro degli insediamenti. Il messaggio è chiaro: tenere aperta la prospettiva di uno Stato palestinese significa agire su ciò che, a giudizio di Londra, la mette a rischio.
In parallelo, altri partner occidentali si muoverebbero nella stessa direzione: secondo la Bbc, Canada e Francia si preparerebbero a vietare l’importazione di prodotti provenienti dalle colonie israeliane.
La reazione di Israele e degli Stati Uniti
La presa di posizione britannica ha innescato reazioni immediate a Tel Aviv. Smotrich ha chiesto l’«immediata espulsione dell’ambasciatore inglese da Israele», trasformando il dossier in un nuovo fronte di scontro diplomatico.
Dagli Stati Uniti sono arrivate critiche esplicite. L’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee ha accusato il governo laburista di «antisemitismo» e, intervenendo a Bbc Radio 4, ha definito la linea britannica una forma di «discriminazione» nei confronti dell’esecutivo Netanyahu e degli ebrei in generale. Ha inoltre ipotizzato «gravi impatti» per cittadini britannici con attività e interessi negli Stati Uniti qualora Washington adottasse a sua volta misure di risposta.
Il perimetro tecnico del pacchetto sarà definito nelle prossime settimane: Miliband ha preannunciato che metterà le proposte sul tavolo a breve, con l’obiettivo di salvaguardare la praticabilità della soluzione a due Stati.
