È scontro diplomatico tra Regno Unito e Israele. Londra ha formalizzato la decisione di sanzionare l’interscambio commerciale con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, in una nuova e netta svolta nei rapporti con Tel Aviv da parte del governo laburista guidato dal premier Andy Burnham.
Alla Camera dei Comuni, il ministro degli Esteri Ed Miliband ha accusato il governo israeliano di “chiudere gli occhi” di fronte a quella che ha definito una “pulizia etnica” in corso nei territori palestinesi occupati. Al centro della posizione britannica c’è anche il progetto E1, promosso dal ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, che prevede circa 3.400 edifici tra Gerusalemme Est e Ma’ale Adumim e che, secondo Londra, rischierebbe di compromettere la continuità territoriale della Cisgiordania e la prospettiva della soluzione a due Stati. “Con E1 si è superata una linea rossa”, aveva dichiarato Miliband, sostenendo che il progetto “rischia di rendere impossibile” la creazione di uno Stato palestinese.
Le sanzioni britanniche
Miliband ha annunciato che Londra manterrà la sospensione di oltre 30 licenze per armi destinate alle forze armate israeliane e rifiuterà nuove richieste di licenza per armi ed esportazioni che contribuiscano materialmente all’occupazione. Il ministro ha inoltre annunciato misure contro specifiche aziende e individui coinvolti in attività di costruzione, infrastrutture, finanziamento e gestione immobiliare legate all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania.
Tra le misure previste anche il divieto per le aziende di pubblicizzare immobili in vendita negli insediamenti e nuove sanzioni contro quelli che Londra definisce “coloni estremisti”. Le misure, ha spiegato Miliband, richiederanno dai sei ai nove mesi per essere elaborate ed entrare pienamente in vigore. Il ministro ha inoltre annunciato nuove sanzioni contro il braccio armato di Hezbollah in Libano, oltre alle misure già adottate dal precedente governo laburista nei confronti dell’Iran e dei Pasdaran della Guardia rivoluzionaria islamica.
Miliband: “Terrorismo dei coloni in Cisgiordania”
Nel suo intervento, Miliband ha definito gli insediamenti israeliani “illegali” secondo il diritto internazionale e ha parlato delle devastazioni a Gaza e delle “sofferenze indicibili” patite dalla popolazione palestinese, denunciando anche quello che ha definito il “terrorismo dei coloni” estremisti in Cisgiordania.
Il ministro ha ribadito il sostegno britannico alla soluzione dei due Stati e allo Stato palestinese, condannando allo stesso tempo ogni forma di antisemitismo e ricordando i propri legami familiari con l’ebraismo e le vittime dell’Olocausto. Miliband ha inoltre condannato l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Sul fronte delle responsabilità internazionali, il ministro ha riconosciuto come provati i “crimini di guerra” commessi da Israele, aggiungendo che Londra potrebbe riconoscere anche il reato di “genocidio” qualora fosse accertato dalla giustizia internazionale.
La reazione di Israele
La risposta israeliana non si è fatta attendere. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha riferito di essersi rivolto al premier Benjamin Netanyahu chiedendogli di “chiudere oggi stesso il Consolato britannico a Gerusalemme Est”, accusandolo di operare “apertamente per conto dell’Autorità Palestinese”.
Anche Bezalel Smotrich aveva già chiesto l’“immediata espulsione dell’ambasciatore inglese da Israele”.
Dodici Paesi contro gli insediamenti
Alla posizione britannica si è affiancata una dichiarazione congiunta di 12 Paesi che hanno condannato l’occupazione e annunciato misure contro gli scambi commerciali con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. Tra questi anche Francia e Canada, che secondo quanto riferito si preparano a vietare l’importazione di prodotti provenienti dalle colonie.
La decisione segna un ulteriore irrigidimento dei rapporti tra Israele e diversi governi occidentali e apre un nuovo fronte diplomatico sulla questione degli insediamenti e sulla possibilità di mantenere in vita la soluzione dei due Stati.
