Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Kiev a bordo del treno ‘Peace Express’ per avviare una missione di mediazione volta a porre fine al conflitto, ma i colloqui non hanno registrato sostanziali passi avanti dopo gli incontri dell’altro ieri a Mosca. Witkoff e Kushner hanno ribadito l’impegno a cercare una soluzione diplomatica, mentre il presidente ucraino ha posto al centro le esigenze militari e il sostegno per l’inverno.
I colloqui a Kiev e l’ottimismo del mediatore
Il mediatore americano Steve Witkoff, arrivato insieme a Jared Kushner, ha detto di ritenere che per raggiungere la pace «servirà che sia Mosca sia Kiev facciano dei compromessi e riducano le questioni in sospeso» e di «avere gli ingredienti per arrivare» a un accordo. «È molto difficile, ma siamo impegnati, ci teniamo e speriamo che tutto ciò porti a una soluzione diplomatica pacifica e di successo», ha affermato Witkoff, sottolineando lo sforzo statunitense nella costruzione di un possibile «pacchetto di pace».
Nel corso del terzo round di colloqui a Kiev, tuttavia, la squadra di mediazione non è riuscita a colmare le distanze emerse nelle trattative: da un lato, Mosca conferma la rivendicazione sulle quattro regioni parzialmente controllate; dall’altro, Kiev chiede di congelare la linea del fronte e garanzie per la propria difesa. Volodymyr Zelensky ha evidenziato come questioni così complesse «si risolvano solo a livello di presidenti» e ha ribadito l’urgenza di misure concrete per rafforzare la capacità difensiva ucraina.
Divari sul terreno, reazioni internazionali e prospettive
Le distanze di merito restano marcate: la Russia chiede un’Ucraina neutrale e praticamente demilitarizzata; Kiev chiede garanzie di sicurezza e un esercito forte. Jared Kushner ha auspicato un formato trilaterale Ucraina-Russia-Stati Uniti per i futuri negoziati e ha detto che gli Stati Uniti stanno lavorando a un «pacchetto di pace» che possa facilitare un accordo.
Nel frattempo le tensioni con l’Europa si sono acuite: il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha definito la rappresaglia diplomatica di Berlino per la vicenda dei droni all’aeroporto di Lipsia «l’inizio di una vera guerra». La Germania ha avviato misure difensive descritte come uno «scudo protettivo» contro le minacce russe, mentre la Unione europea e i suoi rappresentanti hanno insistito sulla responsabilità primaria attribuita alla leadership russa. Il commissario alla Difesa Andrius Kubilius ha ribadito che «Putin è la vera causa profonda della guerra che andrebbe rimossa».
A Kiev sono presenti anche consiglieri per la sicurezza di Germania, Regno Unito e Francia per sostenere il presidente ucraino nei negoziati in cui Zelensky continua a chiedere «una pace dignitosa». In Italia il senatore Filippo Sensi (Pd) ha ricordato l’assenza italiana e sollecitato il coinvolgimento del governo. Intanto la diplomazia americana rimane centrale: è previsto che Donald Trump si consulti con i suoi inviati e che chiami il presidente russo e poi quello ucraino per discutere gli sviluppi.
Le trattative restano sospese mentre i raid sul terreno non si fermano; secondo il quadro emerso dai colloqui, la finestra di opportunità per un accordo potrebbe chiudersi quando gli Stati Uniti inizieranno a concentrarsi sulle prossime elezioni di midterm e prima che l’Ucraina affronti il nuovo inverno. La tregua su Kiev concessa da Mosca durerà fino a questo lunedì, per permettere ai due mediatori di tornare a casa in sicurezza.
