“Il pericolo per la libertà in Europa è stato già segnalato dalla repressione che c’è stata nei confronti del movimento transnazionale contro il genocidio”. Lo ha dichiarato Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, a margine di “Terra!”, la festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra in corso alla Città dell’Altra Economia di Roma.
Albanese ha ricordato che “parte dell’Europa si è sollevata nei confronti dei rispettivi governi” contro i partenariati e le forniture di armi a Israele, “un paese, uno stato che ha ucciso a oggi, per stessa ammissione dell’esercito israeliano, circa 75mila persone accertate”, segnalando repressioni “in molti paesi, in Germania più di tutti”. Per la relatrice Onu “forse c’è un nesso tra l’ascesa delle destre” e questa repressione della libertà d’espressione sulla Palestina, “un segnale preoccupante” per lo stato delle democrazie.
Interpellata sulla minore attenzione mediatica alla guerra a Gaza, Albanese ha replicato: “Forse voi ne parlate di meno, perché io ne parlo ogni giorno, Amnesty International ne parla ogni giorno, le Nazioni Unite ne parlano”, così come diversi Stati “dalla Spagna all’Iran, al Belgio” che “cercano di fermare gli accordi commerciali con Israele”. Il problema, ha proseguito, “è proprio dell’Europa che rimane ostinatamente il primo partner commerciale della apartheid israeliana”. Albanese ha ricordato che Israele avrebbe ucciso “20mila bambini” e, dal cessate il fuoco del 15 ottobre scorso, “1.300 persone” a Gaza, criticando i governi che “non rispondono non solo alle istanze della propria popolazione, ma agli obblighi costituzionali”.
Alla domanda su una sua possibile candidatura alle elezioni politiche italiane del 2027, Albanese non ha aperto all’ipotesi: “Sono molto impegnata a denunciare il genocidio e ad assicurarmi che venga fermato, ma non per missione personale, perché questo è il mandato che mi hanno conferito le Nazioni Unite”. Ha aggiunto che “i negatori del genocidio sono rimasti veramente tra l’Italia e la Germania”, quest’ultima peraltro “di fronte alla Corte di giustizia internazionale per genocidio”. “L’obbligo di prevenire il genocidio, di fermarlo e di punirlo non è un atto caritatevole, è un obbligo”, ha concluso, richiamando la situazione in Libano e Iran: “Siamo in una situazione molto pericolosa. I politici che non si occupano di Palestina oggi sono politici che evitano di interrogarsi e aiutare la cittadinanza a interrogarsi su tante delle interconnessioni”.