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Vannacci, le lauree valide ma il percorso resta senza dettagli pubblici

Il mistero non è sulla validità formale, ma sugli esami, i crediti e le attività didattiche che hanno portato al conseguimento.

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Vannacci, le lauree valide ma il percorso resta senza dettagli pubblici

Vannacci, le lauree valide ma il percorso resta senza dettagli pubblici Via X | @Maurizio Molinari

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Le tre lauree di Vannacci risultano formalmente valide. Il nodo, però, non è la loro esistenza, ma che cosa documentano con precisione: quali esami sono stati sostenuti, quanti crediti sono stati riconosciuti, quali attività accademiche sono state effettivamente svolte. Fin qui, il quadro pubblico è chiaro solo in parte.

Gli atti disponibili confermano che i percorsi universitari e quelli militari su cui si innestano i titoli esistevano e che, in determinate condizioni, l’ordinamento consentiva il riconoscimento di studi e formazione pregressi. Di fatto, però, il livello individuale rimane in ombra: non risultano consultabili gli specifici piani di studio personali, i verbali d’esame, né gli atti puntuali con cui la formazione maturata in ambito militare sarebbe stata convertita in crediti accademici. Detto questo, la distinzione tra validità del titolo e ricostruibilità del percorso non è un tecnicismo: incide sulla possibilità di comprendere le competenze che quel titolo intende certificare.

Una laurea resta pienamente valida anche quando parte del percorso deriva da riconoscimenti di apprendimenti precedenti. Tuttavia, conoscere il traguardo non equivale a conoscere la strada. È qui che la vicenda si fa concreta: si tratta di stabilire non solo che i titoli esistono, ma che cosa certificano in termini di contenuti, esami, crediti e attività didattiche svolte.

Formazione militare e università: due livelli che si intrecciano

Nel caso Vannacci convivono due piani. Da un lato una formazione militare ampia, scandita da tappe note: Accademia militare di Modena, Scuola di Applicazione, Scuola di Guerra, corso di Stato Maggiore in Romania, attività interforze. Dall’altro tre titoli universitari, per i quali la documentazione pubblica consente soltanto una ricostruzione parziale del rapporto tra insegnamenti frequentati e insegnamenti riconosciuti. A conti fatti, è un intreccio previsto dagli ordinamenti: gli ufficiali venivano formati su discipline eterogenee e una parte delle competenze acquisite in divisa poteva essere tradotta in crediti accademici.

Questa doppia dimensione non è un’anomalia. È piuttosto la conseguenza di un modello nato per evitare duplicazioni, valorizzando ciò che è già stato appreso in contesti formalmente riconosciuti. Allo stesso tempo, è proprio la natura bifronte del percorso a rendere necessario uno sguardo più preciso sul profilo individuale: quali segmenti appartengono all’università e quali alla carriera militare trasformata in crediti.

Il profilo pubblico e la domanda che resta

Il tema si è riaperto quando Vannacci, nel 2024, si è presentato come candidato della Lega alle europee, proponendosi anche attraverso il proprio percorso formativo. Il programma europeo del partito con cui correva includeva il mantenimento del voto all’unanimità in Consiglio, una revisione radicale della politica europea sull’asilo, il sostegno al diritto dell’Ucraina all’autodifesa con contestuale ricerca di una soluzione diplomatica e la contrarietà all’ipotesi di un esercito europeo. Quelle posizioni non sono una prova pro o contro le sue lauree. Più semplicemente, riaprono una domanda legittima: quali conoscenze specifiche sono attribuibili sulla base di documenti verificabili e non soltanto del titolo riportato nel curriculum?

La questione riguarda chi approda dalla carriera militare alla politica e interviene su temi – difesa, sicurezza internazionale, geopolitica, Unione europea – che sovrappongono competenze dichiarate e ambiti d’azione. Non si tratta di stabilire se le opinioni siano “coerenti” con gli studi. Si tratta, più concretamente, di capire quanto sia verificabile ciò che i titoli certificano per la singola persona.

Scienze strategiche: l’architettura del percorso misto

Per la laurea in Scienze Strategiche, l’intreccio tra formazione militare e università è insito nella struttura stessa del corso. Il modello nato dalla collaborazione fra Esercito e atenei prevedeva insegnamenti che spaziano dall’economia al diritto, dalla storia alla scienza politica, dalla matematica all’informatica, con una componente di discipline più strettamente militari. In quel quadro, la normativa permetteva il riconoscimento di studi già compiuti nelle scuole di formazione degli ufficiali.

In pratica, non sorprende che parte del carico didattico sia stata “assorbita” in base alle esperienze pregresse. Ciò che rimane da chiarire, e che non è pubblico, è la mappa individuale: quali moduli furono sostenuti con esame, quali furono equiparati, qual è il totale dei crediti derivati dall’attività militare rispetto a quelli maturati in aula.

Trieste: tesi catalogata, testo non reperibile

Per l’Università di Trieste esiste un punto fermo. Vannacci ha discusso, nell’anno accademico 2003-2004, una tesi intitolata “Ruolo delle forze speciali nelle relazioni internazionali: analisi, evoluzione, considerazioni e opportunità per l’Italia”, con relatrice Maria Paola Pagnini. La presenza della tesi nei cataloghi di ateneo è verificabile. Diverso è il capitolo del testo integrale: il documento non risulta consultabile online, il che limita la possibilità di analizzare metodo, bibliografia, conclusioni e taglio disciplinare.

Fin qui, quindi, si può attestare l’esistenza del lavoro finale e la sua collocazione accademica. Per capire quali esami abbiano costruito l’ossatura del percorso, però, servirebbero i piani di studio e i verbali. E questi non sono disponibili al pubblico.

Bucarest: denominazioni diverse, itinerari plurali

La parte romena è più complessa. Vannacci colloca fra 2000 e 2002 la frequenza all’Accademia di Alti Studi Militari di Bucarest e attribuisce a quell’esperienza una laurea in Scienze Militari. Le norme dell’epoca mostrano però che l’istituzione articolava percorsi differenti, alcuni universitari, altri postuniversitari, con titolazioni e requisiti non omogenei. Ne consegue che il solo dato temporale 2000-2002 non basta per identificare l’itinerario preciso, né consente di elencare gli esami sostenuti o i moduli richiesti per ottenere il titolo.

Qui la documentazione diventa decisiva: senza delibere, piani dettagliati, attestati nominativi e atti di riconoscimento, il racconto rimane per forza di cose incompleto. Non è un giudizio di valore, è un limite informativo oggettivo.

Trasparenza: chiarire non è delegittimare

Chiedere più trasparenza non equivale ad affermare che una laurea costruita anche tramite riconoscimenti sia “meno” di un’altra. L’ordinamento riconosce e disciplina gli apprendimenti pregressi, specie nel caso della formazione degli ufficiali, proprio per evitare duplicazioni e tradurre in titoli competenze acquisite in percorsi formativi strutturati.

Proprio per questo, quando uno stesso curriculum combina tre lauree magistrali, due master e una lunga carriera formativa militare, risulta ragionevole voler conoscere la composizione del mosaico: cosa è stato studiato e valutato in sede accademica e cosa, invece, è stato riconosciuto sulla base dell’esperienza. Lo scopo non è mettere in discussione i titoli, ma distinguere ciò che è documentato da ciò che è semplicemente dichiarato, e comprendere che cosa, in concreto, possiamo attribuire come conoscenza alla persona che li espone nel proprio profilo pubblico.

Detto in altri termini, il punto non è verificare un’adesione ideologica agli studi, bensì verificare la tracciabilità di esami, crediti e attività che hanno portato al titolo. È un requisito che riguarda chiunque presenti titoli accademici per argomentare su dossier complessi, a maggior ragione quando tali dossier coincidono con l’oggetto stesso delle lauree.

Che cosa manca e che cosa c’è

In questo momento la risposta più corretta resta parziale. Le lauree risultano formalmente esistenti. Gli ordinamenti che permettevano agli ufficiali di integrare formazione militare e universitaria erano in vigore e prevedevano riconoscimenti codificati. Mancano però – nella sfera pubblica – i dettagli del percorso individuale: piani di studio, verbali, delibere di equiparazione.

Ecco perché l’area da chiarire non riguarda l’autenticità del titolo, ma la sua lettura sostanziale: un curriculum accademico è anche una promessa di competenza. Quando quella promessa entra nel dibattito su guerra, diplomazia, sicurezza e politica internazionale, è fisiologico – e doveroso per chi fa informazione – chiedere quali studi, quali esami e quali esperienze documentate la sostengano. Al momento, sono pubblici i riferimenti di catalogo della tesi di Trieste e le cornici normative sui riconoscimenti; non sono pubblici i piani individuali e i verbali d’esame.

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