Una mappa dell’America del Nord coperta dai colori della bandiera degli Stati Uniti, con il Messico inglobato simbolicamente nel territorio americano. È bastata l’ultima immagine pubblicata da Donald Trump su Truth Social per provocare una dura risposta della presidente messicana Claudia Sheinbaum, che ha rivendicato l’indipendenza e la sovranità del Paese.
“Nel mese della patria riaffermiamo che il Messico non è né sarà colonia o protettorato di alcun Paese straniero. Siamo orgogliosamente un Paese libero, indipendente e sovrano”, ha scritto Sheinbaum sui social.
La risposta arriva in un momento particolarmente simbolico per il Messico: settembre è infatti il “mes patrio”, il mese in cui il Paese celebra la propria indipendenza dalla Spagna, culminando nelle celebrazioni del 15 e 16 settembre.
La mappa pubblicata da Trump
L’immagine rilanciata dal presidente americano non riguarda soltanto il Messico. Nella rappresentazione, ampie porzioni del continente e dei territori circostanti appaiono ricoperte dalla bandiera a stelle e strisce. Secondo i media internazionali, tra le aree coinvolte figurano Canada, Messico, Groenlandia, Cuba e parti dell’America centrale e dei Caraibi.
Trump non ha accompagnato l’immagine con l’annuncio di alcuna iniziativa territoriale concreta. Il valore del post è quindi soprattutto politico e simbolico, ma si inserisce in una serie di provocazioni geografiche e proposte di ridenominazione che hanno caratterizzato il suo ritorno alla Casa Bianca.
Sheinbaum ha scelto di non ignorare il messaggio e ha trasformato la risposta in una dichiarazione di principio sulla sovranità nazionale.
Dal Golfo del Messico a “New America”
Non è la prima volta che Trump interviene provocatoriamente sulla geografia e sui nomi del continente americano. Già all’inizio del suo secondo mandato aveva ordinato alle agenzie federali statunitensi di utilizzare la denominazione “Gulf of America” al posto di Gulf of Mexico.
All’epoca Sheinbaum aveva risposto ironicamente mostrando una carta geografica del XVII secolo sulla quale una parte del continente era indicata come “Mexican America”: “Suona bene”, aveva commentato.
Nelle ultime settimane Trump ha alzato ulteriormente il livello. Ad agosto ha firmato un ordine per utilizzare negli Stati Uniti il nome “Lake America” al posto di Lake Ontario, provocando la reazione delle autorità canadesi. La nuova denominazione è stata recepita negli Usa anche da alcuni servizi cartografici digitali.
Poi è arrivato il New Mexico. Trump ha proposto sui social di ribattezzare lo Stato americano “New America”, pubblicando anche immagini in cui la parola “Mexico” viene cancellata e sostituita da “America”. Il presidente non ha però il potere di modificare unilateralmente il nome di uno Stato federato.
La governatrice democratica del New Mexico, Michelle Lujan Grisham, ha respinto immediatamente l’idea, ricordando che il nome dello Stato “non è in discussione” e precede storicamente la nascita degli stessi Stati Uniti.
I rapporti difficili tra Messico e Stati Uniti
Dietro la battaglia delle mappe c’è però un rapporto bilaterale molto più complesso. Washington e Città del Messico sono legate da rapporti economici profondissimi, ma dall’inizio del secondo mandato di Trump sono tornate al centro del confronto questioni come immigrazione, narcotraffico, sicurezza alla frontiera e commercio.
Sheinbaum ha più volte rivendicato la disponibilità del Messico a collaborare con gli Stati Uniti, ponendo però una condizione precisa: cooperazione sì, subordinazione no. Anche nella risposta all’ultima immagine di Trump, il governo messicano ha ribadito che i rapporti tra i due Paesi devono essere fondati sul rispetto reciproco della sovranità.
Il post del presidente americano, dunque, non modifica confini e non produce conseguenze giuridiche. Ma arriva in un momento in cui mappe, nomi geografici e simboli territoriali sono diventati parte della comunicazione politica di Trump. E questa volta, con il Messico dipinto letteralmente a stelle e strisce, Sheinbaum ha deciso di rispondere senza ironia.
