A vent’anni da Calciopoli, Antonio Giraudo rompe il lungo silenzio e torna a parlare della vicenda che travolse la Juventus e cambiò gli equilibri del calcio italiano. L’ex amministratore delegato bianconero, oggi ottantenne e residente a Londra, ripercorre quegli anni, contesta ancora una volta l’impianto della giustizia sportiva e rivolge uno sguardo anche alla Juventus di oggi e a John Elkann.
In un’intervista a “La Stampa”, Giraudo spiega di aver scelto questo momento per tornare pubblicamente sull’argomento perché, a suo giudizio, “è cambiato il contesto in cui la storia può essere raccontata”. L’ex dirigente richiama in particolare la recente pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione europea sul diritto di chi riceve una sanzione sportiva a poterne contestare la legittimità davanti a un giudice.
Una decisione che, secondo Giraudo, potrebbe aprire una nuova riflessione sul sistema della giustizia sportiva, pur non avendo effetti retroattivi sulla sua vicenda.
Antonio Giraudo: “Calciopoli fu figlia dell’invidia”
L’ex amministratore delegato della Juventus usa parole molto dure per descrivere quanto accaduto nel 2006. “Una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo”, sostiene, indicando tra le conseguenze più pesanti della vicenda l’indebolimento dell’intero movimento calcistico italiano.
Giraudo insiste inoltre su un punto: “Nessun campionato alterato”. E richiama le parole pronunciate all’epoca da Piero Sandulli, presidente della Corte federale, che descrisse il sistema emerso dalle indagini come “un mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classici”.
Per l’ex dirigente, dunque, la portata delle conseguenze sarebbe stata sproporzionata rispetto a quanto emerso successivamente nei diversi procedimenti.
“Con Gianni e Umberto Agnelli non sarebbe successo”
Uno dei passaggi più netti riguarda Gianni e Umberto Agnelli. Alla domanda se Calciopoli sarebbe potuta esplodere allo stesso modo con loro ancora alla guida dell’universo Juventus, Giraudo risponde senza esitazioni: “Non sarebbe successo nulla di quello che è successo”.
Secondo l’ex ad, con gli Agnelli sarebbe prevalso quel “codice di rispetto che vigeva nel capitalismo italiano”. Giraudo ricorda di essere stato seguito, intercettato e spiato privatamente e sostiene che, con Gianni e Umberto ancora presenti, determinate iniziative non sarebbero state neppure immaginate.
Critico anche il giudizio sul comportamento tenuto allora dalla Juventus. “Mi ha sempre lasciato perplesso”, afferma. In particolare contesta la decisione del club di accettare la retrocessione: “Ha accettato la Serie B, senza neanche aver letto le intercettazioni. L’errore di valutazione fu enorme”.
Il rapporto con Elkann e il possibile ritorno allo Stadium
Dopo Calciopoli, Giraudo ha scelto di tenersi lontano anche dallo Juventus Stadium. Racconta di esserci tornato soltanto una volta, accompagnato dal figlio e dal nipote, e di essere stato riconosciuto dai tifosi, tra richieste di fotografie, selfie e cori che lo invitavano a tornare.
Oggi accetterebbe di rimettere piede in tribuna a una condizione: “Solo se mi invita l’Ingegner Elkann”.
Di John Elkann, Giraudo traccia un giudizio positivo, sottolineandone il percorso alla guida di Exor e la capacità di confrontarsi fin da giovane con figure come Cesare Romiti, Gianluigi Gabetti e Sergio Marchionne. E rivela anche un episodio personale: dopo l’assoluzione nel processo sui bilanci, Elkann gli inviò un messaggio per congratularsi perché il fatto non sussisteva. Un gesto che Giraudo sintetizza così: “Perfetto stile Juve”.
