Alessandro Di Battista è ricoverato in terapia intensiva all’Avana dopo un intervento chirurgico che, fonti mediche hanno chiarito, è riuscito. L’ex deputato è stato sedato come prassi post-operatoria e resterà in questa condizione almeno per un paio di giorni, hanno riferito i medici. Secondo quanto trapela, alcuni parametri monitorati nelle ultime ore sembrano avere valori nella norma, circostanza accolta con prudente ottimismo nell’entourage.
«Noi aspettiamo l’evolversi degli eventi. Vediamo cosa accadrà al termine del periodo di sedazione», dice una persona vicina al paziente a Il Corriere della Sera, mentre l’associazione Schierarsi ha chiesto discrezione e rispetto della privacy. «Parlare di ciò che accadrà nelle prossime settimane è prematuro», aggiungono persone vicine a Di Battista.
Stato clinico e decorso dopo l’intervento
I riferimenti medici consultati nei contatti con l’Avana confermano che l’operazione è stata considerata riuscita, un elemento centrale vista la gravità della situazione iniziale. L’ex deputato è in terapia intensiva e rimane sedato per favorire il recupero nelle prime fasi post-operatorie: la sedazione è prevista come misura temporanea per stabilizzare i parametri e permettere una valutazione clinica più chiara. Fonti mediche hanno sottolineato che, al momento, alcuni valori di controllo sono rientrati nella norma, senza però esprimere certezze oltre la prudenza necessaria in questa fase. Nei bollettini interni trasferiti all’inner circle si segnala una gestione attenta e graduale delle terapie, con l’obiettivo di seguire passo dopo passo l’evoluzione delle condizioni.
Reazioni dell’entourage e possibili tempistiche del rientro per Di Battista
L’entourage di Di Battista ha fatto quadrato intorno al politico, chiedendo riservatezza e limitando le comunicazioni pubbliche. Amici e fedelissimi, riferiscono le fonti, stanno evitando fughe in avanti e sollecitano cautela: «Nessuna fuga in avanti, però: invitiamo tutti alla cautela. Si tratta di una fase delicata», dicono i più vicini. Secondo i ben informati, potrebbe stare a Cuba altre quattro settimane, fino a 30 giorni dopo l’operazione; si tratta però di una stima prudenziale subordinata all’andamento clinico nelle prossime giornate. Per ora l’atteggiamento resta concentrato sul monitoraggio e sulla tutela della privacy, mentre il prossimo passo sarà la verifica dello stato al termine del periodo di sedazione.
