Un’inchiesta di Channel 4 News, realizzata insieme al collettivo Verbatim, ha diffuso riprese con telecamere nascoste su contatti e offerte verso Reform UK, compresa una proposta dall’estero da 500.000 sterline e tre sondaggi pagati per un totale di 32.500 sterline. Le immagini mostrano Nigel Farage e alcuni collaboratori discutere di ipotesi operative e tempi. Farage ha poi negato qualsiasi illecito, sostenendo che il partito non ha violato la legge e che non è stato incassato denaro losco.
Nel materiale compaiono conversazioni su come eventualmente ricevere e registrare eventuali fondi, passaggi che, se riferiti a donazioni provenienti dall’estero, urterebbero con la normativa che disciplina i finanziamenti ai partiti nel Regno Unito. Da qui le segnalazioni alle autorità e le prime mosse degli avversari politici, che hanno chiesto verifiche formali.
Cosa emerge dalle riprese su Reform UK donazioni estere
Secondo quanto reso pubblico da Channel 4 e Verbatim, le riprese includono scambi in cui si discute la proposta di una somma dall’estero pari a 500.000 sterline, tema sensibile perché le donazioni straniere, se confermate, non sono ammesse ai partiti britannici. Non solo: emergono anche pagamenti per tre sondaggi, citati come strumenti per tastare l’opinione pubblica ma anche, sempre stando all’inchiesta, come possibile esca per attirare ulteriori offerte, per un totale di 32.500 sterline.
Le sequenze fanno riferimento a canali, tempi e modalità di eventuale registrazione dei fondi. In aggiunta, i due gruppi hanno pubblicato una ricostruzione con la tempistica delle offerte e i nomi delle persone coinvolte nelle conversazioni riprese, delineando un quadro più ampio rispetto al solo scambio di messaggi. In questo contesto, la distinzione fra attività politica ordinaria e pratiche vietate diventa il punto di verifica centrale.
Reazioni e verifiche ufficiali
La polizia di Londra ha confermato di aver ricevuto segnalazioni su potenziali violazioni, dopo denunce depositate da altri partiti, incluso il Labour guidato dal neo premier Andy Burnham. Le comunicazioni hanno attivato una prima valutazione, un passaggio che serve a stabilire se aprire fascicoli specifici o richiedere ulteriori elementi agli interessati.
Farage ha replicato che ogni contributo è stato gestito nel rispetto delle regole e ha respinto l’idea di finanziamenti illeciti. In parallelo, l’attenzione resta concentrata sui due snodi indicati dall’inchiesta: l’origine dei fondi ipotizzati e l’uso dei sondaggi. Gli esiti delle verifiche potranno tradursi in accertamenti amministrativi o, qualora emergano profili di reato, in atti di natura giudiziaria. Di conseguenza, i tempi dell’eventuale approfondimento dipenderanno dalle risposte formali richieste alle parti coinvolte.
Contesto politico e fronti già aperti
La vicenda si inserisce in un quadro nel quale Farage è già sotto i riflettori per un’inchiesta parlamentare che riguarda una donazione non dichiarata da 5 milioni di sterline. La sua recente rielezione in una suppletiva nel seggio di Clacton ha alimentato ulteriori polemiche per la scelta di dimettersi e ricandidarsi, fattore che ha acceso il confronto anche dentro e attorno al partito.
Nella rappresentazione più ricorrente nel dibattito, Reform UK viene descritto come forza di destra con posizioni anti-immigrazione e un’impostazione considerata di ispirazione trumpiana. Il congresso di Birmingham si presenta già segnato da accuse su presunte mega donazioni non dichiarate, elemento che si è riflesso sui sondaggi: Reform UK risulta dietro il Labour di Burnham e ingaggia un testa a testa con i Tory guidati da Kemi Badenoch.
Al momento, le verifiche formali della polizia di Londra sono in corso e l’inchiesta parlamentare sulla donazione da 5 milioni resta aperta, mentre i dati su 500.000 e 32.500 sterline indicati da Channel 4 e Verbatim sono diventati il perno delle richieste di chiarimento.
